Draghi Pnrr
(Ansa)
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Politica

Il Pnrr bene in tecnologia, male sulla riforma fiscale (che manca)

Cosa va bene e cosa invece si dovrebbe migliorare nel documento da 319 pagine presentato oggi ai ministri

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) dopo settimane di annunci, indiscrezioni e tanta, tanta attesa è ai blocchi di partenza. Il testo del documento si concentra molto bene sul lato tecnologico e sulle infrastrutture, inciampando però sulla riforma fiscale. A questa infatti è stato dedicato poco spazio. Eppure, nelle prime pagine si legge come il Pnrr comprenda un ambizioso progetto di riforme, e tra questi "è prevista infine una riforma fiscale, che affronti anche il tema delle imposte e dei sussidi ambientali". Nel testo però l'aspetto fiscale è trattato in modo sfuggente.

I numeri del Pnrr

Si dice che sarebbe auspicabile raccogliere le varie norme in un unico testo, integrato e coordinato con le disposizioni normative speciali, da far confluire in un unico Codice tributario, "così si realizzerebbero misure volte a favorire la semplificazione del sistema e l'attuazione della certezza del diritto", si legge dal Pnrr. In quest'ottica si inserisce la riforma Irpef, che ha visto la commissione finanze di camera e senato al lavoro per sentire le diverse parti sociali in campo con le loro proposte nei mersi scorsi. Il testo del Pnrr non spiega però come sarà strutturata la riforma limitandosi a dire come questa avrà l'obiettivo (ripetuto dal discorso di insediamento di Draghi) di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo e di ridurre gradualmente il carico fiscale, preservando la progressività. Il tutto è stato condito con la solita lotta all'evasione fiscale e alla valorizzazione dell'assegno unico universale per le famiglie con figli. In merito a questo aspetto il documento si è focalizzato particolarmente spiegano come "l'istituzione dell'assegno unico universale segna un cambio di paradigma nelle politiche per la famiglia e a sostegno della natalità.

Pnrr - il documento

PNRR.pdf

Le risorse destinate alle famiglie con figli a carico - oggi disperse su una pluralità di misure, con criteri e platee anche molto diversificati – saranno gradualmente potenziate e concentrate su un'unica misura nazionale di sostegno, che assegna ai nuclei familiari un beneficio economico omogeneo, secondo criteri di universalità e progressività" continua il Pnrr. In termini di risorse già stanziate, ricorda la bozza, il Governo ha previsto uno stanziamento a favore dell'intervento, non inferiore a 5 miliardi a decorrere dal 2022, con la legge di bilancio per il 2021. E un incremento per "il Fondo assegno universale e servizi alla famiglia", di 1.044 milioni per il 2021 e a 1.244 milioni annui a per l'anno prossimo 2022. E con questo si conclude il capito riforma fiscale. Un altro aspetto non positivo è l'assegnazione delle risorse alla sanità. Anche questa volta il settore è quello che ha ricevuto meno fondi rispetto a tutti. Per il pilastro salute sono infatti stati stanziati 15,63 miliardi. Scelta che conferma come ancora una volta il mondo sanitario sia l'ultimo della fila, nonostante la pandemia abbia evidenziato l'importanza dell'avere un mondo ospedaliero e regionale ben sviluppato e strutturato.

Il Pnrr, che ricordiamo arriverà alle camere settimana prossima e entro fine mese sarà inviato al Parlamento europeo per valutarne la bontà, presenta però notevoli punti di forza. Il primo pilastro che ha il focus sulla digitalizzazione, l'innovazione, competitività e cultura è molto ben strutturato. Per questi interventi sono stati stanziati 43,56 miliardi di euro e coprono diversi obiettivi. Si parte dal digitalizzare della pubblica amministrazione italiana con interventi tecnologici ad ampio spettro (cloud, interoperabilità dei dati, servizi digitali e cyber sicurezza) accompagnati da importanti riforme strutturali, alla giustizia. L'innovazione non riguarderà infatti solo la Pa ma anche la il mondo del diritto. Anche qui sono previsti investimenti tecnologici e nella gestione del carico pregresso di cause civili e penali. Una spinta verso una maggiore digitalizzazione la si darà anche al mondo produttivo con un focus in particolare sulle piccole e medie imprese (Pmi), oltre che al turismo e alla cultura. Ma non solo, perché il Governo ha guardato anche fuori dai confini nazionali ed europei. Una parte dei 43,56 miliardi saranno infatti destinati allo sviluppo di infrastrutture satellitari per il monitoraggio digitale a tutela del territorio e più in generale alla space economy e alle tecnologie emergenti.

Altro pilastro molto ben strutturato e quello dedicato alle infrastrutture e ad una mobilità sostenibile (25,33 miliardi). In questo caso l'area di intervento sono i trasporti con il focus il miglioramento della competitività, della digitalizzazione dei sistemi logistici della mobilità ferroviaria nazionale e regionale. Come centrare gli obiettivi preposti? Attraverso quattro diramazioni. La prima si concentrerà sulla realizzazione di un sistema infrastrutturale moderno, sostenibili e digitale. Il secondo vedrà lo sviluppo di interventi ferroviari diffusi di alta velocità di rete, integrati con il trasporto regionale. In aggiunta ci sarà anche il potenziamento dei servizi di trasporto merci secondo una logica intermodale in relazione al sistema degli aeroporti. La terza area si concentrerà invece sui sistemi di monitoraggio digitali e utilizzabili da remoto. E infine la quarta si lancerà nella sfida della competitività, con un occhio sempre attento all'ambiente, per il sistema aereoportuale.

Gli altri pilastri di sviluppo del Pnrr sono la rivoluzione verde e la transazione ecologica (57,50 miliardi). Gli obiettivi in questo caso si sono concentrati su un'agricoltura sostenibile, sulla transazione energetica e sulla tutela del territorio e della risorsa idrica. Poi abbiamo quello dell'inclusione e coesione (18,87 miliardi) che guarda alle politiche per il lavoro e alle infrastrutture sociali. Penultimo pilastro l'istruzione e la ricerca con 31,62 miliardi. E infine il mondo della salute con 15,63 miliardi e l'obiettivo di sviluppare la telemedicina, e digitalizzare il sistema sanitario. Il tutto porta a 191,5 miliardi di euro. Il nostro Paese ha deciso dunque di sfruttare appieno le risorse messe in campo dall'Ue.

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