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(Ansa)
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Politica

Draghi presenta il Pnrr nel mortorio della Camera

Un discorso senza entusiasmo, senza reazioni favorevoli e nemmeno contrarie. Per quello che dovrebbe essere il piano della svolta e della ripartenza

Impiega un'ora Mario Draghi per presentare alla Camera i dettagli del Pnrr, Piano Nazionale di Rinascita e Resilienza da approvare in fretta e consegnare in Europa prima della fine del mese. Un'ora di discorso in cui ha elencato i punti di partenza e gli obiettivi da raggiungere senza però mai uno scatto, un cenno di energia, insomma un discorso dal tono stranamente sommesso…

«Sbaglieremmo tutti a pensare che il Pnrr pur nella sua storica importanza sia solo un insieme di progetti, di numeri, scadenze, obiettivi. Nell'insieme dei programmi c'è anche e soprattutto il destino del Paese» ha esordito il premier spiegando che il Pnrr (il cui contenuto è stato reso noto due giorni fa) va letto non guardando al mero elenco di cifre ed opere ma «mettendoci dentro le vite degli italiani, le attese di chi ha sofferto la pandemia, l'aspirazione delle famiglie, le giuste rivendicazioni di chi non ha un lavoro o di chi ha dovuto chiudere la propria attività, l'ansia dei territori svantaggiati, la consapevolezza che l'ambiente va tutelato e rispettato». Insomma, una sfida epocale, una possibilità unica in cui «è in gioco l'intera credibilità e reputazione del nostro Paese come protagonista del mondo occidentale. Per questo ritardi e miopie peseranno sulle nostre vite e forse non ci sarà la possibilità di rimediare».

Il testo del discorso

Comunicazioni Draghi.pdf

Ed è questo forse il vero senso politico del discorso di Draghi. Anzi, più del discorso del premier dell'atteggiamento della camera e dei suoi deputati. Pochi, pochissimi gli applausi come se l'aula stesse ascoltando un qualcosa di estraneo, qualcosa di imposto e deciso altrove, con il tacito assenso di tutti. Una politica spenta, silenziosa, mesta comprese le opposizioni che al di là di qualche intervento di facciata non hanno attaccato con durezza.

Poi le cifre: il Piano nel suo complesso è di circa 248 miliardi tra fondi europei ed ulteriori 30,6 mld che il governo ha stanziato per il finanziamento del Piano Nazionale Complementare. Il primo obiettivo è «riparare i danni della Pandemia» che hanno portato non solo a centinaia di migliaia di posti di lavoro persi, e ad una caduta del Pil che ha pochi eguali in Europa ma soprattutto ha fatto crescere in maniera sensibile il numero di persone che nel nostro paese vivono al di sotto della soglia di povertà. Quindi lavoro come parola trainante. E non solo. Lavoro al femminile con grande attenzione alla parità tra uomo e donna e soprattutto forti incentivi per le nuove e future imprenditrici. Dopo il lavoro ecco la seconda parola chiave: digitalizzazione, che non significa solo trasformazione tecnologica dell'apparato amministrativo e burocratico (giustizia compresa) ma anche fibra, 5G, cloud «per dare al 2026 eque opportunità a tutti. Vogliamo che dal 2027 i nostri ragazzi e ragazze possano avere accesso alle migliori esperienze educative ovunque esse siano in Italia».

Poi ambiente, o meglio, transizione ecologica, con i progetti che si prendono la fetta principale degli interi investimenti (ben il 40%) e la conferma che non ci sarà alcun taglio al Superbonus per cui sono previsti in tutto ben 18 miliardi di euro.Infine le riforme, dalla pubblica amministrazione alla giustizia (soprattutto quella civile) con poco di nuovo soprattutto sul Fisco, che resta un tema apparentemente senza soluzione.

Domani si replica al Senato; un passaggio puramente formale. Il Pnrr ormai è fatto ed ha già ottenuto il via libera dell'Europa. Anche questo merito del premier vero garante a livello nazionale ed internazionale con la politica a far da spettatore.

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