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(Ansa)
Politica

Guai e ritardi degli altri paesi Ue con il Pnrr

Si parla tanto dei problemi dell'Italia ma non è che gli altri stiano facendo meglio, anzi

È vero l’Italia sul Pnrr è in ritardo. Ma nel resto dell’Unione Europea non si sta volando. Non siamo i soli e unici a essere alla rincorsa. Venerdì scorso la Commissione Europea ha pagato la terza tranche all’unico Paese nelle condizioni di poterlo già incassare, la Spagna. Ma ci sono Stati dove non è ancora arrivato un euro (nemmeno la prima tranche, solo l’anticipo) e dove non si è aperto ancora un “cantiere”, come la Germania.

Che non siamo gli unici appare chiaro analizzando lo Scoreboarddella Commissione Europea (https://ec.europa.eu/economy_finance/recovery-and-resilience-scoreboard/country_overview.html?lang=en). Da qui appare che Roma ha finora raggiunto il 18% dei target (traguardi quantitativi) e dei milestone (traguardi qualitativi) previsti, esattamente il doppio della media Ue che è al 9%.

In totale ci sono 724 miliardi (tra prestiti e sovvenzioni) per finanziare riforme e investimenti nei Paesi dell’Unione Europea fino al 31 dicembre 2026. Finora sono già stati erogati 150 miliardi, l’Italia ne ha incassati 66,9 e Bruxelles ci ha dato tempo fino a fine aprile per “sistemare” il raggiungimento dei 55 obiettivi previsti e avere quindi la terza tranche di 19 miliardi. La Spagna, unico Paese che corre in Europa, venerdì 31 marzo ha incassato la terza tranche di 6 miliardi euro. L’unico.

Ci sono governi che non hanno ancora iniziato il viaggio, non hanno ancora chiesto neanche la prima tranche e non hanno ancora cominciato ad attuare nulla. Parliamo di Germania, Belgio, Austria, Svezia, Lussemburgo, Irlanda, Finlandia e Danimarca. Berlino finora ha incassato i 2,5 miliardi dell’anticipo e così gli altri Paesi (l’Austria ha richiesto la prima tranche). Poi ci sono gli Stati fermi alla prima tranche incassata: Francia (7,4 miliardi), Lettonia, Romania, Bulgaria, Cipro, Malta e Repubblica Ceca. Come noi, alla seconda tranche, ci sono il Portogallo, la Grecia, la Slovacchia, la Croazia, la Polonia e l’Ungheria.

Il Pnrr italiano è il più corposo 195,5 miliardi (sovvenzioni + prestiti) per 527 target e milestone entro il 2026. Il piano della Spagna è di 69,5 miliardi (e 85 miliardi di prestiti da chiedere). Anche la Francia ha solo i 39,4 miliardi di sovvenzioni. Idem la Germania con 25,6 miliardi. Il Pnrr di Roma è quasi tre volte quello spagnolo, cinque volte quello francese, sette volte e mezzo quello tedesco. Questo significa più tempo per Madrid, Parigi e Berlino, per progettare e spendere i miliardi a disposizione entro il 2026. A parte l’Italia, Francia e Spagna sono insieme alla Polonia i Paesi che hanno i piani più consistenti sia in termini di euro, sia di milestone e target. Sono 416 per la Spagna, 175 per la Francia e 283 per la Polonia (per l’Italia sono 527).

Ad oggi Francia e Spagna sono i Paesi più avanti, con il 22% del programma realizzato. L’Italia è al 18%. Come stanno i Paesi che come il nostro sono alla seconda tranche? Il Portogallo è al 17%, la Grecia è al 13%. La Polonia è ancora a 0. E a zero sono anche i paesi che non hanno ancora cominciato a lavorare agli obiettivi del 2026, come la Germania

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Cristina Colli