intercettazione telefonica
(Ansa)
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Politica

La stretta di Nordio sulle intercettazioni serve contro il fango giudiziario

Per anni, forse decenni, certe procure hanno fatto uscire grazie ad una certa stampa complice pezzi di conversazioni inutili ai fini dell'inchiesta ma perfette per rovinare vite. È ora di dire basta

L’Italia è il Paese dove, spesso, il banale è rivoluzionario. Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio stamattina ha ripetuto il concetto: “"La diffusione arbitraria di intercettazioni non è civiltà né libertà", bensì “una porcheria” e per combatterla "sono pronto a battermi fino alle dimissioni". Al di là del polverone che si è sollevato, sotto sotto sappiamo tutti che l’ex magistrato oggi Guardasigilli ha ragione da vendere: le intercettazioni sono uno strumento utile, che tuttavia in Italia è da anni oggetto di abuso. E una riforma è indispensabile.

Il Ministro, forte della sua esperienza da pm, ha le spalle abbastanza larghe per affrontare l’argomento senza girarci intorno. Ed era prevedibile che le sue parole venissero storpiate dagli avversari. La parte più giustizialista dell’opposizione, con certi giornali in scia, sta raccontando che Nordio vorrebbe abolire le intercettazioni, e alcuni giornalisti suonano l’allarme sulla fine della lotta alla mafia e alla criminalità.

Ovviamente non è ciò che ha detto Nordio. Il Ministro ha semplicemente precisato che le intercettazioni, da strumento per ottenere prove, si trasformano troppo spesso nella prova stessa, divenendo in sostanza una trappola mediatica per “delegittimare” gli indagati o gli avversari politici. Allo stesso tempo, Nordio denuncia l’”intollerabile arbitrio”, spesso elevato a sistema, degli stralci di intercettazioni assolutamente estranee alle indagini, che inspiegabilmente filtrano dagli uffici giudiziari sulle prime pagine dei giornali. E anche questo, nessuno può negarlo: il mistero del fango giudiziario trasportato dalle cancellerie dei tribunali alle redazioni è sempre stato un giallo non chiarito della vita pubblica italiana, fin dai tempi di Tangentopoli.

Per questo Nordio chiede una profonda revisione di questi istituti. E per l’appunto suona come disperata la risposta di chi, nel Pd, giudica “deludenti le frasi del Ministro”. Mentre truffaldina suona la risposta del manettarismo a cinque stelle, che tuona contro non si sa quale “attacco alla legalità”. E’ paradossale che a farsi paladini della legalità siano gli stessi che, su temi delicati come la sicurezza nelle città e l’immigrazione clandestina, portano avanti da anni la linea più lassista. E più in generale, è fallimentare il tentativo di confondere la legalità con il garantismo. Nessuno vuole eliminare le intercettazioni, ma regolarle è d’obbligo. Qualcun altro vorrebbe invece lasciare tutto così com’è: per poter continuare ad attaccare l’avversario politico tramite vie giudiziarie. O semplicemente per vendere qualche copia in più, sbattendo il mostro indagato in prima pagina, salvo poi dimenticarsene in caso di assoluzione.

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