Mimmo Lucano
(Ansa)
Mimmo Lucano
Politica

Lucano condannato. Il «Modello Riace» è associazione a delinquere

13 anni e 2 mesi per il paladino dell'accoglienza accusato di associazione a delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina, truffa e peculato

Quanto accaduto settimana scorsa sul processo legato alla ormai meno che presunta trattativa Stato-Mafia impone a tutti anche oggi, un certo freno nel commentare le sentenze della giustizia prima della parola definitiva della Cassazione. Ma la notizia della condanna a 13 anni e due mesi di carcere per Domenico «Mimmo» Lucano, l'ex sindaco di Riace è di quelle che fanno molto rumore e chiariscono molte cose.

MimmoLucano infatti è stato l'uomo che nel racconto di una certa stampa che ha utilizzato pagine e pagine di giornali ed ore ed ore di trasmissioni tv (spesso anche dello Stato) per incensarlo ha creato il «Modello Riace», il simbolo pratico dell'accoglienza e delle porte aperte ai migranti. Un modello portato da esempio anche da diversi esponenti politici della sinistra; l'attuale ministro della Difesa, Lorenzo Guerini (Pd) nel 2016 a proposito dell'operato di Lucano disse: «Voi in Calabria da questo punto di vista ci insegnate molto. Questa è una terra con grandi difficoltà che però non si gira dall'altra parte». Applausi… Per non parlare delle Sardine, corsa a manifestare accanto a lui dopo i primi guai giudiziari.

Peccato che i giudici del Tribunale di Locri la pensino in maniera diversa; anzi, diversissima. Mimmo Lucano infatti oggi è stato condannato ad una pena così dura (13 anni e due mesi non sono cose da poco con il nostro ordinamento, è roba da criminali di alto livello) per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, truffa peculato, abuso d'ufficio. In più dovrà restituire 500 mila euro, legati ad alcuni fondi europei e governativi presi ed utilizzati a Riace.

I fatti contestati sono quelli noti ormai da anni, dal 2018, giorno dell'arresto di Lucano nell'ambito dell'inchiesta Xenia condotta dalla Guardia di Finanza nelle cui carte il primo cittadino della città calabrese veniva definito come «spregiudicato»; Lucano avrebbe ad esempio favorito matrimoni di comodo tra uomini a lui vicini del paese con delle donne straniere, arrivate in maniera clandestina in Italia, per far avere loro i vari permessi di soggiorno. Non solo. Avrebbe anche consentito a due cooperative senza i requisiti necessari di vincere una gara d'appalto per la raccolta dei rifiuti urbani.

Il suo avvocato difensore, Giuliano Pisapia (sissignori, l'ex sindaco di Milano) ha spiegato che «Lucano vive di stenti, la sua condizione è incompatibile con la commissione di qualsiasi reato. È innocente». Lucano ha invece parlato di «una vicenda inaudita; non ho parole. Non me l'aspettavo».

Da anni qualcuno prova a spiegare che c'è chi con l'immigrazione clandestina fa soldi, specula, ci guadagna. Dire o solo pensare una cosa del genere come minimo significava l'immediata accusa di razzismo.

Oggi, nel giorno in cui per la Giustizia italiana il Modello Riace è Associazione a Delinquere forse qualcuno dovrebbe riflettere e, se fosse un signore, chiedere scusa.

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