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Italia, il paese del «Regime» dove ognuno può dire quello che vuole, anche a Sanremo

La sinistra polemizza su quanto accaduto a Domenica In dimenticandosi come funzioni nei paesi dove davvero la libertà di opinione non esiste o è limitata

Le parole sono importanti, vanno usate e comprese per bene. Regime. La parola viene usata tanto oggi da chi sostiene che la Rai non sia libera e che la televisione pubblica, denominata «TeleMeloni», sia di fatto controllata come accade in un regime.

I fatti. Sul palco di Sanremo, il luogo sacro della tv pubblica di un intero anno, Ghali dopo aver cantato il suo brano dichiara in diretta tv con il 65% di share: «stop al genocidio». Il giorno dopo Dargen D’Amico ha fatto il medesimo endorsement pro Palestina. Immediatamente sono scattati per i due cantanti gli applausi del mondo della sinistra. Il festival finisce. Il palco dell’Ariston però domenica si apre ad una sorta di «ribattino» con la puntata speciale dall’Ariston di Domenica In. Davanti a Mara Venier ancora Dargen D’Amico prova a regalare un altro momento politico, parlando di migranti. A quel punto la conduttrice interviene per riportare il programma nei binari di quello che dovrebbe essere, non solo. Al termine della puntata Mara Venier ha letto un comunicato dell’amministratore Delegato Rai, Roberto Sergio, sul tema Israele-Palestina: «Ogni giorno i nostri telegiornali e i nostri programmi raccontano e continueranno a farlo, la tragedia degli ostaggi nelle mani di Hamas oltre a ricordare la strage dei bambini, donne e uomini del 7 ottobre. La mia solidarietà al popolo di Israele e alla Comunità Ebraica è sentita e convinta». Mara Venier ha concluso: "Sono le parole, che ovviamente condividiamo tutti. Apriti cielo.

«Ottusità censoria» ha commentato il Pd ed i giornali di sinistra hanno subito rilanciato il disegno dell’assalto alla tv pubblica ed al, come dicevamo in origine, al Regime.

Quindi, riassumo, se Ghali e Dargen si dichiarano, durante un festival canoro, pro Gaza facendo politica va bene, anzi, «evviva»; se invece l’ad della tv dichiara la sua posizione, opposta, è uno scandalo. Come sempre la libertà di opinione viene vista dalla sinistra come oggetto sua proprietà: se si dà un’opinione di sinistra bene, se invece l’opinione è contraria allora è un problema (oltre che essere sbagliata), e c’è il regime.

A chi racconta questo forse serve un breve viaggio televisivo in altre parti del mondo. Cominciamo per folklore dalla Corea del Nord dove la conduttrice del notiziario applaude e piange a comando, pena la morte. O in Russia dove chi ha un’opinione diversa da quella del leader o finisce in un carcere in Siberia o misteriosamente perde la vita in circostanze casuali. Potremmo andare avanti con esempi magari meno cruenti ma altrettanto significativi di paesi dove NON esiste la libertà di opinione. Qui invece c’è stato chi, totalmente fuori contesto, ha fatto i suoi bei proclami politici nel momento di massima visibilità della nostra tv di Stato.

Nel pieno del festival il Pd ha manifestato fuori da Viale Mazzini contro «l’occupazione della destra nella Rai». Una protesta flop dato che non ci ha partecipato nessuno, nemmeno il Movimento 5 Stelle che, meglio di chiunque altro, ha spiegato il suo no: «Ma proprio voi del Pd parlate di occupazione della Rai con tutto quello che avete fatto nei decenni precedenti?».

E dal Regime dove ognuno può dire e fare quello che vuole, è tutto. La linea torna alla regia.

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Andrea Soglio