Sul taglio dei Parlamentari c'è anche l'opzione astensione
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Sul taglio dei Parlamentari c'è anche l'opzione astensione
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Sul taglio dei Parlamentari c'è anche l'opzione astensione

Il non voto, specie in una partita duale come quella referendaria, è pur sempre un comportamento politico che segnala disinteresse e sfiducia verso la classe politica. Un campanello d'allarme per questa politica nichilista.

La politica italiana ha mostrato il suo volto peggiore nella riforma costituzionale che prevede la riduzione dei seggi parlamentari e su cui gli italiani dovranno votare nel referendum del 20-21 settembre. Nel taglio del numero di deputati e senatori ci sono decenni di anti politica, assimilati, incanalati e propagandati dal Movimento 5 stelle.

Una battaglia fondata su miseri risparmi, quando i veri sprechi sono altrove e ben più strutturati di quelli parlamentari, e sul giacobino disprezzo per le istituzioni rappresentative. Una riforma che poggia esclusivamente sul revanscismo anti-casta, senza una missione più ampia, che poteva essere, ad esempio, quella di fare dell'Italia una repubblica semi presidenziale oppure federale. Ma con questo scenario politico sarebbe stato inutile sperare in qualcosa di diverso dalla manutenzione demagogica. Non hanno reso un buon servizio alla credibilità delle istituzioni quei partiti, come il Pd, che hanno votato più volte No in Parlamento alla riforma ed oggi si trovano a sostenere il Si per mera convenienza politica e con ben poca convinzione di gran parte della propria dirigenza né quelli, come la Lega ed Italia viva, che dopo aver votato Si in Parlamento oggi si ritirano in una libertà di voto che ammicca al No.

Inoltre, se il Si sconta le debolezze e la vacuità dell'anti-casta, il No si scontra con il rinsaldare il dogma dell'intangibilità della carta costituzionale, a favore di quella cultura che vorrebbe sempre preservare lo status quo istituzionale. È comunque molto probabile che i Si prevalgano al referendum e che la Costituzione cambi nella maniera più inutile possibile. Tuttavia, un indicatore del livello di fiducia degli italiani verso la politica sarà il livello dell'affluenza al referendum. Una bassa partecipazione, inferiore al 50% degli aventi diritto (nelle precedenti riforme costituzionali sottoposte a referendum nel 2001, 2006 e 2016 furono rispettivamente 34%, 52% e 69%), sarebbe un chiaro segnale che tanto la demagogia e quanto lo status-quo non convincono più gli italiani. In questo scenario, in molti potrebbero decidere di astenersi dalle urne (o di fare scheda bianca o di annullare il voto) e in fondo potrebbe non essere una scelta così irragionevole. Il non voto, specie in una partita duale come quella referendaria, è pur sempre un comportamento politico che segnala disinteresse e sfiducia verso la classe politica. Un campanello d'allarme per una politica nichilista, opportunista ed incoerente che per cinica convenienza ha bistrattato un tema importante come dovrebbe essere quello di una modifica costituzionale. Insomma, non sempre l'astensione viene per nuocere.

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