Controllo green pass
(Ansa)
Controllo green pass
Politica

La «stretta» di Natale dimostra che gli italiani hanno fatto i compiti ma la politica no

I casi aumentano e si ricomincia con norme più severe e voci di chiusure a gennaio. Ma non è colpa degli italiani, piuttosto di chi in due anni su scuole a trasporti pubblici ha fatto poco o nulla

Scusate, ma c’è qualcosa che non va. Continuare a dire che l’Italia è Paese modello nel mondo per la gestione della pandemia, quando fuori dalle farmacie italiane ci sono chilometri di persone intirizzite dal freddo che elemosinano un tampone, significa fare un torto alla ragione.

La verità è che gli italiani hanno fatto i compiti, e la politica no. Gli italiani si sono chiusi in casa, si sono vaccinati in massa, si sono rivaccinati per due o tre volte. Invece la politica, dopo quasi due anni di emergenza, ha fallito sui progetti chiave. E come dimostrano le ultime decisioni, stiamo procedendo con rattoppi emergenziali. Giorno per giorno. Col fiato corto. Con la sensazione di arrivare sempre in ritardo. E qui non c’entra l’inafferrabilità del virus con le sue varianti a sorpresa. C’entra il fatto che la macchina burocratica italiana del Covid sembra infischiarsene: semplicemente non funziona, né in tempi di pace né in tempi di guerra.

I tamponi? Il presidente americano Biden annuncia l’acquisto di mezzo miliardo di test gratuiti; da noi il sistema è scoppiato, e i disgraziati in cerca di tampone pagano 15 euro di tasca propria.

Il tracciamento? Un flop. Il Giappone sul monitoraggio ha costruito parte del suo successo. In Italia tutti i bei progetti sono rimasti sulla nuvola del cloud insieme all’app immuni. Col risultato che ad ogni nuova variante continua a sfuggirci la linea del contagio e procediamo a casaccio.

La terza dose? In ritardo agghiacciante. In Israele già a luglio si era partiti con il booster sugli ultra sessantenni, mentre da noi si riaprivano le discoteche estive. Non ci voleva un genio per capire che le terze dosi a rilento, con le seconde che scadono sempre più in fretta, hanno di fatto “azzerato” il green pass. Risultato: siamo nel caos.

Le scuole? Una vergogna nazionale. L’aumento delle aule e l’aerazione meccanica sono rimasti lettera morta. In compenso i nostri studenti continuano ad andare in classe con le finestre aperte, nel tentativo di fermare il virus con un colpo di vento.

I trasporti? Una presa in giro assoluta. Ancora oggi continuano ad arrivare immagini di vagoni di pendolari stipati di gente. Le linee di autobus, treni e metropolitane sembrano rimaste quelle di sempre. Con la differenza che oggi a bordo ti impongono la mascherina Fpp2.

Le nuove terapie intensive? Un dramma. Ce ne sono soltanto 9 mila in più: e abbiamo avuto 22 mesi di tempo per rendere la situazione più accettabile. Abbiamo perso tempo a spargere allarmismo sui contagi, dimenticando che la priorità – fin dall’inizio – doveva essere quella di potenziare i servizi ospedalieri.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che Draghi sia una personalità competente ed autorevole? Certo. Siamo tutti d’accordo sul fatto che sia infinitamente migliore del suo precedessore? Certissimo. Ma le lacune sono sotto gli occhi di tutti. E il primo degli errori, su cui il premier continua a perseverare, è tenersi Speranza al ministero della Salute.

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