Sono sopravvissuto alla prima serata del festival di Sanremo
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Sono sopravvissuto alla prima serata del festival di Sanremo
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Sono sopravvissuto alla prima serata del festival di Sanremo

Il racconto del primo appuntamento 2014 nell'analisi di Arfio Marchini e nelle pagelle di Elisabetta Ranieri

di Arfio Marchini

Con l’abito delle grandi occasioni mi sono seduto dalla parte del torto e ho osservato con bellezza il Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Sono molto felice in primo luogo di non essermi addormentato, complice una dose massiccia di caffè ingerita a poche ore dall’evento e di una forza di volontà senza eguali, fornitami dalla volontà di fare qualcosa di ordinario nella mia vita.

 Ho scoperto così che Fabio Fazio vestito di nero somiglia molto a mia nonna vestita a lutto, che Luciana Littizetto fa ridere a targhe alterne e che se Fabrizio De André avesse saputo di essere omaggiato da Ligabue molto probabilmente avrebbe dato retta al padre e sarebbe divenuto un brillante principe del foro.
 La bellezza di Laetitia Casta mi ha colpito come sempre, anche se sogno un Festival che abbia come ospite Giovanna Mezzogiorno, che unisce beltà ad un cognome che non posso non stimare. La scenografia scarna di fiori mi ha ricordato le case popolari del Quarticciolo e ho appreso con stupore che il prossimo Ministro degli Esteri del Governo Renzi sarà Raffaella Carrà, che tra una danza inquietante (siamo sicuri che abbia 120 anni?) e un salto nel vuoto di circense memoria, ha chiesto a gran voce la liberazione dei due Marò all’India, che ha prontamente risposto con la nomina di Amanda Lear a Ministro della Giustizia.

 Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto sul regolamento della manifestazione canora ricordando con viva e vibrante partecipazione, che da quest’anno il televoto è stato abolito, il vincitore infatti uscirà da un giro di consultazioni e finalmente avremo una canzone di larghe intese, che creerà quel clima di concordia sonora che ci auspichiamo dai tempi di Toto Cotugno

 Alcuni operai, sperando di trovare sul palco Pippo Baudo hanno minacciato di buttarsi nel vuoto. Fazio ha reagito bene. Come di solito reagiva mia zia quando con una pallonata gli rompevo le bomboniere dei parenti. Ha letto una lettera seria e poi ha continuato a far finta di “avere il fisico adatto per fare tutto”.
 Molteplici i tributi a personaggi scomparsi, a ricordarci che il meglio, per noi, per il nostro Paese, per la nostra storia, la nostra cultura, la nostra musica è passato da un pezzo e a nulla valgono gli sforzi della Casta di distruggere Modugno, Alberto Sordi e Monica Vitti e quelli di Fazio di cantare male Jannacci (con tanto di feticcio impermeabile). I defunti sono meglio dei vivi. L’unico momento che mi ha riconciliato con la bellezza è stata l’esibizione di Cat Stevens, che per un momento ho scambiato per Aleandro Baldi. La sua voce ci ha fatto ricordare che in questo Festival si dovrebbe cantare e non sbraitare senza classe.

 In conclusione, prima della pagella delle esibizioni canore, che ho delegato ad una giornalista radiofonica, essendo il carico di lavoro per questa kermesse canora assai periglioso, posso affermare che se il Festival si fosse fermato all’anteprima di PIF (geniale ed essenziale) sarebbe stato molto meglio. Le serata che abbiamo davanti a noi sono molto dure, facciamoci coraggio. Festival ti seguo. Sanremo ti prego. Roma ti amo.
 
 Le pagelle musicali di Elisabetta Ranieri (giornalista radiofonica). 

Pertubazione: 7. Ironici e taglienti. Molto lontani dalla melodica “Agosto” eppure in sintonia con tutto, stile compreso. Eleganti è l’aggettivo giusto per definirli.

Cristiano De Andrè: 5. E siamo generosi perché porta un cognome a cui siamo affezionati. Una domanda su tutte, anzi due: la voce dov’è? Ma mentre il Grande, perché è il caso di dirlo e di scriverlo anche con la “G” maiuscola, padre scriveva i suoi testi, lui non poteva mettersi di fianco per studiare e capire da dove e come nascono dei capolavori?

Frank Hi Nrg: 7. Orecchiabile e intonato. Ci si aspettava qualcosa di più lontano dalla melodia canonica del festival fatta di “cuore, sole e amore”, e infatti non ha sbagliato obiettivo. Che stia avvicinando il suo stile rap a quello di Santo Romolo seguendo la filosofia di Pif? 

Giusy Ferreri: 5. Non si è intuito cosa ha capito dopo tanti anni passati dietro a non si sa chi. Così com’è difficile percepire cosa volesse dire tra le righe e che tipo di lettera volesse scrivere per chiudere un passato dal conto aperto. Quello che è certo è che le note di “Non ti scordar mai di me” sembrano risuonare come un mantra mentre si esibisce sul palco dell’Ariston… chissà se se riuscirà nell’impresa..

Antonella Ruggiero: 4. Stesso stile, stesse note di sempre e stessi acuti di sempre solo che riproposti qualche anno dopo. Anche qua la domanda è: pensava che gli spettatori si fossero dimenticati di lei e del suo stile “mononota” citando i colleghi “Elio e le storie tese”?

Arisa: 6,5. Delicata e raffinata nelle canzoni così come nello stile. Pippa non tradisce Arisa e restituisce al teatro Ariston delle note garbate e gentili che rispecchiano in pieno il suo stile, ma anche quello sanremese. Si gioca una buona possibilità di arrivare in finale.

Rafael Gualazzi:NG. Ottima l’esibizione di Matteo Renzi incappucciato. 

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