Esteri

Russiagate: che cos'è il Nunes Memo e perché Trump lo sopravvaluta

Accusa l'Fbi di aver basato tutto sul dossier di una ex spia screditata. Ma è una tesi che esclude fatti importanti e non intacca le indagini

Devin Nunes

Luigi Gavazzi

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Venerdì 2 febbraio è stato reso pubblico il cosiddetto Nunes Memo. È un documento di quattro pagine firmato da Devin Nunes, presidente (repubblicano) del comitato per l'intelligence della Camera dei Rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti.

LA QUESTIONE IN SINTESI

  • Con il Memo, Donald Trump e i suoi sperano di screditare le indagini sul Russiagate e isolare lo special counsel Robert Mueller, sostenendo che tutto si basi sul dossier-Steele.
  • Secondo i democratici - che hanno preparato un contro-documento - e l'Fbi, nel Memo invece ci sono informazioni parziali che riguardano solo un aspetto secondario dell'inchiesta.
  • Del resto, lo stesso documento repubblicano ammette come l'indagine Fbi fosse iniziata prima, con George Papadopoulos.
  • Secondo alcuni osservatori, il documento dovrebbe aiutare Trump a disfarsi di Rod Rosenstein, il Deputy Attorney General (repubblicano) dal quale dipende Mueller (e la protezione di Mueller). Andiamo con ordine.

COSA DICE IL NUNES MEMO

Il “Foreign Intelligence Surveillance Act Abuses at the Department of Justice and the Federal Bureau of Investigation” (il nome vero del "memo") contiene informazioni riservate relative alle indagini dell'Fbi a proposito del Russiagate: nome convenzionale per identificare le relazioni fra lo staff della campagna elettorale di Donald Trump e la Russia, allo scopo di interferire nel processo elettorale per la presidenza degli Stati Uniti, nel novembre 2016.

Donald Trump ha declassificato - come previsto dai poteri del presidente - il contenuto del Memo che è stato poi reso pubblico.

"IL MEMO SQUALIFICA LE INDAGINI DELL'FBI E DI MUELLER"

Secondo Trump e i repubblicani (anche se non tutti sono d'accordo: John McCain, per esempio, è stato un fiero oppositore della pubblicazione del Memo, e pare che anche il capo dello Staff della Casa Bianca, John Kelly, fosse contrario e preoccupato) il documento squalifica e compromette la validità delle indagini dell'Fbi sul Russiagate e, quindi - passaggio cruciale del ragionamento - toglie validità all'inchiesta dello Special Counsel Robert Mueller, che ha coinvolto le persone più prossime al presidente e si sta lentamente avvicinando allo stesso Trump.

"VIOLAZIONE DELLE PROCEDURE"

Il Nunes Memo afferma che l'Fbi usò informazioni non verificate e non comunicò l'esistenza di fatti cruciali quando chiese a uno dei giudici previsti dal Fisa (Foreign Intelligence Surveillance Act) il permesso per la sorveglianza in ottobre 2016 - in particolare l'intercettazione delle comunicazioni - di Carter Page, che è stato consulente per la campagna elettorale di Trump fino a settembre del 2016. Carter Page, per inciso, era dal 2013 oggetto dell'interesse dell'Fbi.

Nunes e gli autori del Memo attaccano le relazioni dell'Fbi e del Dipartimento della Giustizia con la Corte che decide in base al Fisa, affermando che rappresentano una violazione delle procedure che dovrebbero proteggere gli americani dagli abusi.

CHRISTOPHER STEELE

Il centro di queste accuse si fonda sul fatto che per ottenere il permesso di controllare Page gli agenti Fbi usarono materiale fornito da Christopher Steele, ex agente segreto britannico, senza rivelare in modo chiaro la fonte al giudice.
Steele lavorava per una società di ricerca, a sua volta ingaggiata dal Partito Democratico durante la campagna elettorale del 2016. Steele, dice Nunes, tifava chiaramente contro Trump nella corsa alla Casa Bianca. Dice anche che l'Fbi si liberò presto di Steele come fonte, perché aveva parlato della faccenda con la stampa.

Nel Memo ci sono anche riferimenti a un agente e un funzionario dell'Fbi che si scambiarono Sms che criticavano Trump, dimostrando così un "chiaro pregiudizio".

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Robert Mueller, Special Counsel sul Russiagate, in uno scatto del 2013 (SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

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IL CONTRO-MEMO DEI DEMOCRATICI

I democratici dello stesso Comitato presieduto da Nunes hanno preparato a loro volta un documento, un contro-memo. Dice - secondo le informazioni trapelate riferite da John Cassidy sul New Yorker - che l'Fbi aveva ben altre informazioni, rispetto a quelle fornite da Steele, su Page quando chiese al giudice di poterlo sorvegliare. Era sotto osservazione da anni, viaggiava spesso in Russia e due sospetti agenti russi avevano cercato di reclutarlo nel 2013. Il documento dei democratici però non è stato pubblicato. I repubblicani però - maggioranza - hanno rifiutato il via libera alla diffusione.

Ma forse è lo stesso Nunes Memo che autoridimensiona la propria forza. Verso la fine, il documento di Nunes ammette che l'indagine dell'Fbi iniziò prima della sorveglianza di Page, e che interessava un altro degli uomini di Trump, George Papadopoulos.

Quest'ultimo nel maggio del 2016 fece alcune affermazioni su materiali in possesso dei russi che avrebbero affondato Hillary Clinton, a un diplomatico australiano che poi avvertì i suoi omologhi statunitensi.

Il Memo dunque riconosce che fu Papadopoulos e non Page a dare il via alle indagini dell'Fbi alla fine di luglio 2016. Quindi, anche se fosse vero che l'Fbi chiese di controllare Page basandosi solo su Steele (fatto smentito dal documento dei democratici del Comitato), l'intera inchiesta Fbi (e Mueller) sul Russiagate, si fonda su ben altre basi. Tanto è vero che lo stesso Papadopolous, davanti all'evidenza, si è dichiarato colpevole.

Dunque, l'intera teoria di Trump, di Fox News, di una parte dei repubblicani: l'intero Russiagate è una cospirazione dell'Fbi e dei democratici, basata su un dossier fabbricato ad arte, lo "Steele dossier", rivela tutta la sua inconsistenza già nelle righe di Nunes, suo malgrado.

ATTACCO AL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA

Resta il fatto, come alcuni osservatori hanno scritto, che il Memo possa essere soprattutto un arma da usare contro quelli che Trump considera i "nemici" dentro il Dipartimento di Giustizia. In particolare Rod Rosenstein, Deputy Attorney General, repubblicano, ma anche l'uomo che supervisiona l'attività di Mueller sul Russiagate.

Per far fuori quest'ultimo, Trump dovrà prima - si dice a Washington - liberarsi di Rosenstein. E per farlo è importante screditare tutti i funzionari "ostili" nel dipartimento. Nel quale, per altro, Trump ha già "eliminato": Sally Yates quando era acting Attorney General (si era opposto al travel-ban; Andrew McCabe, vicedirettore Fbi, "dimessosi, la scorsa settimana. Ovviamente, prima, in maggio 2017, c'era stato il licenziamento di James Comey, capo dell'Fbi.

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