Campo migranti di Idomeni, Grecia
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Campo migranti di Idomeni, Grecia
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L'emergenza immigrazione e l'Europa nelle mani di Angela Merkel

È l'unica leader che porta avanti i principi europei: libertà, solidarietà, umanità. Ora deve dimostrare di saperli conciliare con la realtà di governo

Angela Merkel, sconfitta ma non domata, conferma che non cambierà linea sugli immigrati. E questa è oggettivamente una buona notizia per l’Italia, perché significa che Berlino continuerà a sostenere la necessità di una ripartizione equa dei profughi tra tutti i paesi europei, e una politica sull’immigrazione che non isoli la Grecia e l’Italia, paesi in prima linea sul fronte migratorio.

Bisognerebbe inoltre ridimensionare la ridda di analisi pessimistiche sulle conseguenze dell’avanzata della destra anti-immigrati in Germania. Frauke Petry, l’anti-Merkel leader del partito che ha ottenuto risultati a due cifre nelle consultazioni locali di questi giorni, non ha fatto altro che opportunisticamente cavalcare le paure dei tedeschi per quella che è stata percepita come una “invasione” mal gestita. Non è ancora, la Petry, un’attendibile candidata a vincere le elezioni al Bundestag e quindi a guidare la Germania.

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In concreto: la rotta balcanica si è sostituita a quella mediterranea, ma in questo mutamento di rotta i migranti hanno conservato la meta di sempre, cioè il Nord Europa, in particolare la Germania.

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La promessa di Angela, figlia della Germania dell’Est dove per migrare da una parte all’altra del paese spezzato in due dalla storia (e dai propri tragici errori) si rischiava di essere uccisi sotto il Muro, dimostra che il continente non ha altri leader che lei, in questo momento: vuoi per la forza del paese che la sostiene, vuoi per la tenacia delle sue scelte, soprattutto quelle meno popolari.

Il nuovo asse Roma-Berlino
Sull’immigrazione si è cementato un nuovo asse tra Roma e Berlino, che va oltre il dilemma amletico tra austerità e crescita e impegna i valori che sono alla base del concetto stesso di Europa: libertà, solidarietà, umanità. Ma anche al di là dei valori, quello che è in ballo nella gestione dei flussi migratori è la capacità dell’Unione europea di conciliare quei valori con la realtà di governo.

In questo, non c’è differenza di fondo tra l’incompetenza dimostrata dagli europei nelle politiche dell’immigrazione e l’incapacità di costruire una politica comune degli esteri e della sicurezza. Il fallimento in Libia, per esempio, ha scoperchiato il vaso di Pandora africano e oggi il panorama di un continente che precipita ogni giorno di più in un abisso di ferocia e caos politico, rispecchia tutte le debolezze dell’Europa: ne è una prova l’ordine sparso col quale le singole nazioni europee si affannano a difendere ciascuna i propri interessi attraverso operazioni “speciali”, ossia dispiegamenti clandestini limitati al sostegno di singole fazioni e senza alcuna cornice di strategia condivisa.

Il disimpegno della Merkel dalla guerra in Libia nel 2011, significativo almeno quanto la contrarietà italiana all’avventurismo sconsiderato ed egoistico di Francia e Gran Bretagna, dimostrò pure in quella occasione una capacità di leadership e autonomia della Cancelliera. L’isolamento della Merkel sull’immigrazione oggi, non toglie che la sua posizione sia, anche in questo caso, quella giusta. E l’Italia è ancora una volta con la Germania.

Il consenso moderato da recuperare
È però anche vero che non serve gridare al “populismo”, perché leadership e democrazia si coniugano proprio nell’aderenza al sentire popolare e se c’è spazio per un “populismo” significa che c’è un distacco delle forze di governo e dei leader dal “popolo”. Quindi, la nuova destra tedesca non va demonizzata, va compresa. Il consenso moderato va recuperato con il buon governo (soprattutto delle emergenze).

L’Europa dia prova, finalmente, d’esser capace di difendere l’interesse comune dei cittadini europei.
L’Europa non è mai stata, se non negli ultimi decenni, un continente di pace. Nessuno può escludere che la violenza si riprenda la scena.

La tragedia dei migrandi al confine tra Macedonia e Grecia

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12 marzo 2016. Dei bambini camminano con del pane nelle mani nel campo di transito per rifugiati e migranti di Idomeni, in Grecia, sul confine con la Macedonia.
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