Chi è Frauke Petry, il leader dei No-profughi tedeschi

Crisi del debito e crisi dei migranti stanno facendo da detonatore al crollo dell'architettura europea. Come dimostra il successo dell'AFD in tre Land

Germania, Frauke Petry, leader di AFD

Frauke Petry, leader di AFD, marzo 2016 – Credits: Sean Gallup/Getty Images

Il suo ex marito, teologo e pastore protestante in Sassonia, ha recentemente lodato la linea di accoglienza dei profughi di Angela Merkel e si è iscritto alla Cdu. Frauke Petry, che con la cancelliera condivide le origini nell'ex DDR e la formazione scientifica, chiede invece alla testa di Alternative fuer Deutschland, il partito ultranazionalista uscito vincitore dalle elezioni regionali in tre  Land tedeschi, una svolta alla politica di accoglienza professata dalla cancelliera. Con alcuni obiettivi: chiudere la rotta balcanica, avvicinare la Germania all'Austria e ai Paesi chiave dell'Europa dell'est  che hanno già provveduto a chiudere le frontiere (Ungheria, Slovenia, Slovacchia, Repubblica ceca, Polonia, Croazia), imitati anche dalla socialdemocratica Svezia, il primo Paese del Nord Europa che ha provveduto a sospendere unilateralmente Schengen ripristinando anche i controlli sul ponte di Oresund.

Soffia in Europa, dalla Francia alla Germania fino a tutto il blocco dell'est, il vento nazionalista ed euroscettico. Ed è ormai evidente che la crisi dei rifugiati non ha incrinato solo Schengen ma rischia di trascinare con sé tutta l'architettura istituzionale e politica dell'Europa, la cui solidità era  già stata messa a dura a prova dall'esplosione della crisi del debito. Crisi del debito dell'area sud del Mediterraneo e crisi dei migranti stanno coagulando in Europa un vasto blocco euroscettico, nient'affatto ideologicamente compatto, ma comunque ostile a Berlino, all'Europa, ai migranti. E tutto ciò a prescindere anche dalle famiglie politiche europee di appartenenza, come dimostra l'esempio del premier ungherese Orban, il più feroce nemico dei migranti e dell'Europa a guida tedesca, e ciononostante capo di un partito che aderisce, come la Cdu-Csu di Angela Merkel, al Partito popolare europeo. Tutti segni, questi, di una profonda crisi del progetto Europa.

 Nata a Dresda, quarant'anni, 4 figli, bassina, tratto nervoso, capelli neri acconciati in un taglio corto che le sagoma le mascelle, viso acqua e sapone, Frauke Petry ha cercato negli ultimi mesi di rendere credibile il suo partito, dopo averlo scippato all'economista Bernd Lucke, che lo aveva fondato con un gruppo di colleghi per predicare le sue teorie antieuro. Per certi versi sta tentando - con discreto di successo - di fare un'operazione analoga a quella compiuta da Marine Le Pen, in Francia, anch'essa desiderosa di liberarsi delle scorie ideologiche del passato fascista. Ma Petry non è Marine Le Pen, benché condivida con lei una comune avversione verso la tecnocrazia europea a guida tedesca. Petry, che tra i suoi compagni di viaggio può contare anche su parecchi nostalgici del Reich, si dice liberista, mentre donna Marina, parole sue, sarebbe troppo socialista.

L'operazione di Petry però potrebbe riuscire. Fondatrice di un'azienda di pneumatici a Lipsia, Petry parla a quel ceto medio spaventato e intimorito che, complici le politiche di austerity promosse dall'Europa a trazione tedesca, teme ora di perdere tutto di fronte a quella che le forze populiste tedesche definiscono l'invasione organizzata dei migranti. Non si è fatta scrupoli, qualche mese fa, a invitare la polizia a sparare ai migranti illegali. Non fa mistero delle sue posizioni antiabortiste e del suo favore verso politiche demografiche tradizionali, con le donne chiamate a fare almeno tre figli per opporsi a quel declino che invece Merkel, con le sue sciagurate politiche solidariste, starebbe favorendo. Ai tedeschi Fuake Petry piace non solo per le sue proposte oltranziste, e per il suo stile aggressivo e determinato, ma anche per il suo successo professionale in campo manageriale, pur avendo una famiglia numerosa da mantenere. È un testimonial vivente della Germania tradizionale e profonda. Che ora ha paura e potrebbe voltare definitivamente le spalle a Frau Merkel, quando si andrà alle elezioni politiche.

La crisi dell'Spd, al governo con la Cdu e che si è salvata solo grazie alla popolarità del governatore della Renania, e l'affermazione a macchia di leopardo di forze di opposizione come i Verdi - primo partito in Baden Wurtennberg, col 30% dei voti  - non fanno che rendere ancora confuso lo scenario politico in Germania, l'unica Nazione europea dove il sistema dei partiti sembrava poter reggere alle spinte euroscettiche e populiste che spirano un po' ovunque in tutto il continente. Era un'illusione: i populisti di Frauke Petry hanno ottenuto il 24,2% in Sassonia, il 12% in Renania, il 14% a Baden Wurtennberg. Anche la Germania è Europa, in fondo. Anche in Germania, la più potente Nazione europea, spira il vento euroscettico e la classe media bianca - che un tempo votata i  partiti tradizionali - si scopre sempre più spaventata.

 

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