ANSA CLAUDIO PERI
Economia

Disoccupazione sotto il 10%: gli aspetti positivi e negativi degli ultimi dati

Calo netto della quota di senza lavoro ad agosto. Ma molti posti sono ancora precari e non tra i giovani

Per la prima volta sotto il 10%. E’ il dato positivo comunicato oggi dall’Istat sulla disoccupazione in Italia, che ad agosto è scesa al 9,7%. Era dal 2012 che la quota dei senza lavoro non si attestava su tali livelli, prima che la crisi della zona euro spazzasse via centinaia di migliaia di posti nelle aziende. 

Sul fronte occupazionale ci sono dunque buone notizie, riassumibili in alcune cifre importanti:  il numero totale di occupati, cioè di italiani che hanno un lavoro, è pari a 23,36 milioni, il record storico, cioè un milione in più rispetto al 2015. Il numero di disoccupati, cioè di persone che cercano un impiego ma non l’hanno ancora trovato, è pari invece a 2,5 milioni, 600mila in meno rispetto a 3 anni fa.

Più dipendenti, meno autonomi

 Negli ultimi anni, si è ingrossato molto l’esercito di italiani che hanno un lavoro dipendente: erano meno di 16,7 milioni nel 2014 e sono ben 18 milioni oggi. Nello stesso tempo, si è ridotto di circa 200mila unità, da 5,5 milioni a circa 5,3 milioni,  il numero di nostri connazionali che lavorano come autonomi, una condizione che spesso nasconde forme di precariato. 

Non manca però l’altra faccia della medaglia: se è vero che i posti di lavoro sono nel complesso aumentati, è stata più veloce la crescita dei contratti  a tempo determinato: gli italiani assunti con un inquadramento a termine sono ben 3,14 milioni,  quasi un milione in più rispetto al 2014. Anche i lavoratori con un contratto stabile sono aumentati nel numero, ma più lentamente: erano meno di 14,5 milioni 4 anni fa e sono quasi mezzo milione in più oggi, per un totale di 14,9 milioni.

Dati in chiaroscuro 

Inoltre non va dimenticato che ad agosto, seppur in un quadro generale positivo, è tornata a crescere la disoccupazione giovanile che, nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni, si è attestata al 31%, due decimi di punto in più rispetto al mese precedente. Non appena sono usciti i dati, l’ex-premier Matteo Renzi con un tweet ne ha attribuito i meriti al Jobs Act, la riforma del lavoro approvata dal suo governo. 

Non è ovviamente d’accordo l’attuale vice premier Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle e ministro del Lavoro, che ha comunque accolto positivamente i numeri , aggiungendo tuttavia che c’è ancora troppo precariato e che c’è ancora molto da fare sul fronte dell’occupazione. Di chiunque sia il merito una cosa è certa: i dati comunicati dall’Istat saranno pure positivi ma presentano ancora molti punti in chiaroscuro. Con la disoccupazione giovanile pari al doppio della media europea e 4 o  5 volte quella della di paesi come la Germania (6,6%) e l’Olanda (7,2%), c’è poco da festeggiare. 

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