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ANSA/MASSIMO PERCOSSI
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Economia

Disoccupazione giovanile, le cose fatte e le cose da fare

Il tasso dei senza lavoro tra gli under 35 è sceso ai minimi dal 2011. Ma è presto per cantar vittoria

Un balzo indietro di 7 decimi di punto fino al 31,7%, il livello minimo dal dicembre 2011. E’ l’ultimo dato sulla disoccupazione giovanile  in Italia che, nel mese di marzo (tra 15 e 24 anni), ha fatto registrare un ulteriore calo confermando un trend già evidenziato nel trimestre precedente. Se si estende l’analisi alla fascia di età tra i 15 e i 34 anni, i dati sono ancor più confortanti: nel terzo mese del 2018, infatti, gli occupati sono aumentati di 65mila unità. 

Effetto incentivi 

Sono cifre che fanno ben sperare anche se è ancora presto per cantar vittoria. Non va dimenticato, infatti, che dal gennaio scorso sono di nuovo in vigore generosi incentivi alle assunzioni che, guarda a caso, prevedono un notevole sconto sui contributi per le aziende che assumono a tempo indeterminato proprio un dipendente under 35. 

Difficile al momento dire se questa ripresa dell’occupazione tra i giovani sia il frutto dei bonus concessi dal governo Gentiloni con l’ultima Legge di Stabilità. Di sicuro, non bastano certo un po’ di incentivi come quelli attualmente in vigore per risolvere alcuni “mali” cronici che affliggono il mercato del lavoro italiano, soprattutto nella fascia di popolazione giovanile. 

Non va dimenticato, per esempio, che il nostro Paese è ai primi posti in Europa per la quota di Neet  (Not in Education, Employment or Training), cioè i giovani che non studiano più perché hanno terminato o interrotto il percorso scolastico e non lavorano neppure, né frequentano un corso di aggiornamento professionale. A sud delle Alpi, tra chi ha meno di 30 anni,  i Neet sono il 24% circa, contro una media europea del 14%

Laureati e diplomati a spasso

Non vanno bene le cose neppure tra quei giovani che invece hanno una formazione di alto livello. Tra chi ha terminato l’università, a distanza di 3 anni dalla laurea, solo il 57,7% dei dottori italiani lavora. I dati sono aggiornati al 2016 e la percentuale è in crescita rispetto al 2014 (49,6%) ma ancora sensibilmente inferiore alla media europea (80%) e superiore soltanto a quella della Grecia. 

Tra i diplomati italiani, invece, nel 2016 il 40% circa lavorava a oltre tre ani di distanza dal termine degli studi, contro il 35% del 2015. Anche in questo caso, la distanza dalla media europea resta molto alta, visto che nel resto del continente oltre il 68% riesce a trovare un’occupazione nei primi 3 anni successivi al diploma. 

Quasi impietoso è il confronto con la Germania dove la disoccupazione giovanile è al 6% circa e dove l’80% dei diplomati trova un impiego entro 36 mesi dalla fine degli studi. Non bastano dunque 60mila occupati in più in un mese tra gli under 35 per convincersi che il mercato del lavoro giovanile si sia davvero rimesso in moto anche in Italia. 

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