petrolio russia
(Ansa)
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C'è l'accordo in Europa sul petrolio russo, anzi no

Ci sarebbe un'intesa di massima sulle sanzioni ma resta il nodo del combustibile di Mosca dove le divisioni persistono

Ci sarebbe “un’intesa politica” di massima tra gli Stati europei sull’embargo al petrolio russo, che andrebbe a colpire tutto il greggio che arriva in Ue via mare, pari a circa due terzi del totale. Ma in realtà l’accordo non sarebbe poi così vicino, soprattutto a causa dell’opposizione dell’Ungheria e di altri Paesi dell’Est europeo. “Alcune eccezioni temporanee saranno garantite ad alcuni stati membri e il Consiglio Ue tornerà a discutere di queste eccezioni il prima possibile", hanno spiegato fonti di Bruxelles poco prima della riunione straordinaria del Consiglio europeo, che è stata preceduta da un incontro tra il premier italiano Draghi, il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco Scholz.

Proprio il capo del governo tedesco si è detto convinto che sul tema verrà trovata “una buona soluzione tra oggi e domani" e che l'Europa continuerà a "essere unita" contro l'aggressione russa all'Ucraina. “Tutti sono al lavoro in modo costruttivo per raggiungere un embargo sul petrolio russo", ha sottolineato Scholz, secondo cui non si dovrebbe considerare l'accordo come fatto prima che il confronto al vertice abbia luogo, anche se tra i leader c'è "la volontà di raggiungere un'intesa". Per la premier finlandese Sanna Marin “è molto importante trovare oggi una soluzione sul sesto pacchetto di sanzioni", che include l'embargo sul petrolio russo, perché il pacchetto di sanzioni deve essere “abbastanza duro da incidere davvero sull'economia di Mosca".

Sull’altra sponda troviamo l’Ungheria di Viktor Orban, che a margine del vertice straordinario ha ribadito: “La situazione è difficile, l'accordo sulle sanzioni non c'è. Se ci troviamo in questa situazione è colpa della Commissione europea, che ha presentato il sesto pacchetto di sanzioni senza prima avere l'accordo degli Stati membri, un modo di fare irresponsabile". Per Orban l'ipotesi di escludere dall'embargo il petrolio in arrivo nell'Ue tramite oleodotti "è un buon approccio, ma abbiamo bisogno di garanzie: nel caso in cui ci fosse un incidente dobbiamo avere diritto ad avere il petrolio da altre fonti". E in particolare “se il il petrolio russo non arrivasse attraverso l'oleodotto, dobbiamo avere il diritto di ottenerlo via mare e di rifornire l'Ungheria in un altro modo. Questa è la garanzia di cui abbiamo bisogno”, ha aggiunto Orban, secondo cui “non possono lanciare una bomba nucleare sull'economia dell'Ungheria e noi continuiamo a operare come abbiamo fatto finora".

Più possibilista il premier olandese Mark Rutte, secondo cui l'embargo sul petrolio russo sarà efficace anche concedendo l'esenzione alle forniture via oleodotti. Rutte ha sottolineato come la misura, se approvata, colpirebbe comunque "i due terzi delle esportazioni di petrolio della Russia". Se i leader non riusciranno a chiudere l'accordo oggi o domani, gli ambasciatori dell'Ue potrebbero comunque finalizzare l'intesa "alla fine di questa settimana o all'inizio della prossima", ha spiegato il premier olandese, osservando che in Ue "le cose richiedono sempre tempo" e che le preoccupazioni di alcuni paesi dell'Est, fortemente dipendenti dal petrolio russo, sono "comprensibili", anche se è necessario preservare la parità di condizioni del mercato unico.

Per l’Ue si tratta del sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia dall’inizio del conflitto, ormai più di tre mesi fa, e secondo alcuni osservatori Bruxelles in questa occasione ha dato prova di un’inattesa unità e velocità nel prendere le decisioni, stante anche la complessità delle misure. Sul petrolio, tuttavia, la decisione si è rivelata da subito più difficile, perché sono molti i Paesi europei che dipendono dal greggio russo. Sul resto del pacchetto ci sarebbe invece un’ampia unità di intenti: tra le misure previste c’è l’esclusione della più grande banca russa, Sberbank, dal sistema Swift, la messa al bando dei canali televisivi di Mosca dai Paesi Ue e l’allungamento della lista di persone i cui asset verranno “congelati”.

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