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(Ansa)
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Economia

Sanzioni, energia, grano. Draghi elenca i problemi (per prepararci al peggio?)

Nella sua informativa al Senato il premier ha messo le carte sul tavolo, senza nascondere nulla. E all'orizzonte si vedono solo nubi...

Crisi energetica, alimentare e nuove sanzioni alla Russia. Questi i tre pilastri economici del discorso di Draghi di oggi durante l’informativa al Senato della Repubblica sull’Ucraina. Dopo un aggiornamento sulla situazione del conflitto il Premier ha elencato punto per punto le ripercussioni economiche che questa guerra sta causando. Molta preoccupazione è stata esposta su una possibile crisi alimentare, dato che la Russia e l’Ucraina sono tra i principali fornitori di cereali a livello globale. “Da solo sono responsabili di più del 25% delle esportazioni globali di grano. 26 paesi dipendono da loro per più di metà del proprio fabbisogno”, sottolinea Draghi. La devastazione bellica ha colpito duramente anche diverse aree produttive dell’Ucraina, ma il blocco da parte dell’esercito russo di milioni di tonnellate di cerali nei porti del Paese del Mar Nero e del Mar d’Azor, hanno complicato ulteriormente la situazione alimentare.

Questo imbuto ha avuto ripercussioni sull’indice dei prezzi che nel corso del 2021 è salito, toccando a marzo i massimi storici mai registrati. “La riduzione delle forniture di cereali e il conseguente aumento dei prezzi rischia di avere effetti disastrosi in particolare per alcuni Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, dove cresce il pericolo di crisi umanitarie, politiche, sociali”, spiega Draghi. Ma non solo perché anche l’Italia ne è direttamente interessata e sta iniziando a subire i contraccolpi. Il nostro Paese, come spiega Coldiretti nel suo ultimo report, importa il 62% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti, il 35% del grano duro per la pasta e il 46% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame, anche se è però autosufficiente per il riso di cui è il primo produttore europeo con oltre il 50% dei raccolti. Essendo così fortemente dipendente dall’estero la guerra in Ucraina e il blocco del secondo produttore di grano, l’India, stanno generando dei problemi: il prezzo del grano è balzato al massimo da oltre due mesi (12 euro per bushel) e di conseguenza i prodotto agricoli sono diventati più cari per il consumatore finale. Senza considerare le diverse aziende che si trovano in difficoltà economica per i prezzi delle loro materie prime più che raddoppiati. Draghi durante la sua informativa al Senato ha spiegato come, durante la sua visita negli Usa, ha chiesto aiuto a Biden per mettere in campo un’iniziativa condivisa per cercare di sbloccare immediatamente i milioni di tonnellate di grano bloccate nei porti dell’Ucraina. “In altre parole, occorre che le navi che portano questo grano siano lasciate passare e se i porti sono stati minati dall’esercito ucraino siano sminati a questo proposito”, precisa Draghi.

La guerra in Ucraina ha però avuto effetti significativi anche sul mercato energetico. I prezzi erano iniziati a salire già prima della guerra, ma il conflitto ha fatto aumentare l’incertezza, messo in luce le fragilità della politica energetica degli ultimi anni e reso ancora più evidente la necessità di diversificare i nostri fornitori. “Ci siamo mossi rapidamente per ridurre la quota di gas naturale che importiamo dalla Russia, che nel 2021 è stato circa il 40% del totale”, spiega Draghi. L’Italia è infatti uno dei paesi Ue maggiormente dipendente dal gas russo. Secondo il premier il nostro Paese deve avere l’obiettivo non soltanto di incrementare le forniture di gas naturale di cui abbiamo bisogno come combustibile di transizione, ma anche di investire in paesi (es: Algeria) per aumentare la produzione di rinnovabili: “l’intesa che abbiamo firmato ad aprile con l’Algeria, ad esempio, prevede un sostegno allo sviluppo di energia rinnovabile e di tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio”, spiega Draghi. L’altro passo importante che deve fare l’Italia è sviluppare tutto il comparto delle rinnovabili: “il Governo si è mosso con la massima determinazione per eliminare i vincoli burocratici che limitano l’espansione delle rinnovabili in Italia. L’energia rinnovabile resta infatti l’unica strada per affrancarci dalle importazioni di combustibili fossili, e per raggiungere un modello di crescita davvero, davvero sostenibile”. Un percorso che come ha più volte ricordato Draghi non può essere svolto solo grazie al bilancio italiano, anche l’Ue deve dare un contributo unitario dato che: “la fornitura di gas russo tramite gasdotto ad aprile è calata al 26% dei consumi di gas nell'Ue rispetto al 40% registrato ad aprile dello scorso anno". Lo ha annunciato la commissaria europea all'energia, Kadri Simson, nel suo intervento alla plenaria del Parlamento europeo. "Non possiamo fare a meno da un giorno all'altro di 155 miliardi di metri cubi di gas". Una situazione di non facile gestione che la Commissione Ue sta cercando di fronteggiare anche con la presentazione di ieri del piano RepowerEU, che sarà al centro del prossimo Consiglio europeo straordinario. Questa nuova proposta prevede una modifica al regolamento del Recovery fund che consentirà ai paesi che hanno già chiesto tutti i sussidi e prestiti a loro destinati di fare domanda per ottenere altri prestiti.

Ultimo ma non per importanza il nodo delle sanzioni alla Russia. Draghi nella sua informativa ha precisato come si deve “continuare a mantenere alta la pressione sulla Russia attraverso le sanzioni, perché dobbiamo portare Mosca al tavolo dei negoziati. Le misure restrittive fin qui approvate dall’Unione europea e dal G7 hanno già avuto un impatto significativo sull’economia russa”. L’Ue è al lavoro su un sesto pacchetto di sanzioni, che prevede misure legate al petrolio, restrizioni per alcuni istituti finanziari, l’ampliamento della lista di individui sanzionati. Da ricordare come le sanzioni europee stanno avendo ripercussioni negative non solo sull’economia russa ( secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, il Pil russo calerà dell’8,5% quest’anno, e il tasso d’inflazione raggiungerà il 21,3%), ma anche su quella italiana, che ha registrato una crescita sotto le aspettative e imprese in crescente difficoltà.

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