La Cina e boom delle lezioni a domicilio
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La Cina e boom delle lezioni a domicilio

Con precettori cinesi e stranieri, i bambini cinesi si confrontano con un nuovo modello educativo in cui sono liberi di praticare gli sport che preferiscono e di leggere la letteratura occidentale

Per molti cinesi le scuole pubbliche nazionali non sono più adatte per i loro figli. Le considerano una "catena di montaggio" in grado di trasmettere soltanto un'istruzione "standardizzata". Quindi non in grado di preparare i ragazzi ad affrontare le difficoltà della loro futura vita da "uomini di successo".

Ecco quindi che, per evitare che i figli si ritrovino a "perdere qualche opportunità", anche solo quella di essere ammessi alle università più prestigiose del mondo, mamme e papà particolarmente ambiziosi hanno deciso di farli studiare a casa. I più ricchi con dei precettori, se possibile anche stranieri, convinti che "dopo aver consolidato le conoscenze sulla Cina, la sua "vera" storia e la sua tradizione millenaria non c'é nulla di male ad avvicinarsi a un mondo geograficamente e culturalmente così lontano e diverso. Gli altri con gli stessi genitori. Evidentemente così presuntuosi da credere di poter istruire i figli molto meglio di qualsiasi insegnante.

Come è successo a Cao Hua, un ragazzino di nove anni di Shenzhen che trascorre le sue mattine alternando compiti e letture a esercitazioni di scacchi, scherma e pianoforte. In attesa che il padre torni dal lavoro per aiutarlo nell'apprendimento delle materie più "classiche": letteratura, matematica, scienze e arte.

Il numero di famiglie interessate a queste formule di lezioni a domicilio sta crescendo a vista d'occhio. E l'aspetto più significativo è che la maggior parte dei bambini che ora studia da casa è composta da figli di insegnanti. Che si diachirano stufi di trattare gli studenti come "prodotti freschi da modellare e rendere omogenei", impedendo loro di lasciar "emergere la propria personalità". "I nostri figli non sono macchine", aggiungono altri ex insegnanti oggi precettori. "Devono essere lasciati liberi di apprendere quello che desiderano perché sono in questo modo lo studio potrà dare loro gioia e soddisfazione".

Ex docenti più intraprendenti hanno avuto persino il coraggio di creare delle nuove scuole. Le chiamano le scuole "della condivisione, dell'amore e della libertà". Si studia tanto la letteratura, anche straniera in traduzione. E non mancano mai lo sport, per fare in modo che gli alunni si divertano all'aria aperta, e i corsi di e in lingua straniera. Impartiti da docenti inglesi o americani capaci di dare ai ragazzi "un'immagine reale dell'Occidente".

E' curioso che un governo che non ha nessuna intenzione di scendere a compromessi con Hong Kong, la "regione amministrativa speciale" cui è stato imposto con la forza di aggiungere nelle scuole elementari corsi obbligatori di "istruzione patriottica", quindi propaganda, ufficialmente per "aiutare i giovani di Hong Kong a consolidare il proprio sentimento patriottico", permetta a queste scuole alternative di proliferare all'interno dei suoi stessi confini.

Gli anni di istruzione obbligatoria nella Repubblica poplare sono nove. E in questo periodo qualsiasi bambino che ha frequentato scuole "poco convenzionali può chiedere di rietrare nel circuito di quelle "tradizionali" senza rischiare di essere rifiutato. Va capito però cosa succederà dopo i nove anni. Perché Pechino potrebbe anche decidere, per stroncare questi istituti senza creare troppe polemiche, di vietare l'accesso alle classi superiori a chi si è formato in scuole non riconosciute.

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