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Roma, il caso Petrachi e la nuova rivoluzione

Il ds sulla strada dell'addio dopo un anno, il rosso di bilancio che spaventa Pallotta e l'ennesima rifondazione di un club che non riesce a fare l'ultimo salto

Lo spaventoso rosso di bilancio di questa stagione (-126 milioni a marzo e la situazione non è destinata a migliorare entro il 30 giugno) sta accelerando il processo di rivoluzione dentro e intorno la Roma. La trattativa saltata con Friedkin causa pandemia blocca Pallotta, ma la voglia di investire dell'uomo d'affari di Boston - assente dalla Capitale ormai da due anni - è ai minimi storici tanto che il primo intervento finanziario per assicurare liquidità e riequilibrare i conti è stato fatto utilizzando la formula del prestito. Urgono soluzioni in fretta e difficilmente potranno essere a costo zero dal punto di vista tecnico, soprattutto se sul mercato non dovesse riuscire l'operazione di sfoltimento della rosa da tanti giocatori non più funzionali ma con buste paga pesanti.

In questo contesto non deve sorprendere la vicenda di Gianluca Petrachi, direttore sportivo strappato nell'estate del 2019 al Torino di Urbano Cairo non senza polemiche e ora sull'orlo della defenestrazione che potrebbe anche prendere la clamorosa forma di un licenziamento per giusta causa. Sarebbe un paradosso dopo che un anno fa lo stesso Petrachi era finito ai ferri corti con Cairo con tanto di denuncia alla procura della Figc per aver cominciato a lavorare per la Roma prima di chiudere i rapporti con il Torino.

IL RAPPORTO LOGORO CON PALLOTTA

Tra Petrachi e il mondo Roma le cose non vanno bene da tempo, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'sms scritto dal dirigente al proprietario del club pieno (a quanto si riferisce) di riferimenti non proprio carini. Petrachi ce l'aveva con Pallotta reo di non averlo nominato nell'elenco dei ringraziamenti per la stagione. Un pretesto, secondo molti, anche se l'ipotesi che ci sia già una squadra alle spalle del ds al momento non ha trovato conferma.

Quello che è certo è la conseguenza della tensione degli ultimi giorni. Il direttore è più fuori che dentro anche se l'estate incombe e non sarà facile rimettere in piedi una squadra mercato in tempo utile soprattutto per riuscire a concretizzare le cessioni necessarie entro il 30 giugno ed evitare un bilancio ancora più pesante di quello che si prospetta. Ecco perché la situazione è fluida anche se dentro e intorno alla Roma si muovo ormai altri personaggi molto ascoltati da Pallotta a partire dal solito Baldini.

PALLOTTA E I TANTI CAMBI

In ogni caso Petrachi sarà il quarto ds di una giostra americana che non si è mai fermata e che negli ultimi anni ha accelerato bruciando prima Sabatini, poi Monchi e infine il nuovo delfino di Pallotta. E' successo anche in altri ruoli chiave della società: 8 allenatori, 5 amministratori delegati, 3 direttori generali e 2 presidenti o vice presidenti. Costruire un progetto vincente così non è semplice, anzi. Eppure per la prima fase è riuscito perché vendendo bene e reinvestendo meglio sono arrivati i piazzamenti in serie nella zona Champions League e poi la semifinale con il Barcellona che ha rappresentato il culmine dell'avventura americana.

Ora si azzera di nuovo tutto. Il mercato sarà in salita. C'è necessità di vendere sperando di non svendere e di proteggere i talenti Zaniolo e Pellegrini su cui si muovo però i grandi club. Il centrocampista d'assalto piace tantissimo alla Juventus ma darlo via sarebbe un segnale di ridimensionamento anche in prospettiva non accettabile dalla piazza. L'elenco degli esuberi è lungo, il tempo poco. E la guerra con il ds in carica (che non avrebbe gradito lo stop imposto alla trattativa per prendere Pedro) non è certamente una buona notizia.

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