Bossi: grillini dilettanti
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Bossi: grillini dilettanti
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Bossi: grillini dilettanti

Le offese alle donne. La propaganda violenta. A 72 anni, il Senatùr osserva e giudica i nuovi soggetti della politica e le loro battaglie. Scoprendosi, a sorpresa, molto più serio rispetto ai suoi bei vecchi tempi

Beppe Grillo insulta Laura Boldrini, e i Cinquestelle evocano stupri? Bah, io le donne non le ho mai insultate, le ho solo tanto amate». A 72 anni, nonostante «tutto ’sto pasticcio che m’è capitato», Umberto Bossi è più vivace di tanti altri politici.

Non c’è ictus o caso Belsito che tenga: il presidente e fondatore della Lega Nord è ancora lì, seduto, tra una votazione e l’altra, ad aspirare i suoi sigari Garibaldi nel corridoio fumatori di Montecitorio. «Il Capo», così lo chiamano ancora nella Lega. Perfino il duro Denis Verdini è dovuto andare nell’ufficio di Bossi a Montecitorio per trovare «la quadra» del salva Lega nella riforma elettorale. Si avvicinano i giovani del nuovo corso, deputati di 30, 40 anni come Massimiliano Fedriga e Nicola Molteni, ed è tutto un «Capo » qui e «Capo» là. Si avvicinano i cronisti.

Qualcuno si deve mettere in ginocchio per tendere l’orecchio, perché la voce del Senatùr non è chiarissima. Così sembrano gli ascoltatori di un oracolo. Il «cerchio magico» si è eclissato: sparito «il Regu» (Marco Reguzzoni, l’ex capogruppo), sparita «la Rosi» (Rosi Mauro), ex vicepresidente del Senato.
Altrove, rottamati Gianfranco Fini, Massimo D’Alema e Walter Veltroni, lui resiste.

Ora i Cinquestelle sembrano più calmi. Però anche lei urlò a Margherita Boniver, che vi credeva in possesso di fucili: «Ehi, bonassa, l’arma ce l’ho qui sotto». E si toccò nelle parti intime…
Sì, ma non volevo offenderla: le dissi a modo mio che era bella. Eravamo a Curno. Fu lì che gridai: la Lega ce l’ha duro… (ride, ndr).

Che idea si è fatta di Grillo e dei grillini?
Vogliono solo distruggere, senza un’idea in testa come l’avevamo noi. Non sono preparati. Raccolta un po’ di pubblicità, dopo ’sto casino che hanno fatto, battono in ritirata.

Ma perché l’hanno fatto?
Perché saranno fatti fuori dalla riforma elettorale che dice: o di qua o di là. Perderanno il loro potere.

A lei va bene questa riforma?
Credo che Silvio Berlusconi abbia trattato troppo. Alzare la soglia al 37 per cento per ottenere il premio di maggioranza rischia di portare al doppio turno. E alla seconda tornata può vincere la sinistra.

Berlusconi ha accusato Giorgio Napolitano di avere favorito questa modifica. Anche lei lo crede?
Sì. Penso che alla fine Silvio, con tutti i problemi che ha, abbia dovuto trovare la migliore via d’uscita.

Ma ora è tornato a «casa» Pier Ferdinando Casini, che può contribuire alla vittoria. Che ne pensa?
Casini ha fatto l’unica cosa che poteva fare.E dove andava, sennò, uno come lui?

Con Berlusconi a capo di una nuova «Casa delle libertà» si può tornare a vincere?
Sì, potremmo ancora vincere.

«Pier» sarà un problema per Angelino Alfano?
Casini è un vero dc, molto più di Alfano.

Le manca Fini, che firmò con lei la legge sull’immigrazione clandestina?
Nella Lega è stata sempre la Bossi--Bossi. La legge l’ho scritta io. Quanto a Fini, è uno che si è fatto fuori da solo.

Come se lo spiega?
Boh? So che voleva con la sinistra lo ius soli e qui, dopo lo svuotacarceri che metterà fuori i clandestini, tra un po’ passerà anche la depenalizzazione delle droghe leggere. Matteo Renzi ha messo lo ius soli nel programma. Si conferma una sinistra che vuole acchiappare il voto degli extracomunitari.

Si è detto in disaccordo con la pubblicazione sulla «Padania» del diario del ministro Cécile Kyenge, e ha aggiunto che lei non le avrebbe dato dell’orango. Conferma?
Sì, anche perché così le fanno solo pubblicità.

È vero che fece una ramanzina a Luca Leoni Orsenigo per avere esposto il cappio in aula, nel marzo 1993?
Lo cazziai. E poi nell’aprile 1993 non fummo noi a tirare le monetine al Raphael, contro Bettino Craxi.

Stefania Craxi la difese, proprio su «Panoramasul caso Belsito. Come la prese?
Quella è una brava.

Ha visto che Massimo D’Alema è andato alla presentazione del libro di Fini sul ventennio berlusconiano?
Non lo sapevo. Ma D’Alema è un’altra cosa: è uno str…, ma intelligente. Lo portai a casa mia a mangiare il tonno.

Ma non erano sardine?
No, tonno: avevo solo quello nel frigo (era la cena del «ribaltone» che rovesciò il primo governo Berlusconi alla fine del 1994, ndr).

Quando ha sentito l’ultima volta Berlusconi?
Qualche giorno fa. A Natale gli ho mandato vino e roba da mangiare. A Berlusconi voglio bene: resta un amico. Hanno cercato di eliminarlo in tutti i modi, ma non ci sono riusciti.

Cosa pensa di Pietro Grasso, che ha deciso di costituire il Senato parte civile nel processo a Berlusconi per la presunta compravendita di senatori?
Grasso è un magistrato e tale si conferma.

Resisterà Berlusconi, quando sarà ai servizi sociali o alla detenzione domiciliare?
Resisterà, non lo cancelleranno.

Lei è «il Senatùr» perché nel 1987, primo leghista, entrò a Palazzo Madama. Gianni Agnelli era senatore a vita. Come lo ricorda?
Agnelli era uno che andava lì molto più dei senatori a vita di oggi.

Che rapporti ebbe con l’Avvocato, agli antipodi rispetto al «barbaro di Gemonio»?
Andai alla Fiat a comprarmi una macchina. Agnelli lo venne a sapere e mi fece subito telefonare: volle che andassi a trovarlo a casa sua.

Ci andò?
Certo che ci andai. Era un tipo molto alla mano, ma molto interessato alla politica.

Che rapporto ha con Matteo Salvini?
È un bravo ragazzo, crede alla Lega delle origini.

Ha condiviso la protesta leghista a Strasburgo contro Napolitano?
Devono capire che la Lega non è contro l’Europa, ma contro l’euro che ci ha ammazzato e che fa solo gli interessi della Germania.

Come finirà per l’Italia?
Oggi ho scritto una poesia: la spugna per cancellare, un bacio e un fiore per il futuro.  Le poesie le scrivevo fin da ragazzo.

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