Ligabue nuovo album 77+7
Ray Tarantino
Ligabue nuovo album 77+7
Musica

Ligabue: «Nella raccolta "77" guardo indietro, con l'album "7" mi proietto nel futuro»

ll rocker di Correggio celebra 30 anni di musica con un boxset che raccoglie tutti i suoi singoli, mentre "7" contiene altrettante canzoni inedite. In attesa di tornare ad esibirsi live a Campovolo nel 2021 (Covid-19 permettendo), Ligabue celebra le tre decadi di carriera con una doppia pubblicazione per la Warner Music Italy: un album di inediti, 7, e una raccolta "monstre", 77+7, con i 77 singoli più importanti della sua carriera, rimasterizzati nel 2020, oltre ai 7 brani inediti. «Come vedete, tutte e due hanno a che fare con un numero molto importante per me, chi mi segue sa anche i motivi: uno è un 7 perché mi sono reso conto che nel cassetto avevo 7 spunti di canzoni che avevo voglia di elaborare, quindi le ho riscritte e riarrangiate insieme al buon vecchio Fabrizio Barbacci e questo è un vero e proprio album d'inediti. Poi mi sono anche reso conto che tutti i singoli che sono usciti in questo trentennale sono addirittura 77, uno ogni cinque mesi: in questo cofanetto ci sono tutti, più questo nuovo album di inediti».


7 spazia da struggenti ballate a pezzi tirati, da potenti giri armonici a code orchestrali. Luciano esprime i suoi pensieri senza filtri, a volte scavando nei sentimenti più profondi, altre rifugiandosi nell'ironia. Musicalmente, troviamo riferimenti a varie fasi della sua fortunata carriera, con particolare riguardo al periodo di mezzo, da Buon compleanno Elvis del 1995 a Nome e cognome del 2005. L'album di inediti è stato anticipato dal singolo La ragazza dei tuoi sogni, una ballad che è un'ode alla donna ideale ed idealizzata, che chiunque vorrebbe avere al suo fianco. Tra gli inediti, spicca il duetto con Elisa in Volente o nolente, una canzone dal testo profetico rispetto a ciò che stiamo vivendo in questi giorni: «Quindici anni fa ho registrato con Elisa le demo di Gli ostacoli del cuore e Volente o nolente. Una volta aperto il cassetto, in questi mesi, mi sono ritrovato questa canzone di tanti anni fa e ho scoperto che parla di due persone costrette a stare separate l'una dall'altra e si lanciano una serie di desideri, alcuni dei quali ingenui, candidi, al punto che rivelano un forte bisogno di saper sperare. Mi sembrava che si adattasse bene con il periodo che stiamo vivendo».

Da poco è uscita in libreria È andata così (Mondadori), l'autobiografia artistica di Luciano Ligabue, scritta a quattro mani con Massimo Cotto, che ripercorre la trentennale carriera del "Liga" attraverso aneddoti, retroscena e dettagli creativi inediti. «Tutto è nato nella tristezza e drammaticità del primo lockdown», ha raccontato su Zoom il rocker di Correggio. «Essendo costretto a rimanere fermo, e non potendo guardare avanti più di tanto a causa dell'enorme incertezza di quei giorni, mi sono guardato indietro. Era la prima volta che succedeva in 30 anni. Così hanno iniziato a venire fuori idee e progetti». Ligabue ha spiegato perché per lui il numero 7 ha un significato così speciale: «Tutto risale al periodo di Buon compleanno Elvis. Allora i fan scrivevano ancora lettere a mano. Ne erano arrivate due scritte da altrettante numerologhe che analizzavano le connessioni tra me e questo numero. Parlavano di un "7 che cammina", elencando una lunga serie di motivi: il mio nome e cognome sono composti da 7 lettere. San Luciano ricorre il 7 gennaio. Le due L delle mie iniziali sono dei 7 rovesciati. Il primo concerto l'ho fatto nel 1987, il primo stadio nel 1997. Una delle mie canzoni più importanti di sempre, Certe notti, è la traccia numero 7 di Buon compleanno Elvis. Non dico che da quel momento sia iniziata una sorta di ossessione verso questo numero, però ho iniziato a farci amicizia, ed è diventato una specie di gioco che abbiamo ripetuto in diverse occasioni. Per esempio organizzando 7 notti in Arena, o l'L7 tour». Luciano, nonostante il clamoroso successo degli anni Novanta, aveva pensato addirittura di ritirarsi alla fine del suo decennio più fortunato: «Nel 1999 avevo meditato di smettere. Non ero preparato a quella mole di successo, non ero pronto ad essere raccontato dagli altri come non ero, ma una vocina dentro di me diceva 'se smetti adesso, come farai a non fare più concerti?'. Ho sempre tenuto botta e oggi sono ancora qui».

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