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(Ansa)
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Economia

La pandemia non ha fermato il nostro amore per il contante

Altro che pagamenti elettronici e cashback; gli italiani non riescono a liberarsi delle care, amate, banconote

La pandemia non ha colpito i contanti. Nonostante la flessione nell'uso passato dal 57 (2019) al 51% (2020), questo strumento è stato il più amato e usato dagli italiani nel 2020. D'altra parte "siamo un paese molto affezionato al contante", spiega Ivano Asaro, Direttore osservatorio pagamenti innovativi del Politecnico di Milano.

Ma come mai siamo così legati a questo strumento?

«Da una parte - spiega Asaro - c'è l'inerzia. E dunque esiste una buona fetta di italiani che non vuole modificare il proprio metodo di pagamento: "ho sempre fatto così perché mai dovrei cambiare?". C'è poi chi non si fida dei pagamenti elettronici, specie quelli più innovativi legati all'uso dello smarphone e chi afferma di avere un maggiore controllo di quello che spende usando i contanti. Ci sono poi altre due motivazione che ancorano saldamente l'uso del cash in Italia. Da una parte c'è sicuramente il tema dei pagamenti in nero e dall'altro tutte quelle piccole attività che ancora oggi non vedono di buon occhio i pagamenti digitali. Tutto questo porta l'Italia ad avere una relazione speciale con i contanti».

Ma negli altri paesi dell'Ue? Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce, in occasione della quinta conferenza internazionale sul contante della Deutsche Bundesbank dal titolo: "Cash in times of turmoil", ha spiegato come nonostante la flessione dei pagamenti in contante, fra marzo 2020 e lo scorso maggio la domanda di banconote in euro ha registrato un aumento significativo, pari a circa 190 miliardi in termini complessivi. "Nella primavera del 2020 l'ammontare delle banconote in euro emesse dall'Eurosistema superava del 4% il valore medio registrato nel precedente quinquennio. La seconda ondata di infezioni ha ulteriormente alimentato la domanda di banconote, determinando, rispetto al profilo di crescita atteso, una accelerazione che ha raggiunto l'8% alla fine del 2020", spiega Panetta. Questo trend, secondo il membro del comitato esecutivo della Bce, è legato all'uso del contante come strumento per far fronte all'incertezza generata dalla crisi. "Analisi recenti indicano che all'inizio della pandemia i consumatori, specialmente quelli con basso reddito, hanno ridotto gli acquisti di beni e servizi e aumentato le scorte di attività finanziarie liquide. Ciò ha alimentato la domanda di contante, che rappresenta l'attività finanziaria in assoluto più liquida e quindi, per la sua stessa natura, maggiormente adatta a soddisfare la preferenza per la liquidità espressa dai cittadini", continua Panetta. Da sottolineare inoltre come la domanda di contante è alimentata dalle peculiari caratteristiche delle banconote. Essendo prive di costi, queste rappresentano qualche volta l'unico modo per garantire l'inclusione finanziaria di ampi strati della popolazione. "Ad esempio, nell'area dell'euro vi sono 13,5 milioni di adulti privi di un conto bancario, che effettuano quasi esclusivamente pagamenti in contante", conclude Panetta.

Il contante continua dunque a rimanere uno strumento importante di pagamento e in alcuni paesi come l'Italia è il principe indiscusso. Nonostante questo, si deve sottolineare come durante la pandemia sono aumentati notevolmente anche gli strumenti digitali di pagamento che sono passati dal 29% (2019) al 33% nel 2020. Le transizioni fatte tramite smartphone nei negozi, spiega Asaro, hanno registrato una crescita notevole, così come anche quelli fatti tramite contactless. La spinta maggiore è stata generata durante i primi mesi di pandemia e poi successivamente, quando si sono allentate le misure, molti hanno continuato ad usare gli strumenti digitali (anche per la paura di contratte il virus) nei negozi fisici.

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