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Tecnologia

Grandi affari per i colossi del web con la Pandemia

Il 2020 è stato un (altro) anno d'oro per Amazon, Apple, Facebook, Google, Microsoft, Netflix e Tesla. Che crescono senza soste, grazie anche alle pratiche elusive per spostare gli utili e pagare meno tasse

Crisi e pandemia è il binomio che passerà allo storia, insieme ai morti purtroppo, come sintesi estrema del tifone Covid-19 che si è abbattuto sul mondo intero. L'accoppiata non include però un elenco limitato di aziende che, mentre chiusure forzate sono diventate definitive, debiti, licenziamenti e l'obbligata inattività galoppavano a ogni latitudine, hanno registrato un forte incremento alle voci fatturato e ricavi. Al di là delle società attive in ambito medico e farmacologico, il riferimento è ai colossi del tech mondiale, cioè statunitensi, che dominano la scena digitale.

L'incremento del tempo trascorso in casa e la diffusione del telelavoro (perché lo smart working è basato su un altro approccio e un diverso accordo tra datore di lavoro e dipendente) hanno fatto schizzare non solo gli utenti dei social network, Facebook su tutti, ma soprattutto scoprire a una vasta fetta di persone servizi fino ad allora utilizzati solo dai più navigati, a cominciare dallo shopping online e il food delivery. Su questo piano, quindi, si è assistito a una bilancia che pendeva in maniera sempre più netta dal piatto delle poche multinazionali ramificate ovunque, mentre si continuava ad alleggerire il piatto delle aziende tradizionali, in grande sofferenza.

Ci sono alcuni dettagli a far comprendere come nel corso del periodo più duro della pandemia, cioè durante il lockdown, si è toccato l'apice del dislivello in favore delle grandi compagnie a stelle e strisce. Proprio un anno fa, Amazon fu travolto dagli ordini di ogni categoria merceologica che in Italia e in Francia arrivò a limitare gli acquisti per dare priorità ai beni essenziali, posticipando la consegna di tutti i prodotti che non erano ritenuti tali. Un altro aspetto in contrasto con il momento storico di rinunce e minore disponibilità economica è stata la lotta tra Elon Musk e Jeff Bezos per lo scettro di uomo più ricco del mondo, con una serie di sorpassi derivati dall'impennata di azioni e fatturati di Amazon e Tesla.

La distanza tra il nugolo di compagnie che non conoscono crisi dal resto del mondo, poi, è meglio rappresentata dai numeri, anche se da comuni mortali può essere complesso immaginare certe cifre, specie se si parla di Borsa. Nel gennaio 2020 la capitalizzazione complessiva di Amazon, Apple, Facebook, Google, Netflix e Tesla si assestava sui 3,9 trilioni di dollari; un anno dopo, il valore di mercato globale è aumentato a 7,1 trilioni di dollari, con un rialzo dell'82%. Una forza d'urto contro cui nessuno può opporsi perché, giusto per dirne una, da sole Google e Facebook gestiscono quasi la metà del mercato pubblicitario mondiale. La stessa azienda di Mark Zuckerberg ha riscontrato un +58% alla voce reddito netto, mentre Apple si è accontenta del secondo maggior reddito netto della sua storia e Amazon ha chiuso l'anno della pandemia con un fatturato di 386,1 miliardi di dollari, in crescita del 38% rispetto al 2019 e con un utile netto raddoppiato a 21,3 miliardi di dollari.

Di numeri se ne potrebbero elencare ancora, a certificare una realtà che si conosce da tempo e che ogni anno continua a macinare record. Anche e soprattutto quando si innescano forti, prolungate e impreviste crisi economiche. Perché neppure eventi fuori dall'ordinario possono cambiare il corso e placare o rallentare la continua crescita dei giganti della Silicon Valley. Che devono parte dei successi anche alla capacità di individuare pratiche elusive, come lo spostamento degli utili verso i Paesi che offrono le migliori condizioni a livello fiscale. Una soluzione che, secondo quanto riportato nell'ultimo report dell'Area Studi di Mediobanca in cui sono stati analizzati i bilanci di 25 tra le maggiori aziende digitali, ha permesso di risparmiare nel complesso circa 46 miliardi di euro tra il 2015 e il 2019. E questa è solo un esempio, al netto della fornitura di servizi utili che forniscono e dei posti di lavoro che garantiscono in ogni paese. Restando in tema e circoscrivendo il campo ad Amazon, Apple, Facebook, Google, Microsoft e Netflix, la stima del risparmio garantito dalla scelta di paesi meno fiscali, riportata nel rapporto dell'organizzazione non governativa Fair Tax Mark, è pari a circa 100 miliardi di dollari e relativa al periodo 2010-2019.

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