La grande stangata dell'energia
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La grande stangata dell'energia
Economia

La grande stangata dell'energia

Articolo pubblicato il 19 settembre 2021 su La Verità

Il ministro Roberto Cingolani ha annunciato rincari in bolletta del 40% che trascineranno i listini di tutti i generi di consumo, dalla benzina ai cibi. Per le famiglie colpo da 1.500 euro. Le cause? Eccole.

  • Il presidente Codacons, Gianluca Di Ascenso: «Tutti i trucchi per non farsi travolgere dall'inflazione».
  • Il manager Enel, Nicola Lanzetta: «L'obiettivo dev'essere diminuire la dipendenza dal gas».
  • L'industriale della pasta Vincenzo Divella: «Produciamo meno grano del fabbisogno, le forniture internazionali scarseggiano per la siccità che ha colpito molti Paesi. Si sta scatenando la speculazione, chi ha fatto scorte ne approfitta».

A luglio c'è stato un primo assaggio. La batosta arriverà tra un paio di settimane. Se il governo e l'autorità dell'energia Arera non interverranno, i prezzi dell'energia potrebbero crescere fra il 30% e il 40%. Il caro bollette coinvolge tutto il mondo, ma in Italia si fa sentire di più per la dipendenza del nostro Paese dai fornitori esteri. La ripresa dell'economia dopo il blocco della pandemia ha fatto impennare il fabbisogno energetico. Le materie prime non reggono il passo della crescita produttiva. La richiesta di metano soprattutto per l'industria è altissima e l'offerta bassa, le fonti rinnovabili non bastano a soddisfare la domanda mentre le normative ambientali fanno rincarare i costi di produzione. Chi emette CO2 nel ciclo produttivo deve pagare i diritti di emissione che vengono gradualmente aumentati per spingere le imprese a utilizzare energia pulita. Questo sistema si riflette sui costi di produzione e quindi sui prezzi.

Anche l'inflazione ha rialzato la testa. Oltre metà dell'elettricità prodotta in Italia viene da centrali termoelettriche a ciclo combinato alimentate con metano. Un anno fa le quotazioni internazionali del gas stavano tra 20 e 30 euro per 1.000 chilowattora, oggi sono raddoppiate. I rincari si scaricano sulle bollette, sulle quali pesano anche fattori quali le spese di distribuzione e trasporto, le tasse, le addizionali, gli oneri per finanziare la ricerca elettrica, smaltire l'eredità nucleare e finanziare le fonti rinnovabili d'energia. Il passaggio all'economia green non è a costo zero. Gli incentivi alle fonti rinnovabili pesano sulle bollette degli italiani per circa 12 miliardi di euro l'anno. Il 1° ottobre ci sarà l'aggiornamento trimestrale dell'Arera. Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha annunciato un rincaro del 40% della componente energia, che è il 60% del costo finale per il consumatore. Il governo può agire sui sovraccosti ma si rischia di creare aiuti di Stato vietati dalla Ue.

Energia più cara si traduce in maggiori costi per industria, trasporti, esercenti, e per l'intero sistema produttivo e distributivo, con ripercussioni sui prezzi al dettaglio e sulle tariffe. Le associazioni dei consumatori hanno stimato una maggiore spesa per le famiglie fino a 1.500 euro annui. Poi ci sono i rincari dei carburanti alla pompa che, secondo il Codacons, peseranno per 324 euro annui a famiglia. Un pieno di verde costa oggi 11 euro in più rispetto a inizio anno, +13,5 euro sul 2020. Il gasolio in un anno è cresciuto del 18,5%. L'auto sta diventando un bene di lusso anche per gli aumenti delle materie prime legate ai componenti elettronici e dei ricambi: in Germania i pneumatici costano il 65% in più rispetto al 2019. Inoltre dal 1° novembre rincara anche la revisione dell'auto: +9,95 euro, cioè +22%.

Più caro, naturalmente, anche il carrello della spesa. Su pasta e pane incidono diversi fattori, dai costi dell'energia e del trasporto agli effetti della siccità nei principali Paesi produttori di grano come Canada e Stati Uniti. Gli sbalzi climatici, con temperature torride seguite da bombe d'acqua e grandinate, hanno ridotto la produzione agricola tra il 10 e il 30%. La Coldiretti stima un incremento dei prezzi dei cereali del 34%, dei prodotti lattiero caseari del 22% e della carne del 15%. I rincari delle materie prime e delle cosiddette terre rare, fondamentali per tutti i prodotti con elevata componente tecnologica, inciderà sui listini di elettrodomestici, computer e telefonini. Il produttore svedese di frigo e lavastoviglie Electrolux ha già annunciato un rialzo dei prezzi per la carenza dei microcomponenti. A svuotare le tasche dei consumatori ci si mettono pure le direttive europee. Il codice delle comunicazioni elettroniche prevede forti aumenti nei costi delle offerte di telefonia mobile e fissa che inseriscono nel canone mensile l'acquisto di un modem o di un nuovo cellulare. Dopo un anno di pandemia, anche questo inverno sarà da dimenticare.


«Tariffe fisse e spazio alle rinnovabili»

Nicola Lanzetta (Ansa)​

«Più ci svincoliamo dal gas e meno saremo esposti agli aumenti». Nicola Lanzetta, responsabile mercato Italia di Enel, è convinto che arginare i rincari del gas sia possibile puntando sulle energie rinnovabili.

Perché questi aumenti?

«Il prezzo dell'energia elettrica è fortemente influenzato da quello del gas. La ripartenza dell'economia ha determinato una effervescenza dei cicli produttivi e una maggiore domanda di gas alla quale il sistema non è stato in grado di rispondere. Ricordiamoci che l'Italia importa oltre il 90% del gas dall'estero. Va aggiunto l'aumento dei diritti di emissione di CO2».

Vuol dire che i consumatori sono chiamati a pagare il costo della transizione green?

«Al contrario, è la conferma che bisogna accelerare la transizione: le rinnovabili svincolano l'Italia dal gas».

Qualcuno si salva?

«I clienti che hanno scelto il mercato libero: la maggior parte delle offerte hanno un prezzo dell'elettricità fisso fino a 24 mesi. Si salvano anche le imprese con forniture pluriennali: le aziende acquistano energia a prezzo fisso per un certo numero di anni mentre gli operatori realizzano nuovi impianti rinnovabili per rifornire queste imprese. Così, accelerando la transizione, si evitano gli aumenti del gas. Quando la produzione di energia da rinnovabili sarà al 60-70%, un aumento del gas di queste proporzioni avrà ripercussioni molto più basse sul prezzo dell'energia elettrica».

Ma sulle bollette pesano anche le tasse.

«Nel corso dell'ultimo anno, in media, il costo della componente energia in bolletta è stato inferiore della metà rispetto ad altre componenti come oneri, trasporto e imposte».

I rincari sono episodici o è un trend destinato a durare?

«È una situazione che non mi sentirei di definire episodica. Ci deve preoccupare per la dipendenza dal gas importato da Paesi con caratteristiche politiche ed economiche complesse».

Cosa dovrebbe fare l'utente per arginare i rincari?

«La cosa più immediata è scegliere in autonomia sul mercato libero un'offerta vicina al proprio profilo di consumo. Poi utilizzare l'energia elettrica per scopi diversi dal solito: non ha senso riscaldare la casa con il gas quando ci sono nuove tecnologie più efficienti ed economiche che consentono di climatizzare con l'energia elettrica. E poi la mobilità elettrica. In Italia ci sono 33 milioni di auto e l'80% fa meno di 60 chilometri al giorno: perché preoccuparsi di restare con la batteria scarica?».

«Alle famiglie serve una guida per i risparmi»

«Ogni famiglia dovrà mettere in conto in autunno maggiori spese per circa 1.500 euro. Una stangata che si farà sentire di più perché segue i lockdown». L'allarme è del presidente del Codacons, Gianluca Di Ascenzo. L'associazione dei consumatori ha messo in fila le voci che alleggeriranno le tasche degli italiani.

Quali sono i settori più sotto stress?

«Innanzitutto le utenze. Per le bollette di luce e gas ci attendiamo rincari di almeno 24,5 euro a famiglia. Gli aumenti di luglio non erano episodici. Ma le sorprese non sono finite».

Cos'altro ci attende?

«Dopo tablet e computer acquistati per la didattica a distanza, i genitori devono affrontare il caro prezzi di libri e materiale scolastico vario. L'onere per studente è di circa 550 euro e con i testi scolastici il conto sale a 1.200 euro».

Si fa sentire anche l'aumento dell'inflazione.

«Se si confermerà il trend al rialzo degli ultimi mesi dei beni di prima necessità, ogni famiglia subirà un maggior esborso di 189 euro».

E i trasporti?

«Il rincaro dei carburanti farà sborsare 75 euro in più nei mesi autunnali. E aspettiamoci altri rincari in inverno».

Come può difendersi il consumatore contro la stangata?

«Con alcune accortezze è possibile risparmiare energia fino a 225 euro l'anno».

Per esempio?

«Staccare i caricabatterie dalla spina quando non vengono utilizzati fa risparmiare fino a 56 euro l'anno. Altri 30 euro l'anno si risparmiano sfruttando il più possibile la luce del sole, aprendo tende e tapparelle e utilizzando lampadine a risparmio energetico. Bisogna poi recuperare l'abitudine di confrontare le offerte del mercato e sfruttare le promozioni. E soprattutto evitare di comprare d'impulso prodotti non necessari».

Acquistare è uno stress?

«Basta fare più attenzione alle esigenze reali. Spesso si è condizionati dalle campagne pubblicitarie. Invece del telefonino di nuova generazione, è ugualmente efficiente quello ricondizionato».

Per gli elettrodomestici come si può risparmiare?

«Innanzitutto scegliendo modelli a elevato risparmio energetico. Il frigo va distanziato di almeno 20 centimetri dalle parete e non va riempito eccessivamente. La temperatura deve essere sui 6 gradi. La lavatrice consuma meno se si abbassa la temperatura di lavaggio a 60 gradi mentre per la lavastoviglie vanno evitati i programmi lunghi».

Il riscaldamento è una voce pesante nei bilanci familiari.

«Il metano è raddoppiato rispetto alla scorsa primavera e quadruplicato sull'anno. Le agevolazioni per i lavori di efficientemente energetico, con il bonus del 110%, offrono l'occasione per dotare la casa di strutture che favoriscono minori consumi».

«Dobbiamo rassegnarci: i prezzi saliranno per i prossimi due anni»

«Il consumatore si deve rassegnare ai rincari della pasta. Non c'è via d'uscita. Ed è una situazione che potrebbe protrarsi anche per i prossimi due anni. Ma se qualcuno pensa che gli aumenti possano favorire i produttori esteri di pasta a buon mercato ma di scarsa qualità, dico che è impossibile. Il made in Italy è una garanzia nel nostro Paese come all'estero». Vincenzo Divella è amministratore delegato dell'omonimo pastificio, uno dei maggiori in Italia.

Lei è preoccupato da questi rincari?

«Il problema è semplice: a fine giugno i listini delle borse granarie di Bari, Foggia e Altamura indicavano una quotazione del grano duro a 30-30,5 euro al quintale. Il 9 settembre questi valori sono schizzati a 48-49 euro. Ricordo che l'Italia importa dai 20 ai 30 milioni di quintali di grano duro e consumiamo più pasta del grano che siamo in grado di produrre».

Come si è arrivati a questo?

«Il Canada è il principale produttore di grano al mondo e il mercato di riferimento dell'industria italiana della pasta. Questo Paese è stato colpito da una tremenda siccità che ha dimezzato il raccolto, da 70 milioni di quintali a 35 milioni. Inevitabile l'aumento del prezzo. Ma ciò che ha sorpreso tutti gli imprenditori del settore è stata l'impennata in poche settimane. Le scorte si sono esaurite subito e i trader ne hanno approfittato. Gli aumenti si stanno scaricando su tutta la filiera e sono già arrivati alla grande distribuzione».

Che cosa prevede per l'autunno?

«Prevedo ulteriori aumenti di prezzi se il grano nel mondo continuerà a scarseggiare. Molti stanno comprando anche per garantirsi le scorte. Ma quando torneremo a fare acquisti massicci, allora i prezzi riprenderanno a salire».

Se l'estero scarseggia, perché non rivolgersi ai produttori italiani?

«La produzione italiana di grano duro copre due terzi del fabbisogno dell'industria della pasta. Gli altri 30 milioni di quintali vanno importati, soprattutto da Canada, Australia e Usa».

Non sarebbe più conveniente acquistare in Europa?

«Potremmo acquistare da Spagna, Francia e Grecia, che però devono soddisfare prima di tutto i loro pastifici».

Il grano prodotto in Italia risentirà degli aumenti sui mercati internazionali?

«Il nostro grano è di ottima qualità e costa meno di quello canadese, che vale 60 euro al quintale. Però è presumibile che il prodotto italiano non manterrà le quotazioni così basse a lungo e potrebbe allinearsi ai valori dei mercati internazionali che dettano legge sui prezzi».

Oltre alla carenza di grano, in che misura incidono i rincari energetici?

«Parecchio: paghiamo più cari i trasporti, l'energia e anche i materiali per le confezioni, come cartone e cellofan».

Quanto costeranno questi aumenti al consumatore?

«Circa 20-30 centesimi in più al chilo. I rincari però saranno graduali. Mi aspetto incrementi per tutto il 2022».

Si sta scatenando anche la speculazione?

«È normale. Chi ha un prodotto che scarseggia non esita ad approfittarsene».

C'è il pericolo che il consumo si sposti su pasta importata a basso prezzo anche se di minore qualità?

«Lo escludo. In Turchia il governo ha dato la possibilità di mettere il 50% di grano tenero nella pasta e questo consente di abbassare il prezzo. Ma gli italiani non si convertiranno alla pasta turca che scuoce in un attimo. Lo stesso vale per chi apprezza la pasta all'estero».

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