Cingolani: «Il mio lavoro è finito». In molti si chiedono se sia mai iniziato
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Cingolani: «Il mio lavoro è finito». In molti si chiedono se sia mai iniziato
Politica

Cingolani: «Il mio lavoro è finito». In molti si chiedono se sia mai iniziato

Il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani fa uno strano annuncio, lasciando intendere di essere pronto a lasciare. Il manager che aveva promesso la grande rivoluzione energetica, ha reso biodegradabile sé stesso.

«Il mio lavoro è finito». Il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani fa intendere di essere pronto a lasciare. L’Italia ha finalmente raggiunto l’indipendenza energetica? Le bollette sono praticamente gratis? No, al contrario. Proprio Cingolani, il manager che aveva promesso la grande rivoluzione energetica, ha reso biodegradabile sé stesso. Un ministro rinnovabile, che nel nome dell’energia eolica minaccia di lasciare al primo colpo di vento. Dice che il lavoro è finito, ma non ci spiega quando mai è cominciato. Del resto sulla stessa funzione del suo dicastero (oltre a quella di accontentare gli appetiti dei Cinque Stelle), il mistero è sempre stato fittissimo. Lui dice che i suoi compiti – tutti brillantemente realizzati, a suo dire - erano i seguenti: scrivere il Pnrr, mettere in piedi la struttura ministeriale, procedere con le semplificazioni, sottoscrivere gli accordi ambientali del G20 e Cop26. Possiamo aggiungere forse qualche uscita estemporanea che certo non rimarrà nei libri di storia, come la proposta di eliminare le guerre puniche dai programmi scolastici, oppure l’invito a usare di meno i social network perché inquinano.

Verrebbe voglia di dargli una medaglia insomma. Se non fosse che nel frattempo le bollette energetiche degli italiani hanno toccato picchi record, senza che Cingolani abbia alzato un dito. Non a caso nel paradiso dipinto dal Ministro è risuonato il grido di dolore degli imprenditori: «Drammatico aumento dei costi delle commodity energetiche. Servono interventi urgenti». Da inizio anno il costo dell’elettricità è salito del 280% e il gas del 670%. Assoutenti quantifica in 1.100 euro l’esborso aggiuntivo per ogni famiglia. L’Associazione costruttori di impianti di efficienza energetica ha dovuto comprare un’intera pagina del Corriere della Sera per far sapere a tutti che «il governo sta abbandonando le aziende. Ci domandiamo dove sia lo spirito di unità nazionale quando si abbandona un intero settore»”. Nel vortice della crisi anche il comparto manifatturiero, con il caro energia che impatta sui settori ad alto consumo: acciaio, ceramica, cemento, carta. I responsabili parlano di «concreta impossibilità di proseguire con le attività produttive», col rischio di dover chiudere bottega nonostante gli ordinativi da tutto il mondo continuino ad arrivare.

Insomma, è un momento cruciale, delicatissimo, irripetibile: a rischio c’è la sopravvivenza del tessuto economico più profondo del Paese, e il ministro della Transizione decide di transitare verso casa sua. A questo siamo arrivati.

Non vorremmo che l’uscita del premier («Il governo può andare avanti al di là di chi lo guida») sia suonata come un liberi tutti per la sua compagine ministeriale. Non veniteci però a raccontare che tutti gli obiettivi sono stati centrati, mentre tutto intorno l’economia reale affonda.

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