Harry Potter e un viaggio magico che non dimenticheremo

Capita spesso di sentire parlare di figli che seguono le passioni dei padri. Io ho fatto il contrario seguendo quella di miei figli, per fortuna. Ed entrando in un mondo magico che difficilmente dimenticherò

Photo by: Barbara Magrini all rights reserved

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Andrea Polo

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Ci sono volte in cui i padri insegnano ai figli e in cui, poco per volta, cercano di trasmettere agli eredi le loro passioni. Ho visto genitori provare ad insegnare l'inno della squadra di calcio del loro cuore a lattanti, altri trascinare bimbetti urlanti e poco interessati all'arte nei corridoi di musei giganteschi cercando di appassionarli alla pittura impressionista, altri ancora far sentire musica classica ad adolescenti che, mentre fingevano di seguire le melodie mozartiane, avevano in realtà ben calato il cappello per nascondere le cuffie in cui sentire il rapper che amano. A me, e aggiungo per fortuna, è accaduto l'opposto.

Circa un anno fa mia sorella ha regalato a Marco, all'epoca novenne e notoriamente avido divoratore di libri, quello che ad un primo sguardo sarebbe potuto sembrare uno degli innumerevoli titoli che entrava ad arricchire la sua collezione, ma che di lì a breve si sarebbe rivelato l'inizio di una passione. È così che Harry Potter ha fatto il suo ingresso in casa nostra dove non solo si è insediato comodamente, ma con la sua bacchetta ha anche evidentemente fatto qualche incantesimo per travolgere nella sua passione prima Marco, poi Giovanni e infine noi.

Al mio primogenito sono bastati pochi mesi per leggere (più volte) tutti i sette libri di Harry Potter e cercare di insegnare al fratellino gli incantesimi di appello o le regole del Quiddich e così ci è sembrato naturale, quando è arrivato il momento di pensare al regalo per la sua comunione, raccogliere le forze con amici e parenti e regalargli un'esperienza che avrebbe ricordato a lungo; un viaggio a Londra per visitare i luoghi della saga del maghetto di Hogwarts e, soprattutto, un tour agli studios dove sono stati girati i film che hanno reso tridimensionali i personaggi creati dalla penna di J.K.Rowling.

Dopo una ricerca sul web ci siamo collegati al sito degli studios e in brevissimo tempo avevamo in mano i biglietti per entrare anche noi nel magico mondo di Harry Potter. Inutile dirvi quale sia stata la reazione di Marco nello scoprire che a breve avrebbe visto materializzarsi il suo sogno. Sicuri di aver fatto centro siamo andati a letto contenti, ma ancora non sapevo cosa mi aspettava. Confesso che, unico nella mia famiglia, fino ad allora non avevo letto una sola riga dei libri della Rowling, reato che mio figlio considerava punibile con almeno 10 anni di reclusione alla prigione di Azkaban e per questo motivo ha imposto un obbligo.

Tutto serio, come solo un bambino di 10 anni sa essere, un bel giorno mi consegna Harry Potter e la pietra filosofale e mi fa: "Papà, non possiamo andare ad Hogwarts senza che tu sappia cosa è. Leggi. Tutto". Così, un po' per obbligo un po' per curiosità ho cominciato a leggere e ad appassionarmi anche io. 

Dopo tanta attesa finalmente arriva il giorno della partenza. Arrivati nella city Marco e Giovanni cominciano a guardarsi intorno certi che di lì a breve avrebbero visto passare, se non proprio Harry, Hermione o Ron, perlomeno il Professor Silente, Hagrid o, dico poco, lo Zio Vernon. Nulla di tutto ciò accadde e, non senza qualche fatica per sedare l'eccitazione data dal fatto che il giorno dopo sarebbe stato il nostro Potter day, siamo riusciti a metterli a letto.

Prime ore del mattino, molto vicino all'alba, i due si alzano. Fanno colazione ad una velocità che ci sognamo nei giorni di scuola e inforcati scarpe e giacche si tuffano nella rutilante Londra per la prima tappa potteriana, la stazione di Kings Cross e il famoso binario 9 e 3/4. Una volta arrivati a loro brillano gli occhi e io, confesso, un po' mi commuovo nel vederli così felici ed emozionati nel poggiare le mani sul carrello che, a metà già passato oltre il muro, ci porta ufficialmente nel mondo di Harry.

Il pezzo forte, però, arriva nel pomeriggio quando finalmente si arriva davvero agli studios. Giovanni, che in macchina si era appisolato, forse ancora una volta colpito da incantesimo, appena arrivati al parcheggio si sveglia e in men che non si dica vola dietro al fratello che, in pieno delirio groupie, si è già lanciato verso l'ingresso dove fanno bella mostra di sè gli scacchi animati del film.

Espletate le formalità di rito (biglietti, audiogiude, pipì) siamo tutti pronti e ci viene incontro la nostra impareggiabile guida, Tom, che comincia a raccontarci alcune curiosità del dietro le quinte. Ad esempio, sapete quante auto sono state usate per filmare le scene della macchina volante dei Weasley in Harry Potter e la camera dei segreti? E perché è stato scelto proprio quel modello di auto? Marco e Giovanni lo ascoltano rapiti come se avessero davanti una Veela (male se non sapete di cosa parlo!!) e cominciano a fare domande a raffica, in inglese.

Pochi passi e sono nella sala grande dei banchetti, pochi altri e arriviamo al dormitorio dei ragazzi di Grifondoro, passiamo dalla tana di Hagrid, dallo studio di Silente e dall'aula di pozioni di Piton. Nel frattempo Tom continua a raccontare (ormai è uno di famiglia e miei figli vogliono che sia con noi anche nelle foto ricordo!) e continuiamo a camminare fino ad arrivare a volare con le scope magiche, stringere la mano di un Goblin della Gringott e sbirciare dalla finestra del negozio del signor Olivander. 

Ci rinfreschiamo con una burrobirra, passeggiamo sul ponte di Hogwarts ed entriamo anche nel salotto del 4 Privet drive. Nel frattempo miei figli continuano a correre entusiasti da una parte all'altra, scattare foto e chiedere risposte alle loro curiosità. Io invece perdo punti su punti non riconoscendo la coppa tre maghi e scambiandola per il calice di fuoco e chiedendo cosa sia un oggetto dalla forma strana che mi aveva incuriosito nello studio di Silente e sentendomi rispondere in coro dai due: "Ma papà! È dove Silente tiene i ricordi! Anche quelli di Voldemort, possibile che non lo sappia???"

Dopo 4 ore e mezza in cui miei figli hanno continuato a schizzare da un lato all'altro degli studios usciamo. Marco e Giovanni hanno stampato in faccia il sorriso e se ne accorge anche l'autista che ci sta accompagnando a casa. Chiede dove siamo stati, i piccoli apprendisti stregoni glielo raccontano; lui li informa che è in progetto l'apertura, nei prossimi anni, di un parco a tema e dalle retrovie si alza un solo urlo: "Mamma! Papà! Facciamo i biglietti! dobbiamo tornare!!!"

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