“La tristezza vien vissuta come un valore negativo,
Mentre invece va vissuta come un valore positivo.
Non commettete l’errore di denigrare la tristezza.”
Così cantavano Elio e le Storie Tese nel 2008 nel loro album Studentessi. A distanza di quasi vent’anni, il cantautore e polistrumentista dall’ironia dissacrante, torna a questo nobile sentimento, esibendolo per la prima volta, nel suo spettacolo “La rivalutazione della tristezza”.
Accompagnato dalla sua band (Alberto Tafuri pianoforte e direzione musicale, Sophia Tomelleri tenore e flauto, Giulio Molteni basso e Martino Malacrida batteria), Elio dedica un intero concerto alla tristezza. Anzi, molto più di un concerto, un vero e proprio esperimento scientifico.
Elio riesce a stupirci in ogni suo nuovo spettacolo, e quello che sta portando nei teatri adesso, potrebbe batterli tutti superando ogni aspettativa: è un concentrato di pura originalità che allarga ancora una volta i confini del suo talento.
“La tristezza dà vita a canzoni bellissime che io non avevo mai avuto la possibilità di cantare perché ho sempre fatto emergere il mio aspetto divertente – racconta l’artista. – Volevo realizzare uno spettacolo che restituisse dignità a questo sentimento molto spesso maltrattato.”
Il sodalizio tra Elio e Alberto Tafuri dura da oltre trent’anni: è stato il suo vocal coach in tutte le partecipazioni a X Factor. Oltre a essere un grandissimo pianista, con alle spalle collaborazioni con giganti della musica, Alberto ha una cultura pressoché infinita. “Confrontandoci nei nostri numerosi viaggi – aggiunge Elio – siamo arrivati alla conclusione che fosse giunta l’ora di cantare e suonare canzoni molto tristi.”
Baudelaire, Leopardi, Pessoa, Shakespeare nei suoi drammi o Victor Hugo nei suoi romanzi. Parecchi, prima di lui, hanno decantato questa profonda emotività. Ma nessuno di loro l’hai mai trasformata in un’indagine empirica.
Non si tratta, infatti, di un vero e proprio concerto, ma di un esperimento scientifico, in cui ogni sera Elio e la sua band cercheranno di battere il record mondiale di tristezza, servendosi di un apposito strumento di cui non è ancor dato sapere il funzionamento preciso. Una sorta di “tristometro”. Entra in scena anche una componente nuova, la laurea di Elio in Ingegneria e il suo rigore scientifico, grazie al quale si è stati in grado di scegliere scientificamente i brani in progressiva tristezza per arrivare al picco assoluto. Le canzoni scelte – e qui Elio tende a precisare, anche se non c’era dubbio alcuno – saranno canzoni tristi bellissime – partiranno proprio dalla sua “Tristezza” in un crescendo di emozioni, aumentando pian piano il livello di tristezza, fino ad arrivare alla triade dei cantautori più tristi: Aznavour Tenco e De André. L’apoteosi si raggiungerà con un brano giapponese.
Una volta raggiunto il culmine di tristezza, confidando di raggiungere il record, bisogna velocemente tornare allo stato più o meno neutro iniziale, servendosi di canzoni “elisir” che instillano buonumore. Anche la scelta di questi antidoti si è basata su criteri scientifici. I cantautori decretati a far abbassare rapidamente la malinconia saranno Carosone e Gioacchino Rossini.
Il tour, organizzato da IMARTS – International Music and Arts, partirà il 21 ottobre da Alessandria, per poi attraversare Lecce, Firenze, Torino, Bologna, Pescara, Varese, Genova, Milano (22 e 23 marzo al Teatro Manzoni) per concludersi il 16 aprile a Cremona.
“Oggi c’è una grande richiesta di allegria. Ho in mente il periodo dopo il Covid: il primo LOL ebbe un successo strepitoso, molto oltre alle aspettative, proprio perché il lockdown aveva generato questa richiesta altissima di allegria. La stessa cosa sta succedendo oggi. Il pubblico vuole solo allegria; io ho pensato che fosse una grandissima ingiustizia e ho fatto esattamente l’opposto!”
La tristezza è un sentimento sano e naturale, una componente della nostra vita, che tutti proviamo o abbiamo provato. L’unico problema sorge quando viene strumentalizzata e usata esclusivamente per creare audience.
“Non ti devi vergognare di un sentimento così antico, viva la tristezza simbolo di mentalità vincente” recita la succitata canzone di Elio, ma come ribadisce lui stesso – e qui finalmente gli scappa un sorriso – “Quella raffinata, bella, di qualità” che porto io a teatro.”
