Vogliono continuare a vivere nella propria casa, mantenere le proprie abitudini e conservare il più a lungo possibile quell’autonomia che con l’avanzare dell’età diventa ancora più preziosa. Per milioni di anziani italiani, però, l’indipendenza domestica convive con un rischio che figli e familiari tendono spesso a sottovalutare, almeno fino al momento in cui succede qualcosa.
Negli ultimi cinque anni, infatti, quasi due famiglie italiane su tre, il 64%, hanno dovuto affrontare almeno un’emergenza domestica che ha coinvolto un genitore o un suocero over 65 che vive solo oppure in coppia. È quanto emerge da una ricerca condotta da Altroconsumo per l’Osservatorio sulla Serenità Domestica di Sector Alarm, che fotografa non soltanto gli incidenti più frequenti, ma anche il modo in cui le famiglie italiane stanno cercando di conciliare autonomia, sicurezza e assistenza a distanza.
Il tema riguarda una fetta sempre più ampia della popolazione. Nel comunicato che accompagna l’indagine vengono richiamati gli ultimi dati demografici secondo i quali in Italia gli over 65 sono oltre 14,8 milioni e rappresentano il 25,1% della popolazione, praticamente un abitante su quattro.

Cadute e malori sono le emergenze più frequenti
La prima causa di emergenza domestica tra gli anziani è rappresentata dalle cadute, segnalate dal 33% delle famiglie coinvolte nell’indagine, seguite molto da vicino dai malori improvvisi, che interessano il 29% dei casi.
Ma vivere soli può aumentare anche l’esposizione a rischi di natura diversa: il 17% degli intervistati segnala episodi legati a tentativi di raggiro o truffa, mentre nell’8% dei casi la famiglia ha dovuto affrontare un furto o un tentativo di furto.
E le conseguenze possono essere importanti. In più di quattro casi su dieci l’impatto fisico sull’anziano viene descritto come da moderato a molto grave, mentre in oltre tre casi su dieci l’episodio ha avuto ripercussioni anche sul piano psicologico. Nel 34% delle emergenze è stato inoltre necessario chiamare un’ambulanza o richiedere l’intervento di personale sanitario.
Numeri che mostrano quanto una caduta apparentemente banale, un malore o un incidente domestico possano diventare molto più difficili da gestire quando l’anziano si trova da solo e non ha qualcuno nelle immediate vicinanze in grado di intervenire.
Figli e familiari controllano soprattutto con telefonate e visite
Nonostante la frequenza delle emergenze, la protezione degli anziani che vivono soli continua a poggiare soprattutto sui rapporti familiari tradizionali. Il 68% delle famiglie utilizza telefonate e messaggi frequenti per assicurarsi che tutto vada bene, mentre il 46% fa affidamento sulle visite periodiche di figli o altri parenti.
Una soluzione apparentemente semplice che, però, diventa più difficile quando la distanza aumenta. Circa una famiglia su cinque impiega più di un’ora per raggiungere l’abitazione dell’anziano, mentre per circa una su dieci il viaggio supera addirittura le cinque ore.
È in questa distanza che si apre uno dei problemi più delicati per le famiglie: rispettare il desiderio dei propri genitori di continuare a vivere autonomamente senza trasformare ogni telefonata senza risposta in una fonte di ansia.
Solo l’11% utilizza sistemi di monitoraggio
La tecnologia potrebbe colmare almeno in parte questa distanza, eppure il suo utilizzo resta ancora limitato. Soltanto l’11% delle famiglie intervistate dichiara di utilizzare dispositivi elettronici che permettono di controllare a distanza la situazione del proprio familiare, mentre un ulteriore 10% pensa di adottare nei prossimi tre anni un sistema di allarme collegato a una centrale operativa.
A frenare la diffusione di questi strumenti non sarebbe soltanto il prezzo. Il 21% indica un ostacolo economico, ma il dato più interessante riguarda la percezione stessa del rischio: tra chi non utilizza dispositivi elettronici, il 43% ritiene di non averne bisogno oppure dichiara di sentirsi già sufficientemente al sicuro.
Si crea così un meccanismo in gran parte reattivo, nel quale il problema viene percepito pienamente soltanto dopo che un incidente si è già verificato.
Chi ha vissuto un’emergenza negli ultimi cinque anni, infatti, si dichiara molto o totalmente preoccupato nel 17% dei casi, rispetto all’11% di chi non ne ha mai affrontata una. Anche la propensione ad adottare sistemi di sicurezza cresce quasi del doppio dopo un’esperienza diretta: il 15% di chi ha già affrontato un’emergenza prenderebbe in considerazione un sistema collegato a una centrale operativa, contro l’8% di chi non ha avuto episodi simili.
Il difficile equilibrio tra sicurezza e indipendenza
È probabilmente questo il punto più interessante che emerge dalla ricerca: per molte famiglie la sicurezza viene ancora percepita quasi come l’opposto dell’autonomia, come se aumentare il controllo significasse necessariamente limitare l’indipendenza di un genitore anziano.
In realtà, con una popolazione che invecchia e famiglie sempre più spesso distribuite tra città o regioni diverse, la questione potrebbe diventare esattamente opposta. Strumenti di assistenza e monitoraggio possono rappresentare uno dei modi attraverso i quali permettere alle persone di rimanere più a lungo nella propria casa, evitando che la sola paura di un incidente diventi una ragione per rinunciare prematuramente alla propria indipendenza.
La ricerca riporta anche la storia di Pietro, residente a Torino, che aveva installato un sistema di protezione nell’abitazione del padre proprio per consentirgli di continuare a vivere autonomamente. Quando l’uomo è caduto riportando una frattura del femore, il pulsante SOS gli ha permesso di chiedere aiuto; lo stesso sistema è stato successivamente utilizzato in altre due emergenze per attivare l’assistenza.
Non significa che la tecnologia possa sostituire visite, telefonate o presenza familiare, ma piuttosto che possa aggiungere un ulteriore livello di protezione proprio nelle ore e nei momenti nei quali nessun parente può essere fisicamente presente.
Un problema destinato a riguardare sempre più famiglie
Il dato demografico rende inevitabile una riflessione più ampia. Man mano che cresce il numero degli anziani e aumenta il desiderio di continuare a vivere nella propria abitazione, sarà sempre più difficile immaginare un modello di assistenza fondato esclusivamente sulla presenza quotidiana dei figli.
Secondo l’indagine, circa sei famiglie su dieci ritengono che un sistema di allarme collegato a una centrale operativa 24 ore su 24 possa garantire un buon livello di protezione al proprio familiare, mentre la quota di chi utilizza o pensa di installare strumenti di questo tipo potrebbe arrivare, nell’arco di pochi anni, a circa un anziano su cinque.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto quali dispositivi mettere nelle case, ma il modo in cui cambierà il concetto stesso di cura. Perché proteggere una persona anziana non significa necessariamente impedirle di vivere da sola; sempre più spesso significherà trovare gli strumenti che le consentano di continuare a farlo, riducendo contemporaneamente i rischi e quella distanza, fisica e psicologica, che oggi pesa tanto sugli anziani quanto sulle loro famiglie.
