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Spalletti e l’ombra di Conte sulla Juventus: “La pressione? Accettarla è una medicina”.

Spalletti e l’ombra di Conte sulla Juventus: “La pressione? Accettarla è una medicina”.
Luciano Spalletti e Antonio Conte (Getty Images)

Il tecnico toscano alle prese con la prima crisetta di stagione e con la suggestione (ingombrante) dell’ex amatissimo dai tifosi. Come uscirne?

“Accettarla è la medicina per imparare a vivere e l’ho capito presto, quando a dieci anni andavo a guadagnare due cose per la famiglia dopo scuola”: Luciano Spalletti sceglie la filosofia (di vita) per provare ad allontanare la sensazione di dejavu. Lui che lavora a un progetto, tra mille difficoltà, l’altro che compare e scompare nell’ombra, evocato nei momenti bui e mai del tutto cancellato nemmeno in quelli belli. Copione già recitato a Milano, quella volta l’apparizione di Antonio Conte era stata fisica a due passi dalla sede dell’Inter che da lì a qualche mese sarebbe stata il suo posto di lavoro.

Impossibile non ascoltare spifferi e sussurri di Torino, soprattutto dopo un inizio di stagione sulle montagne russe che si è saldato con la negatività del finale dello scorso campionato. Allora Spalletti aveva provato a sparigliare spiegando a tutti di aver fatto “una grande stagione” nonostante il sesto posto finale. Parole ben poco juventine, anche in un periodo di vacche magre e senza scomodare Boniperti e la parabola del vincere che non è importante ma l’unica cosa che conta.

Oggi Spalletti è un tecnico molto meno forte del mese di aprile, del momento della firma al buio (per la proprietà) sul prolungamento di contratto e della guerra vinta con Damien Comolli. Fisiologico, visti gli alti e bassi di mesi vissuti in trincea e con una comunicazione non sempre lineare o accomodante nei confronti della nuova Juventus, impersonata nella figura di Giovanni Carnevali. Il quale ha confermato Spalletti, stabilito che non è nel suo stile mandare via gli allenatori e avvisato tutti che sarà un’annata difficile e anche di bocconi amari.

Un’uscita sufficiente a spegnere l’incendio, non a soffocare la suggestione del ritorno a casa del figliol prodigo Conte. Il tecnico leccese è fermo, ufficiosamente disposto a vivere un periodo lungo di riposo prima di rituffarsi in un progetto da sviluppare, qualcosa di poco compatibile con la panchina di una Juventus in difficoltà da prendere a stagione in corso. Eppure. Eppure nessuno sa come reagirebbe alla chiamata di Elkann che per lui sarebbe anche quella del perdono dopo la fuga precipitosa nell’estate del 2014, un addio burrascoso che fin qui gli ha precluso il rientro.

Ecco perché con l’ombra di Conte incombente, per quanto scomoda, Spalletti deve abituarsi a convivere. E’ successo a tutti i suoi predecessori alla Continassa e fino a quando l’ex del Napoli sarà libero è nel destino suo e di questo gruppo. Pressione forte da reggere: “La pressione? Figuratevi se mi turba adesso che ho messo molte cose a posto nella mia vita… Ciò che esce da una sconfitta è una cosa che non posso controllare e quindi non mi interessano. Nella mia testa decido io a quale pensiero dare spazio e a quale non darlo. A questo non do molto spazio”. Così parlò Spalletti, prima delle tante penultime spiagge che lo attendono.

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