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I «nuovi poveri» sono il vero motore di AfD in Germania. Ecco il loro identikit

I «nuovi poveri» sono il vero motore di AfD in Germania. Ecco il loro identikit
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Nel Land orientale tedesco non sono diventati improvvisamente tutti nazisti, sono solo preoccupati per il proprio futuro e per la folle deriva presa dall’Unione europea. Il boom di Afd ha radici economiche: crollo del Pil pro capite, fallimenti record e la crisi dell’indotto dell’auto tedesca.

Non ho mai visitato la Sassonia-Anhalt, ma da quel che leggo non è un posto raccomandabile. E non perché di recente i giornaloni hanno scoperto che è infestato da nazisti, ma perché perfino le guide turistiche lo snobbano. Se si va sul sito di Lonely Planet Italia, casa editrice australiana specializzata in manuali per visitatori di città e regioni, si legge testualmente: «Il Land Sassonia-Anhalt dell’ex Germania Orientale non sembra avere molti motivi d’attrazione se non per due cittadine strettamente legate alle vicende del riformatore religioso Martin Lutero». Se si escludono i luoghi dove il teologo che diede vita al protestantesimo nacque e predicò, per gli esperti di Lonely Planet c’è ben poco altro da vedere oltre all’austera cattedrale di Magdeburgo e al centro industriale di Halle. E se lo dicono loro…

Basta tutto ciò per giustificare la rabbia che ha spinto quasi la metà degli elettori della regione a votare in massa per Alternative für Deutschland, ossia per un partito che in molti ritengono abbia nostalgia del Terzo Reich? Credo proprio di no. Ci sono molti angoli del mondo che non sono particolarmente attrattivi, ma non per questo si convertono al nazismo. Altri spiegano l’oceanica adesione alle idee di Afd con il grado di cultura degli abitanti del Land: sono poco istruiti e dunque sarebbero facilmente manipolabili. Ma anche questa tesi mi convince poco: il tasso di laureati della Sassonia-Anhalt si aggira intorno al 14 per cento, quello del nostro Mezzogiorno si attesta al 18, ma non mi sembra che né in Calabria né in Sicilia dilaghino le camicie brune. Dunque, sono andato alla ricerca di motivazioni più convincenti. Secondo alcuni commentatori, a spingere gli elettori fra le braccia di Afd sarebbero la questione migratoria e i conseguenti problemi di sicurezza. In parte è vero, ma non del tutto, perché Sassonia-Anhalt è uno dei Länder tedeschi con meno immigrati: si parla dell’11,2 per cento della popolazione contro il quasi 38 del Baden-Württemberg o il 35,4 del Nordrhein-Westfalen. E la presenza di musulmani è ridotta rispetto ad altre regioni.

Il fallimento sociale della locomotiva economica

Quindi, come si spiega il repentino cambio di casacca che ha portato centinaia di migliaia di persone a votare contro un partito, la Cdu, che per un quarto di secolo ha governato la regione? La risposta a me pare evidente e sta nel modello imposto dai governi di Berlino e confermato dai vertici dell’Unione europea. Quella che noi abbiamo definito la locomotiva europea, negli ultimi 25 anni ha corso come non mai, macinando utili e Pil, ma ha lasciato indietro 13 milioni di persone. Il tasso di povertà nel 2025 ha raggiunto il livello più alto mai registrato nel Paese, attestandosi al 16,1 per cento. Se si fa un rapido paragone con l’Italia, si scopre che nonostante le periodiche denunce della sinistra e del sindacato, noi abbiamo la metà dei poveri della Germania, pur non avendo la metà degli abitanti. Oltre quattro milioni di tedeschi non sono in grado di pagare le bollette di luce e gas e dunque nemmeno di assicurarsi il riscaldamento durante l’inverno.

Il conto della deindustrializzazione e la fuga dal centro

Nel Land andato al voto la scorsa settimana, la situazione è addirittura peggiore, perché il reddito medio è uno dei più bassi del Paese, con 3.500 euro lordi mensili contro una media di 4.217. Il Pil pro capite si attesta a 38 mila euro, contro una media di 53 mila nel resto della Germania. Lo scorso anno sono fallite 436 società, con un aumento del 24 per cento rispetto al 2024. A chiudere i battenti sono state soprattutto le industrie che rifornivano i grandi gruppi automobilistici, come Volkswagen e Mercedes, tra cui il gruppo Scholote, importante fornitore di componenti metallici di precisione, che è stato costretto a dichiarare lo stato di insolvenza. Ma a essere colpito è anche il settore dell’energia solare e rinnovabile a causa della concorrenza cinese: Enercon, produttore di turbine eoliche, ha di recente licenziato 1.500 persone, e quella che era considerata la Solar Valley ha da poco chiuso i battenti. Insomma, gli abitanti della Sassonia-Anhalt forse hanno qualche ragione per essere inferociti. E hanno molti motivi per avercela sia con il governo di Berlino – che fra le altre cose, grazie a Angela Merkel e ai Verdi, per inseguire l’energia pulita ha chiuso le centrali nucleari facendo salire il prezzo delle bollette -, sia con i vertici di Bruxelles, che con il Green deal hanno condannato l’industria automobilistica tedesca e aperto le porte alle importazioni cinesi.

Cioè, nel Land orientale tedesco non sono diventati improvvisamente tutti nazisti, sono solo preoccupati per il proprio futuro e per la folle deriva presa dall’Unione europea.

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