Cuciniamo insieme: le sfrappe di Carnevale
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Cuciniamo insieme: le sfrappe di Carnevale

La teoria dei dolci carnascialeschi è infinita e anche i nomi sono i più svariati, ma indicano quasi sempre la stessa cosa: pasta dolce in varie fogge, lievitata o meno, con lo zucchero o il miele, ma sempre invariabilmente fritta. Ed eccoci ora nella Marche con le sfrappe che sono più o meno parenti degli scroccafusi e consanguinee delle chiacchiere, dei cenci, delle frappe.


Ci siamo, che la crapula abbia inizio. Direte: ma come? Sono appena trascorse le feste di fine d’anno e si torna a mangiare? Certo e questo è il tempo del semel in anno! Si fanno le ultime scorte prima della lunga pausa che oggi chiameremmo detox, ma che in realtà è un rigoroso rispetto dei cicli naturali. S’annuncia intima e umile la Quaresima, periodo di riflessione di rinunce anche alimentari, ma prima tocca al Carnevale. Che sarebbe poi il carnem levare, l’ultimo pasto del martedì grasso (si chiama così proprio per quello) quando ci si concede la carne prima di dimenticarsela fino a Pasqua. I latini, ancora prima i greci e più elegantemente gli etruschi, avevano i staurnali, i riti dionisiaci, i giorni di Flufluns quando non c’erano più distinzioni di censo e agli ultimi veniva concesso il lusso delle libagioni. Il Re Carnevale viene eletto perché in antico le autorità durante queste feste si spogliavano del potere che veniva consegnato al popolo. Da questa gioia, da questo clima di trasgressione nasce l’uso gastronomico dei dolci, dei fritti, dei piatti ricchi che mettono sete e favoriscono il vino. La teoria dei dolci carnascialeschi è infinita e anche i nomi sono i più svariati, ma indicano quasi sempre la stessa cosa: pasta dolce in varie fogge, lievitata o meno, con lo zucchero o il miele, ma sempre invariabilmente fritta. Ed eccoci ora nella Marche con le sfrappe che sono più o meno parenti degli scroccafusi e consanguinee delle chiacchiere, dei cenci, delle frappe.

Ingredienti – 400 gr di farina 0, 2 uova grandi, 100 gr di zucchero, un’arancia (o limone) non trattata, 1 bicchierino di Mistrà (facoltativo, se ci sono i bimbi meglio non usarlo) 3 cucchiai di olio extravergine di oliva, mezzo bicchierino di Alchremes (anche questo facoltativo potete sostituirlo con anicini e codette colorati così da recuperare anche il profumo del Mistrà) , 1 litro di olio per friggere, abbondante zucchero a velo o miele d’acacia liquido.

Procedimento – Fate sulla spianatoia la fontana di farina, rompetevi al centro le uova e sbattete con una forchetta, aggiungete il Mistrà, lo zucchero, la buccia d’arancia grattugiata (attenzione a non intaccare l’albedo, la parte bianca che è amara) l’olio extravergine di oliva e cominciate a impastare. Dovete ottenere un impasto elastico e morbido al tempo stesso. Ora sistematelo in una ciotola, copritelo con un panno e fatelo riposare in frigorifero per un’ora. Trascorso questo tempo stendete con il mattarello o con la nonna papera (la speciale macchinetta) una sfoglia di circa 3 millimetri di spessore. Tagliatela a losanghe, a nastri, a rombi insomma a vostro piacimento. Fate scaldare bene in una padella l’olio per frittura e friggete la pasta un po’alla volta. Scolate bene dal grasso di cottura appoggiando le sfrappe fritte su un foglio di carta assorbente. Guarnite con l’Alchermes o con le codine zuccherate, con lo zucchero a velo o con il miele.

Come far divertire i bambini – Date a loro il compito di guarnire le sfrappe.

Abbinamento – Asti spumante o Moscato d’Asti, ma vanno benissimo il Brachetto oppure i passiti fermi. Nelle Marche si usa vino cotto, in Toscana il Vin Santo.

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