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Un colpo al cerchio e una alla botte, la figlia di Andreatta lascia la Rai per Netflix

Clamoroso addio alla tv di Stato dopo 25 anni: sarà vice presidente delle serie originali italiane di Netflix. La manager era stata inserita da The Hollywood Reporter tra le venticinque donne più potenti al mondo nel settore della tv e dell'entertainment.


La figlia prediletta di Beniamino, Eleonora Andreatta detta Tinny, una delle donne più potenti della Rai, lascia Viale Mazzini per Netflix. A sorpresa. Molla la direzione di Rai Fiction per assumere la carica di vicepresidente delle Serie originali italiane del colosso di streaming. E sui social già è circolato qualche scudocrociato che, al posto della scritta «DC», ha quella di Netflix.

Chi è Eleonora Andreatta detta Tinny

Eppure fino a pochi giorni fa il nome di Eleonora Andreatta era quello più caldo in Rai per il dopo Salini: i rumor, infatti, volevano l'attuale amministratore delegato della Rai con la valigia in mano per Netflix. Ma Tinny ha stupito tutti e sovvertito le previsioni. E ora è proprio Fabrizio Salini, invece, a prendere ad interim il ruolo di lady Andreatta alla guida delle fiction della tivù pubblica.

55 anni, di cui 25 passati in Rai, Eleonora Andreatta è figlia dell'economista e più volte ministro Beniamino Andreatta, il mentore di Prodi che a Bologna ebbe come suo allievo e assistente. Quel Beniamino che negli anni Sessanta fu consigliere economico di Aldo Moro e che, grazie a quella vicinanza, ascese politicamente all'interno della Democrazia Cristiana, ricoprendo vari incarichi tra gli anni Settanta e i Novanta sotto i governi Cossiga, Forlani, Spadolini. Fu Beniamino Andreatta a inventare l'Ulivo (insieme a Romano Prodi).

Suo figlio Filippo, politologo internazionale, ha provato per un po' a seguirne la scia: oltre un decennio fa era dato come futura punta del centrosinistra, ma poi si perse.

Eleonora, la secondogenita (il primogenito Tomaso è economista, la più piccola Erika architetto), ha invece seguito la sua passione per il cinema e per la narrazione. Passione che un po' è scritta anche il quel nomignolo, Tinny, con cui ovunque è conosciuta (viene chiamata Tinny anche nelle note di addio della Rai e di benvenuto di Netflix): Tinny è la principessa minuta e molto umana, eroina popolare, protagonista di una commedia del poeta bengalese Rabindranath Tagore, che colpì l'immaginazione di Beniamino Andreatta e sua moglie Giana in un viaggio nel 1961 in India. Da lì la folgorazione: «La prima figlia femmina che avremo la chiameremo Tinny».

Laureata in Lettere, dopo un passato da cinefila all'Academy Pictures, Eleonora «Tinny» Andreatta è entrata in Rai nel 1995, poco prima che suo padre divenisse ministro della Difesa al servizio di Prodi 1. Niente di trascendentale: il «poltronificio» politico di mamma Rai è pieno di «figli di» (e anche di fratelli e sorelle, mogli e mariti, nipoti, amici cari). In venticinque anni di Rai, il merito della «figlia di Andreatta» è stato quello di essersi fatta notare anche per… i meriti. Ed è questo, probabilmente, e non soltanto l'albero genealogico, ad aver allettato Netflix (oltre alle sue conoscenze con i produttori italiani).

Come si è contraddistinta in Rai

Profilo basso e poche parole, mani solide, in Rai Eleonora Andreatta ha iniziato come consulente fiction di Rai Uno e Rai Cinemafiction per essere assunta nel 1998. Da lì la scalata, a cui mancava solo un tassello: il posto di ad ora di Salini. Nel 2004 è diventata responsabile della struttura Coordinamento Ripetuta di Rai Uno, nel 2006 dell'area Coproduzioni e Serie della direzione Rai Fiction. Dal 2012 direttrice di Rai Fiction, succedendo a Fabrizio Del Noce, di cui era stata delfina.

Con un piglio un po' democristiano, Eleonora ha cercato di rinnovare le fiction Rai, puntando sull'internalizzazione e ammiccando ai giovani, mantenendo però anche la tradizione e trattenendo il pubblico old per il golfino. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Con una spruzzata sempre di buonismo Rai, dove lo spiraglio della speranza deve sbucare sempre, almeno dalla finestra. Ecco quindi, da una parte, le fiction irriducibili Don Matteo e Che Dio ci aiuti, che rivestendo di tonache e sentimenti positivi Terence Hill ed Elena Sofia Ricci hanno fatto la fortuna della Rai. Ma dall'altra, ecco il grande salto verso le coproduzioni pensate per il mercato globale a suon di Medici, L'amica geniale, Il nome della rosa. Lady Andreatta ha cercato di rinfrescare la serialità mescolando i generi narrativi e proponendo i prodotti Rai a livello internazionale: si pensi a Rocco Schiavone, Il cacciatore, La linea verticale. Con il coinvolgimento di autori di pregio e di volti apprezzati del cinema.

Cosa farà Andreatta a Netflix

Era da un po' che il colosso di Reed Hastings stava cercando il profilo giusto per le produzioni italiane. Netflix aveva già annunciato grandi investimenti nel nostro Paese e individuato Roma come suo quartier generale italiano (prima operava a distanza dagli uffici di Amsterdam): nuovi uffici romani, quindi, per Andreatta, da luglio. È dal 2017 che Netflix ha iniziato ad investire in produzioni originali tricolori con Suburra - La serie e ha intenzione di espandere la varietà dei progetti e dei partner con cui lavora in Italia. Nel 2020 saranno rilasciate cinque nuove stagioni di show originali italiani e l'obiettivo è raddoppiare il numero entro il 2022.

Eleonora Andreatta succede a Felipe Tewes, che italiano non è e ha nel curriculum anche alcune produzioni originali per l'Italia non proprio riuscite, poco apprezzate dalla critica (come la nuovissima Curon o Baby e Summertime rivolte a un pubblico adolescenziale). Il compito affidato a Tinny? Probabilmente far sorgere prodotti d'autore che sappiano coniugare audience e qualità, rivolgendosi anche a un pubblico adulto, con uno stampo riconoscibile oltreconfine. Andreatta sarà a diretto riporto di Kelly Luegenbiehl, vicepresidente delle Serie originali Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) di Netflix.

Per le mani ora avrà 30 milioni di budget annuali, invece dei 200 della Rai. In sponda Netflix fanno di certo affidamento sui floridi rapporti personali della neoassunta con produttori, sceneggiatori e registi. E forse non è un caso che la nuova vicepresidente troverà, tra i progetti in lavorazione, la serie tv La vita bugiarda degli adulti, nel segno di un rinnovato sodalizio (finora vincente) con Elena Ferrante, la scrittrice misteriosa de L'amica geniale. Questa volta il suo pubblico potrà moltiplicarsi per i 190 Paesi in cui si propaga Netflix.

Chi sostituirà Eleonora Andreatta in Rai?


La notizia, almeno per gli addetti ai lavori, è di quelle clamorose: Eleonora Andreatta lascia il vertice di Rai Fiction e approda a Netflix in veste di vice presidente delle serie originali italiane. Un colpaccio per Netflix, uno schiaffone inaspettato per la Rai che perde uno dei manager più competenti del servizio pubblico - nel quale lavorava da venticinque anni - e sopratutto una donna di prodotto, in grado di imprimere una visione strategica a un comparto importante come la serialità della prima azienda culturale del paese.

«Lascio questa azienda che è stata la mia casa da sempre. La casa del servizio pubblico che mi ha accolto e dato la straordinaria opportunità di crescere, di formare le mie competenze e metterle a disposizione di un progetto e di un sistema di valori che ne costituiscono l'essenza e ne alimentano una missione nella quale mi sono profondamente riconosciuta», ha spiegato Eleonora Andreatta, che tutti chiamano Tinny, nel comunicato ufficiale con cui la Rai ha annunciato il suo addio alla fiction Rai.

Per l'Ad Rai Fabrizio Salini, che ha assunto ad interim la direzione di Rai Fiction, si apre dunque un fronte complicato da gestire proprio in un momento caldissimo per la tv di Stato, tra i palinsesti per della prossima stagione ancora da approvare, e i malcontenti innescati dalla nuova policy che impone agli agenti di non rappresentare più del 30% dei «ruoli primari» presenti in una produzione oltre a vietare ad un agente di essere produttore di uno show e "rappresentante" degli artisti che vi prendono parte, e quelli per il tetto di 240 mila euro per gli stipendi dei manager che preferiscono stare sul mercato e possono migrare verso lidi più remunerativi.

Se Tinny Andreatta, figlia dell'ex ministro ed economista Beniamino Andreatta, abbia scelto o meno di sbarcare a Netflix Italia - che nel 2019 annunciò di voler investire 200 milioni di euro l'anno in nuove produzioni italiane - anche per una questione di stipendio più remunerativo, non è dato saperlo, ma di certo per la Rai si tratta di un addio importante (o forse di un arrivederci, perché in molti scommettono che prima o poi tornerà a Viale Mazzini da amministratore delegato).

Sotto la sua direzione, e grazie a un team di costruito con intelligenza e mestiere certosino, negli ultimi anni la Andreatta ha saputo dare un'impronta netta alla fiction Rai svecchiandola fino a renderla contemporanea o politicamente scorretta (sua l'intuizione di portare su Rai 2 un personaggio come Rocco Schiavone, ad esempio), raccontando in maniera inedita la donna e la famiglia, azzardando con titoli e volti nuovi (basti pensare a Vanessa Scalera, protagonista di Imma Tataranni) o aprendosi alle co-produzioni internazionali come L'amica geniale o I Medici. Certo, non sono mancati i flop - come la seconda stagione di È arrivata la felicità o l'ultima de Un medico in famiglia - ma non c'è bisogno di scadere nell'agiografia per capire che il bilancio dal 2012 ad oggi è più che positivo: successi inattesi e buoni ascolti sotto la sua direzione sono stati una garanzia, soprattutto per le casse di Rai Pubblicità.

Non sarà dunque facile trovare il sostituto al vertice di Rai Fiction, anche considerando che in ballo c'è un budget che nel 2019 ha sfiorato i 200 milioni di euro e che quella poltrona fa gola a molti. Per ora Salini si è tenuto l'interim della direzione che fino a ieri è stata della Andreatta, incoronata nel 2018 da The Hollywood Reporter tra le 25 donne manager più influenti e innovatrici al mondo nel settore della tv e dell'entertainment (con lei anche Marina Berlusconi), quelle che «stanno cambiando a livello globale il modo di guardare la tv». Secondo TvBlog tra i possibili sostituti sono in pole Paolo Del Brocco, attuale AD di Rai Cinema, Francesco Nardella - braccio destro della Andreatta a Rai fiction e vice direttore con delega sul coordinamento editoriale - e ancora Luca Milano, attuale direttore di Rai Ragazzi. In ogni caso, non sarà un'eredità facile.


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