L’emergenza siccità mette in ginocchio il settore primario
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L’emergenza siccità mette in ginocchio il settore primario
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L’emergenza siccità mette in ginocchio il settore primario

In un momento storico politico ed economico già drammatico le prospettive per il settore agricolo parlano di un conto che a fine stagione sarà di 6 miliardi di euro.


È un bollettino di guerra quello che arriva dal settore agricolo nazionale nel bel mezzo di una delle più tragiche emergenze siccità che abbiano mai toccato il nostro Paese con il 60% delle precipitazioni in meno rispetto alla media storica e due gradi centigradi in più.

Emergenza siccità: una reazione a catena

Per il settore primario si tratta di condizioni meteo che finiscono per pregiudicare l’intera filiera. Dal primo granello di riso alle stalle del bestiame tutto il comparto è in ginocchio. Coldiretti ritine che i danni da siccità potrebbero arrivare a chiedere un conti di 6 miliardi di euro, il 10% del valore della produzione agricola nazionale in termini di Pil.

Il Decreto siccità che non si farà

Fino alla sua caduta il Governo aveva stanziato 36,5 miliardi di euro a favore dei territori più colpiti dalla siccità, ma l’esecutivo non è riuscito a far arrivare in fondo al suo percorso legislativo il cosiddetto decreto siccità che avrebbe permesso di fornire ulteriori sostegni e indennizzi ad agricoltori e allevatori per compensare le perdite che non solo ci sono già state, ma che arriveranno al momento del raccolto. Inoltre, lo stallo politico potrebbe impedire l’estensione del credito di imposta per l’acquisto di gasolio agricolo, necessario ad arginare il caro-carburante. Bisogna ricordare, infatti, che l’ondata di siccità sigilla la tempesta perfetta che non accenna a diminuire a livello globale tra Covid, guerra e inflazione. Per l’intera filiera questo si traduce in un aumento del prezzo dei concimi del 170%, quello dei mangimi del 90% e quello del gasolio del 129%.

Gli effetti della siccità settore per settore

Le associazioni di settore ogni giorno moltiplicano il tam tam per aumentare la consapevolezza della tragica situazione dei nostri campi. I terreni coltivati a frutta e la verdura, da quanto lamentano gli agricoltori, stanno letteralmente bruciando, con ustioni sulle piante che in alcune zone arrivano a provocare la perdita del 70% del raccolto. Le colture più compromesse sono peperoni, meloni, angurie, albicocche e melanzane.

I numeri di Coldiretti sono chiari. La stima del calo per il raccolto del grano duro è del 30% e del grano tenero del 20%. Le regioni più colpite sono Lombardia, Piemonte, Veneto e Emilia Romagna, ovvero quasi il 90% dell’intera produzione nazionale.

Meno mais vuol dire anche meno cibo per il bestiame che già deve fare i conti con una produzione di foraggio dimezzata a causa delle alte temperature.

Gli effetti della siccità sull’allevamento

A questo si aggiunge il fatto che, solo per il grande caldo e la maggiore sudorazione le mucche producono meno latte e bevono il doppio dell’acqua (che già è poca) rispetto al normale. Dai 70 litri giornalieri per capo di bestiame nei periodi meno caldi oggi si viaggia sui 140 al giorno.

Non se la passano meglio i pesci. Il caldo aumenta la percentuale di evaporazione delle acque determinando una maggiore salinità sulle coste con conseguente morte di interi allevamenti di cozze, vongole e molluschi e i fiumi ai minimi storici in termini di capienza stanno causando una moria generalizzata di pesci d’acqua dolce.

Le risaie sono al collasso

Nelle risaie, poi, la situazione è al limite del collasso. Un chilo di riso su tre viene dato per perduto e se si considera che il 90% della coltivazione di riso è concentrato nelle due regioni più colpite dall’emergenza – ovvero Lombardia e Piemonte – i conti sono presto fatti.

Uva e olive: cosa succederà alle eccellenze made in Italy?

Gli effetti della siccità su olive e uva, poi, si faranno sentire su due dei fiori all’occhiello del made in Italy. La campagna dell’olio 2022 è già compromessa da tempo a causa dell’unione da caldo anomalo e precoce e danni da Xylella in Puglia da dove arriva il 40% della produzione nazionale. Gli effetti delle poche piogge in un periodo tanto fondamentale quanto questo per la crescita e lo sviluppo delle viti si vedranno al momento della vendemmia, ma il settore vinicolo ha già le mani nei capelli.

Dal produttore al consumatore: i rincari sul carrello della spesa

Se questo è il quadro del settore primario in Italia non è difficile evincere quali siano le conseguenze a cascata per le tasche dei consumatori e per il mercato dell’export. Nel prossimi mesi il carrello del supermercato potrebbe diventare ancora più pesante. L’attuale congiuntura economica costerà nell’anno in corso alle famiglie italiane oltre 8,1 miliardi di euro solo per la spesa alimentare. Analizzando i dati Istat sull’inflazione e rapportandoli alla diminuzione della produzione agricola secondo Coldiretti nelle prossime settimane si potrebbero produrre (ulteriori) rincari del 10,8% sulla frutta e dell’11,8% sulla verdura.Tra gli altri beni che annunciano maggiori impennate c’è l’olio di semi che registerà un balzo del +69%, mentre la pasta subirà un rincaro del +23%.

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