Televisione

Roberto Cenci: "All Together Now, la mia nuova sfida"

Intervista al regista, che racconta in anteprima a Panorama lo show musicale di Canale 5 con Michele Hunziker, al via dal 16 maggio. Roberto Cenci parla anche di Ciao Darwin

Roberto Cenci

Francesco Canino

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C’è anche la firma di Roberto Cenci dietro l’arrivo su Canale 5 di All Together Now, il nuovo show musicale prodotto da Endemol Shine Italy e condotto da Michelle Hunziker, in onda in prima serata da giovedì 16 maggio. È stato proprio il regista e direttore artistico infatti a selezionare i cantanti amatori che in ogni puntata si esibiranno davanti al muro monstre alto nove metri che ospita cento giurati famosi, capitanati da J-Ax. In palio per il vincitore, c’è un assegno da 50 mila euro. A Panorama.it, Cenci racconta il meccanismo e anticipa le guest star più attese.

Roberto, sei il regista e il direttore artistico di All Together Now. Da cosa sei partito per questo progetto?

Dall’adattamento per l’Italia: il format olandese ha una pezzatura da 50 minuti, noi abbiamo dovuto lavorare su una prima serata di due ore. Poi ho scelto i concorrenti e i protagonisti del muro, il cuore pulsante dello show.

Qual è il meccanismo?

Rispetto al format originale, in cui si esibiscono otto concorrenti a puntata, da noi “giocano” 14 cantanti in due manche: alla fine della prima c’è già un semifinalista e poi un’ulteriore sfida tra secondo e terzo, e così anche per la seconda manche. In finale, nell’ultima serata, si sfideranno in dieci.

Che ruolo ha il Muro?

Prima dell’esibizione due o tre personaggi commentano il look e la prima impressione che hanno del concorrente, sempre ignaro di tutto. Dopo la presentazione inizia a cantare e un certo punto della canzone “liberiamo” il pulsante e ogni giudice può premere, alzarsi e iniziare a cantare con lui.

L’impatto complessivo com’è?

Molto forte dal punto di vista scenico. Il meccanismo è coinvolgente e ogni concorrente potenzialmente si trova a cantare con 50-70 persone.

Il muro è super variegato, da Le Donatella a Silvia Mezzanotte e l’autore tv Marco Salvati. Le guest star invece chi sono?

Anche gli ospiti sono super trasversali, da Fabio Rovazzi, a Nek, Al Bano fino a Renato Zero. Era il mio sogno avere ospiti di alto livello artistico e musicale.

Com’è stato tornare a lavorare con Michele Hunziker?

La conosco da quando ha 17 anni ma è la terza volta che lavoriamo assieme, dopo Donna sotto le stelle Vuoi scommettere?. La ritengo una delle più conduttrici brave e complete. Ci mette l’anima in ogni cosa che fa.

E J-Ax presidente di giuria?

Mi ha colpito moltissimo. È intelligente, ha un suo modo preciso di vedere le cose e ha una cultura musicale sorprendente.

Tra i concorrenti c’è qualche nome conosciuto?

Ci sono molti cantanti amatoriali, dal panettiere al ragazzo che fa il doppio lavoro, e qualche volto dei talent, tra cui Dennis Fantina di Saranno Famosi, e altri di Io canto e Ti lascio una canzone. In generale la qualità è alta ma a nessuno promettiamo una carriera musicale.

L’era dai baby talent invece è finita?

Quando ideai Ti lascio una canzone pensavo a un passaggio generazionale: la forza era quella, più che la gara l’operazione era far emozionare il pubblico più anziano con voci giovani. Secondo me lo spazio per quel genere c’è: Io canto lo rifarei subito su Canale 5.

Parlando dell’adattamento di All together now hai sottolineato la durata delle prime serate. Non è arrivato il momento di una riflessione seria sulla lunghezza esagerata del prime time?

Faccio questo mestiere da trent’anni e dico che sarebbe bello tornare a fare le prime e le seconde serate. Bello per il pubblico e per anche noi: quando chiudi all’una di notte è difficile tenere l’attenzione e i programmi inevitabilmente si sfilacciano.

Sei stato il regista dell’Isola dei Famosi. Dopo l’ultima edizione così complicata è giusto che il format riposi per una stagione?

È stata una stagione con tre reality a base vip ed è inevitabile che i personaggi famosi diminuiscano: all’inizio nei cast avevamo molti nomi conosciuti poi la rosa si è ristretta. Non credo che l’Isola debba riposare, basta che sia fatta bene.

Invece il successo di Ciao Darwin, dopo vent’anni di messa in onda, come te lo spieghi?

Ciao Darwin è puro intrattenimento e la gente, di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali, ride. Il pubblico ha voglia di evadere e grazie all’ironia e all’intelligenza di Paolo Bonolis, c’è sempre ha una doppia lettura di ciò che accade.

Da settimane si parla dell’incidente avvenuto durante la registrazione della prova del “genodrome”, in cui un concorrente è rimasto gravemente ferito. Puoi dirci qualcosa?

Solo che siamo tutti molto dispiaciuti e scossi. Speriamo davvero in un finale bellissimo. 

Cambiamo registro: ti accusano di fare inquadrature hot alle ballerine.

Ho avuto un grande maestro, Beppe Recchia, e seguo il suo insegnamento: una cosa bella la riprendi perché è bella e va fatta vedere. E poi non è volgare in quel contesto e non credo che urti la sensibilità di qualcuno.

All’Isola invece ti diverti a inquadrare in maniera curiosa il pubblico.

È nato per gioco, ma è una cosa che facevo già a Buona Domenica nel ‘98. All’Isola è divertente perché c’è gente che si acconcia e viene lì per farsi notare. L’intuizione di una visione a 360° anche sulla platea, un mondo che prima non si era mai visto, fu del grande Paolo Beldì a Sanremo.

A proposito, la faresti la regia del Festival?

Mio padre è stato un grande musicista, è stato la chitarra de L’appuntamento della Vanoni, ha lavorato con Mina e Celentano e ha fatto tredici Sanremo. Tutto questo per dire che sì, lo farei – e forse avrei potuto farlo con Antonella Clerici - e anche se non accadrà mai, mi piacerebbe occuparmi pure della direzione artistica.

C’è un programma dei tuoi che riproporresti?

La Buona Domenica con Maurizio Costanzo. Perché ci siamo divertiti molto e c’era un clima fantastico. Finita la trasmissione, andavo agli Elios e facevo Amici: in un giorno erano dieci ore di diretta.

Il tuo grande sogno ancora da realizzare?

Dirigere un altro grande evento, come ho fatto con il lancio della 500 a Torino, con trenta telecamere da gestire, o l’opening ceremony della finale di Champions League vista in diretta da 800 milioni di spettatori. L’adrenalina, in quei momenti, è unica. Poi, quando sarò più anziano, vorrei smettere con la tv e chiudere la mia carriera con un film musicale.

Progetti per la prossima stagione tv?

Per ora nessuno. Da quest’anno non ho più l’esclusiva e potrei lavorare con altre reti. Però sono molto legato a Mediaset: è più semplice lavorare dove ti senti in famiglia.

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