Canada spettacolo, ma pochi goal nell'hockey ghiaccio

I top e i flop del torneo secondo Fabio Polloni, responsabile del settore tecnico dell'Italia attesa il prossimo maggio dai Mondiali in Bielorussia

Un'immagine dalla finale olimpica di Sochi 2014 che ha visto la vittoria per 3-0 del Canada sulla Svezia. – Credits: Ansa.

Paolo Corio

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Alla fine dei Giochi di Sochi la Russia s'è ritrovata dove voleva essere: in cima al medagliere. All'appello mancano però l'oro dello sfortunato Plushenko e quello probabilmente più ambito: il primato nell'hockey ghiaccio, in cui i padroni di casa hanno fatto registrare una vera e propria débâcle, non arrivando nemmeno alle semifinali. A salire sul gradino più alto del podio sono stati invece i fuoriclasse del Canada, che hanno bissato il successo di Vancouver 2010 imponendosi sui campioni del Mondo in carica della Svezia, mentre la Finlandia ha strappato il bronzo agli Stati Uniti. Tutto secondo pronostico, quindi? "Diciamo che il Canada era nel pacchetto delle favorite e ha dimostrato di meritarsi ampiamente l'oro olimpico", risponde Fabio Polloni, responsabile del settore tecnico dell'hockey della Federazione italiana sport ghiaccio, "Sono arrivati a giocarsi il podio quattro tra i team più accreditati: nessuna sorpresa, quindi, eccezion fatta per la pessima prestazione della Russia".

Un fallimento, quello della rappresentativa guidata da coach Bilyaletdinov, dovuto all'eccessiva pressione o anche ad altro?

"La pressione incide parecchio, ma stiamo parlando di atleti che giocano per la maggior parte nell'americana NHL e nella russa KHL, ovvero nei due maggiori tornei del mondo, dove l'attenzione dei media e le alte aspettative dei tifosi sono all'ordine del giorno. Direi allora che c'è stato soprattutto un peccato di presunzione, un atteggiamento sbagliato da parte delle stelle della squadra, il cui contributo non solo offensivo è stato decisamente insufficiente".

Eccezion fatta per alcune partite dei gironi di qualificazione, abbiamo avuto punteggi più tipici del calcio che dell'hockey: per quale motivo?

"Per la grande attenzione tattica che tutte le squadre dedicano ormai alla difesa, anche in fase di inferiorità numerica. Segnare è sempre più difficile nell'hockey ghiaccio e questi Giochi olimpici l'hanno confermato. Poi, in tanti casi ha giocato l'estrema bravura dei portieri, a partire dal finlandese Tuukka Rask, eccezionale estremo difensore dei Boston Bruins: non è un caso che la Finlandia abbia perso contro la Svezia con lui fuori per influenza".

Oltre a Rask, quali altri giocatori l'hanno colpita?

"Tutti i fuoriclasse del Canada, a partire dall'eroe della finale Sidney Crosby, hanno confermato di essere all'altezza della loro fama. Poi voglio citare l'altro finlandese Teemu Selanne, una vera leggenda per gli appassionati: a 43 anni ha disputato la sua quarta Olimpiade, affrontando giocatori che nascevano quando lui faceva il suo esordio ai Giochi...".

Quali team si sono fatti invece apprezzare, indipendentemente dalla classifica finale?

"Mi aspettavo qualcosa di più dalla Svizzera dopo il secondo posto al Mondiale 2013, mentre mi ha colpito la Slovenia, nazione di due milioni di abitanti capace di portare così tanti talenti sul ghiaccio. Ammetto però di avere un debole assoluto per la Finlandia, il cui sistema di gioco - fatto di tanti bravi operai specializzati - è quello che stiamo cercando di impostare anche nell'Italia".

La nostra Nazionale, appunto: nella speranza di vederla prima o poi ai Giochi, è attesa dai Mondiali in programma a maggio a Minsk, in Bielorussia. Con quale obiettivo?

"Quello di rimanere appunto nel gruppo delle migliori, anche se si tratterà di un compito difficile: ci giocheremo la permanenza con le forti e rodate Norvegia, Francia e Danimarca, dovendo poi affrontare anche la Repubblica Ceca, la Slovacchia e le finaliste olimpiche Svezia e Canada. Ci sono comunque le premesse per ben figurare e dare continuità al lavoro che stiamo facendo anche a livello giovanile, con un programma estivo della Federazione in atto ormai da una decina d'anni per contribuire a migliorare le singole individualità che oggi stanno crescendo non solo nei club alpini, ma anche in regioni come la Lombardia e il Piemonte".

L'hockey italiano di recente ha fatto parlare i media anche per il passaggio del Bolzano nella Ebel, il campionato austriaco: una mossa che va letta in che modo in chiave azzurra?

"Al di là delle comprensibili polemiche tra i club, va sottolineato che il primo elemento di contatto tra il Bolzano e la Nazionale sta niente meno che nell'head coach Tom Pokel. E sempre dal punto di vista della Federazione, il fatto che gli azzurri del Bolzano si trovino a giocare in un torneo di livello superiore, così come accade ad altri che militano in Germania o in Finlandia, è solo un fattore positivo. Sfidare i più forti aiuta a diventare più forti".

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