Calcio

Inter, frenata a Bologna: ecco perché Spalletti deve preoccuparsi

Involuzione nel gioco, ritmo basso e rosa limitata. La partenza a razzo in classifica nasconde alcuni limiti dei nerazzurri

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Giovanni Capuano

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Il pareggio di Bologna - 1-1 in rimonta con l'ennesimo gol nel finale, questa volta su rigore a firma Icardi - ferma la serie di vittorie consecutive dell'Inter e ha il sapore del punto guadagnato. Prestazione deludente dei nerazzurri così come era stato a Crotone alla quarta giornata, quando il risultato era stato positivo.

Non sempre si può lucrare il massimo con il minimo sforzo e il modo in cui il Bologna ha dominato il campo per lunghi tratti lascia in eredità qualche considerazione per Spalletti. La classifica rimane ottima, superiore forse alle stesse aspettative della vigilia del via del campionato che deve rilanciare i nerazzurri.

I punti, però, non bastano a giustificare la sensazione di una squadra che deve ancora lavorare molto per trovare continuità nel suo rendimento. E' vero che anche al Dall'Ara non c'è stata resa e che i finali ricchi di gol raccontano di una condizione e convinzione apprezzabile. Ma è il resto che va sistemato e in fretta, perché la corsa alla Champions League viaggia su ritmi vertiginosi e le grandi possono permettersi pochi passi falsi.

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Verdi batte Handanovic - 19 settembre 2017 – Credits: ANSA/ GIORGIO BENVENUTI

Cosa non va nell'Inter di Spalletti

In generale l'Inter non riesce ancora ad imporre il proprio gioco con continuità. In fondo lo ha fatto solo nella gara d'esordio a San Siro contro la Fiorentina perché poi all'Olimpico con la Roma, per alcuni tratti con la Spal e a lungo a Crotone e Bologna i nerazzurri sono parsi in difficoltà. Salvati dalle qualità individuali, ma inferiori all'avversario di turno.

Due soli gol presi ma tanti rischi - La difesa, che pare il punto di forza con solo 2 reti incassate nei primi 450 minuti, in realtà ha ballato più di una volta. I pali della Roma, le parate di Handanovic a Crotone e gli errori degli attaccanti del Bologna sono più di un campanello d'allarme, soprattutto per una squadra che dietro ha poche opzioni e alternative.

Troppo dipendente da Icardi e Perisic - Anche a Bologna alla fine ha segnato Icardi: sono 6 reti cui si aggiungono le 3 di Perisic. Insieme garantiscono oltre l'80% della produzione offensiva di Spalletti. Gli altri gol (Vecino e Skriniar) vengono da protagonisti di giornata. 

In estate Sabatini aveva detto che il mercato avrebbe aggiunto marcatori davanti per liberare l'Inter dalla dipendenza da Icardi, ma le vicissitudini finanziarie del club hanno fatto abortire il progetto. Di questo passo al tecnico nerazzurro non resterà che sperare che i due non prendano nemmeno un raffreddore.

Centrocampo a ritmo basso - La difficoltà a governare il gioco, una delle caratteristiche delle squadre di Spalletti, sta facendo emergere anche un altro difetto strutturale della rosa. Borja Valero e Vecino sono ottimi centrocampisti ma manca quello capace con uno strappo di cambiare il ritmo. L'Inter fa possesso palla (56% medio nelle prime cinque giornate) faticando, però, a portare al tiro qualcuno che venga da dietro e non sempre i soliti.

Si tratta di campanelli che suonano in un contesto di avvio stagionale positivo e siccome l'entusiasmo è un propellente importante il bilancio rimane apprezzabile. Però vanno analizzati per evitare percorsi già noti. Il rimando è all'autunno 2015, quello della grande illusione con Mancini in panchina; allora era l'Inter degli uno a zero che vinceva ma non piaceva. Come è finita è agli atti. Spalletti ha tempo, modo e qualità a sufficienza per correggere gli errori

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