Calcio

Allegri e la Juventus, storia di un divorzio annunciato (e inevitabile)

Niente accordo con Agnelli, lascia dopo cinque stagioni ricche di successi e critiche. E ora si apre la corsa alla successione

allegri juventus agnelli

Giovanni Capuano

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Fine del tormentone, a un mese e un giorno dall'eliminazione della Juventus per mano dell'Ajax. Massimiliano Allegri non siederà sulla panchina bianconera nella stagione 2019-2020 pur avendo ancora un contratto. Gli incontri con Agnelli e con i responsabili dell'area tecnica del club hanno prodotto la fumata nera che era attesa dai più vicini all'ambiente e da chi non si era fidato delle conferme di circostanza nelle ore successive allo choc europeo.

Non una sorpresa, dunque, anche se la tempistica ha anticipato di qualche ora l'esito e l'annuncio della fine del confronto-scontro tra il club, nelle sue diverse anime, e l'allenatore dei cinque scudetti consecutivi e delle due finali di Champions League perse. Le parole di Agnelli post-Ajax avevano confuso l'orizzonte e fatto pensare alla possibilità di una prosecuzione del rapporto anche quando tutto il resto - a partire dalla considerazione che un ciclo di un quinquennio è già anomalo di per sè nel calcio italiano - spingeva verso il divorzio. Così è stato.


 

Gli ultimi passi verso d'addio

La transizione verso la separazione è stata lunga più per una questione formale che per una reale necessità di cercare il chiarimento? Può essere, considerato che si tratta pur sempre di un allenatore che ha vissuto una lunga stagione vincente sulla panchina bianconera. E' chiaro che non si potesse mettere Allegri alla porta in maniera sgarbata. Non si poteva farlo (e non lo ha fatto Agnelli) nei minuti dopo la delusione europea e non si poteva accettare anche a settimane di distanza.

Ci sono, dunque, molti sorrisi che accompagnano l'addio. Ma c'è anche la forza di girare pagina sia da parte della Juventus che del tecnico che in fondo da anni viveva il finale di stagione nella necessità di trovare e comunicare nuovi stimoli. Questa volta a spingere di più è stata la società perché il desiderio di cambiamento è stato prima di tutto quello del club, seppure nelle sue diverse anime.

Gli incontri a lungo rinviati e poi consumati, accompagnati dal rassicurante slogan per il quale si sarebbe solo dovuto aggiustare le cose tenendo lontano lo strappo, sono stati la sede e il momento per confrontare le due vision sul futuro. In mezzo la questione del contratto, le legittime aspettative di Allegri, le esigenze della Juventus su un tema che non è mai stato, però, centrale. Il divorzio non si è consumato su durata e soldi. Si è discusso di altro e le distanze sono emerse in maniera chiara e incontrovertibile.

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– Credits: tratto da www.juventus.com

La rivoluzione impossibile di Allegri

Volendo fare una sintesi brutale, l'epitaffio sulla vicenda di Allegri e della Juventus si è consumata nelle parole pronunciate alla vigilia dell'incontro con Agnelli. Quel "da sei mesi ho in testa come dovrebbe essere la prossima Juve" che suonava come critica (poco costruttiva) all'estate di Ronaldo e degli oltre duecento milioni, uno sforzo economico e progettuale firmato Agnelli e Paratici ed accompagnato dalla rivoluzione dirigenziale con addio di Marotta.

Un ricambio impossibile da liquidare nella semplice logica delle bocciature e delle richieste di mercato, dello spogliatoio con qualche nemico di troppo e delle critiche del pubblico, spesso ingenerose. Allegri aveva in testa una Juve molto diversa da quella che è stata, una squadra che aveva bisogno di un impegno reciproco molto più profondo, quasi un nuovo matrimonio che si sarebbe innestato, però, sulla quotidianità di un ciclo di cinque anni molto logorante.

Resta l'eredità di questo strappo annunciato. Intanto la rosa dei nomi senza che ci sia quello prevalente e il tentativo di indovinare chi sarà il prossimo allenatore della Juventus. Poi la mission che gli sarà affidata, le pressioni che avrà sulle spalle (vincere in Europa, ovviamente, senza perdere di vista che a Torino anche un'eliminazione in Coppa Italia è vissuta come un fallimento), l'accoglienza di un pubblco molto esigente e il suo impatto su uno spogliatoio che le ultime due annate hanno confermato non semplice da gestire.

Infine il tema societario. Chi ha voluto fino in fondo l'addio di Allegri è noto, come ci si sia arrivati anche, al di là della liturgia dei sorrisi e delle formule consensuali. Alla Continassa decide Agnelli e alla fine è stato così anche questa volta, la differenza è la sensazione forte di una dialettica interna per la prima volta di contrapposizione. Sarà negata perchè così deve essere, però il mese di Allegri non è stato un mese banale.

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