Donne al volante: in pista con Michela Cerruti

Con la pilota di Gran Turismo e F3 sul circuito di Vairano alla scoperta della velocità e... di un mondo dei motori dagli ancora marcati pregiudizi maschili

Michela Cerruti alterna gare del Campionato italiano Gran Turismo con altre al volante di una Formula 3. (Credits: www.michelacerruti.com)

Chiara Duri

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Donne e motori, gioie e dolori? Macché! Il mondo delle corse in auto non è un affare per soli maschi: come dimostra Michela Cerruti, prima donna nel 2012 a vincere una gara del Campionato Italiano Gran Turismo sul circuito del Mugello e pilota anche di F3.

Classe 1987, un passato diviso tra lo sci e le “pieghe” con il motorino per le vie di Milano, Michela si è poi laureata in psicologia ma senza mai vedere diminuita la sua incredibile passione per i motori. Che ha trovato il primo sbocco verso le gare in pista con un corso di guida sicura condotto dal pilota Mario Ferraris, capace di intravedere subito l’enorme potenziale di Michela, grezza sì, ma con una forza e tenacia senza pari. "Le donne iniziano senza pretese", racconta oggi lo stesso Mario, "con la giusta dose di modestia che di solito manca agli uomini. E questo permette loro di andare avanti, perché - partendo da un basso profilo - hanno più possibilità di apprendere e perfezionarsi".

Senza curarsi dei calli sulle dita dovuti alla rigidità del volante e di una temperatura nell'abitacolo che arriva a sfiorare i 65° C, Michela (che è uno scricciolo biondo e sorridente, ma con un'inaspettata forza fisica) ha iniziato così a farsi spazio in un mondo prettamente maschile con tenacia e tanta umiltà. "Per correre devi essere abbastanza scemo", afferma sorridendo, quasi cercando una scusa per il suo talento, che l'ha appunto portata a essere un pilota professionista. Poi mi invita a salire in auto con lei: è tempo di vivere con lei l'emozione di un giro in pista sul circuito "Quattroruote" di Vairano (Pv). 

Affidandole ciecamente la mia incolumità, salgo in macchina. E lì capisco. Capisco che non è solo la velocità in sé a creare la passione: il rombo del motore ti entra nell’anima, ti rapisce, ti ammalia con la sua potenza. Michela, infilandosi il suo casco rosa, osserva la macchina con un amore senza pari. E salendo sulla Mercedes C63 AMG le emozioni avvolgono anche me: è un insieme di sensazioni fisiche derivate dalla potenza, accompagnate dalle percezioni sonore del ruggito del motore. Il rumore secco della frenata e dello scalo di marce sono "timbri" che enfatizzano il momento: come essere a un concerto di musica classica. E poi la sicurezza nell’affrontare le curve, è come se la macchina ti parlasse: “Stai tranquilla, perché ti porto io”.

In realtà ti porta Michela, che a ruote ferme ci racconta come la competizione con i piloti maschi c’è e senza esclusioni di colpi: "Insinuano ridacchiando che abbia la macchina truccata, figurati! Poi la storia sulla bionda che sicuramente si dopa per andare forte come loro o gli speronamenti in gara per farmi finire fuori pista… ottenendo da me come risposta solo la voglia di fare meglio". Perché è da sempre che Michela ha voglia di migliorare: non per guidare più forte degli uomini, ma semplicemente per guidare meglio e vincere altre gare.

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