Denis Mukwege, medico e ginecologo congolese. Nell'ospedale da lui fondato ha operato migliaia di donne vittime di stupro per curare i danni interni dovuti alla violenza
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Violenza sulle donne: 5 storie di eroi quotidiani

Persone che hanno dedicato la propria vita al sostegno e alla cura delle donne vittime di soprusi, violenze e stupri

Nel mondo una donna su tre sopra i 15 anni nel corso della propria esistenza subisce una qualche forma di violenza. A casa, a scuola, in ufficio o per strada le donne sono il simpleton della miseria del maschio, il capro espiatorio che serve a misurare un potere e una superiorità di genere rivendicata nella più brutale delle forme: che sia stupro, mobbing, presa in giro o pressione psicologica la donna paga il dazio di un fardello culturale dalle origini ancestrali.

Basta alla violenza

Dire basta alla violenza di genere è un dovere morale, civile e umano e il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, è un giorno simbolo di uno stop che deve durare tutto l'anno.

L'impegno va preso da tutti: uomini ma anche donne, madri e sorelle che hanno il dovere di educare e denunciare. Ci sono persone, però, che nel mondo hanno dedicato l'intera esistenza al sostegno e alla cura delle donne vittime di violenza: eroi del quotidiano che si confrontano con donne disonorate, distrutte, annullate e "rotte". "Riparare" quelle rotture è una missione che viene compiuta a diversi livelli. 

Denis Mukwege

Denis Mukwege è un medico congolese specializzato in ginecologia. Nel corso della sua vita ha letteralmente "ricucito" migliaia di donne curando le lacerazioni interne dovute agli stupri di guerra perpetrati nel corso di 16 anni nella Repubblica democratica del Congo.

E' passato alla storia il suo intervento del 2012 alle Nazioni Unite quando ha esordito dicendo: "Vorrei iniziare il mio discorso con la formula di rito: ho l'onore e il privilegio di parlare davanti a voi. Ma ahimé, le donne vittime di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo sono disonorate. Vedo costantemente con i miei occhi le anziane, le giovani, le madri, e persino le bambine disonorate. Ancora oggi, molte sono schiave sessuali. Altre sono usate come armi di guerra. I loro organi subiscono i trattamenti più aberranti. E questo è successo per 16 anni! 16 anni di tortura, 16 anni di mutilazione, 16 anni di distruzione delle donne, l'unica risorsa vitale del Congo. 16 anni di distruzione di un'intera società".  

Dopo quel discorso quattro uomini armati sono entrati nella sua casa prendendo in ostaggio le sue figlie e minacciando il dottore salvato dalla prontezza di una guardia che corpo che, però, ci ha rimesso la vita. Dopo un anno di esilio in Europa Mukwege è tornato in Congo per lavorare all'ospedale Panzi a Bukavu da lui fondato dove tuttora aiuta le donne: si stima che ne abbia curate circa 14.000, tutte vittime di stupri di gruppo.  

Eve Ensler 

Eve Ensler è una drammaturga e attivista americana. E' lei l'autrice dei famosi Monologhi della vagina, una serie di testi che parlano di femminilità e sessualità a vari livelli dallo stupro all'orgasmo, dalla nascita alla mestruazione.

Scritti nel 1997 sono diventati di fama mondiale, tradotti in 35 lingue e messi in scena sia in America da attrici del calibro di Susan Sarandon, Glenn Close, Melanie Griffith e Winona Ryder sia in Europa. Secondo la Ensler "L'emancipazione delle donne è profondamente connessa alla loro sessualità" e per questo "In un mondo dominato dalla violenza" la donna ha il dovere e il diritto di prendere consapevolezza della propria sessualità.

Eve da bambina è stata oggetto della violenza del padre che ha abusato di lei mentre la madre stava in silenzio proteggendo il marito.

Per questo sin da ragazzina è diventata un'attivista dei diritti delle donne convinta e consapevole. Oltre ad aver dato vita al V-Day contro la violenza di genere che si celebra ogni anno a San Valentino Ensler quest'anno, in occasione del 25 novembre, la lanciato l'iniziativa One Billion Rising che, da oggi al prossimo V-Day il 14 febbraio 2018 punta a coinvolgere un miliardo di persone per celebrare insieme in modo gioioso, irriverente e libero, la volontà di fermare ogni forma di abuso sulle donne e sulle bambine.

 

Sampat Pal Devi 

Sampat Pal Devi è un'attivista indiana "madre" della cosiddetta rivoluzione dei sari rosa e madrina delle migliaia di donne che protegge e difende lavorando anche per la loro alfabetizzazione e per l'inserimento nel mondo del lavoro in maniera tale da crescere una generazione più libera e consapevole in un'India dove le violenze e discriminazioni di genere sono all'ordine del giorno.

Il movimento Gulabi Gang ("gulabi" in hindi significa "rosa") è nato nel 2006 nel poverissimo Stato dell'Uttar Pradesh dove la stessa Sampat è venuta al mondo in una delle caste più povere tra i poveri ed è stata data, ancora bambina, in sposa a un uomo molto più grande di lei.

Il 2006, però, è stato l'anno della svolta per Sampat Pal Davi in quanto la donna ha assistito a un episodio di violenza che le avrebbe cambiato la vita. Un uomo stava picchiando la propria moglie con il lathi, il bastone di bambù che viene usato per "punire" le donne, Sampat Pal intervenne a difesa della moglie e venne lei stessa picchiata dall'uomo. Il giorno seguente, però, tornò armata a sua volta di lathi e le diede di santa ragione al marito. 

La notizia del coraggio e dell'audacia di Sampat si diffuse rapidamente e molte donne iniziarono a chiederle protezione. Nacque così il gruppo delle Gulabi Gang ed ebbe inizio la rivoluzione dei sari rosa.

Oggi sono circa 20.000 le donne che fanno parte del movimento nato per difendere le donne da mariti, padri e fratelli oppressivi e per combattere violenza domestica e corruzione. Le attiviste cercano prima di far prevalere la ragione, agendo come mediatrici. Nei casi più difficili, però, fanno ricorso anche ai lathi (dipinti di rosa come i loro sari) divenuti veri strumenti di emancipazione femminile in un'India dove si muore ancora per mancanza di dote e dove le donne non hanno neppure il coraggio di denunciare le violenze perché sanno che non verrebbero ascoltate.

Flavia Agnes

E' indiana anche Flavia Agnes, avvocato e fondatrice di Majlis, un'organizzazione che ha difeso e dato sostegno in 25 anni a circa 50.000 donne vittime di violenza.

Flavia Agnes, ancora ragazzina, era stata costretta a sposare un uomo che non conosceva che per 13 anni ha abusato di lei in ogni modo costringendola in casa senza poter studiare né lavorare.

Dopo essere riuscita a scappare si è unita ai primi movimenti femministi dell'India a inizio anni '80 e si è specializzata in diritto per difendere le donne, come lei, vittime di violenza.

Il suo lavoro, però, è molto più ampio e profondo e punta a cambiare la cultura giuridica indiana quando si tratta di violenza sulle donne. "In Tribunale - ha dichiarato l'avvocato - le ragazze vengono giudicate, intimidite, osservate alla ricerca di comportamenti sessuali sospetti. Vengono rese vittime due volte". 

Spesso si tratta di bambine o poco più che non hanno gli strumenti per difendersi né da un punto di vista legale né da uno culturale. "Il 95 per cento delle vittime di stupro che seguiamo a Mumbai sono adolescenti o bambine di un'età compresa tra i 10 e i 18 anni - continua Agnes - Violentate nella grande maggioranza dei casi da una persona conosciuta. Da qualcuno che era loro vicino. Spesso sono chiuse in un circolo vizioso di povertà, mancata educazione, nessuna emancipazione economica e violenza domestica. Tutti questi aspetti andrebbero affrontati insieme, non separatamente". 

In questo senso l'organizzazione di Agnes ha chiesto che nei processi le vittime vengano interrogate solo dal giudice e non dalla difesa dell'imputato spesso volutamente provocatoria e sta promuovendo il tema della formazione all'ascolto delle vittime da parte di assistenti sociali, poliziotti, avvocati e insegnanti.

Gli avvocati di Majlis seguono le proprie assistite dalla denucia alla condanna preparando le udienze e aiutando le ragazze ad affrontare il processo. Solo la sicurezza della pena può essere uno stimolo alla denuncia e un deterrente per gli uomini violenti.

Pietro Bartolo

Pietro Bartolo è un medico italiano specializzato in ginecologia noto per essere il dottore di Lampedusa. Alla sua vita è stato dedicato il documentario Fuocoammare (Orso d'oro al Festival di Berlino) che racconta la storia di Bartolo e del suo avanposto di civiltà che cura e accoglie i migranti che sbarcano a Lampedusa a bordo delle carrette del mare in condizioni igieniche disastrose e con il terrore negli occhi.

In 25 anni di professione ha soccorso oltre 300.000 migranti tra i quali anche tantissime donne vittime di ogni forma di violenza possibile e immaginabile.

Nello studio tiene appese tante foto di quei volti disperati cui cerca di ridare dignità. "Il primo approccio voglio che prima di essere sanitario sia umano. Dopo un abbraccio o una pacca sulla spalla posso iniziare a visitare"  e poi aggiunge: "Sono tutte persone che partono dai loro paesi perché sono costretti da tutto quello che ci raccontano: violenze, torture, persecuzioni, miseria".

Lampedusano doc Bartolo non ha mai lasciato la sua isola e ha dedicato la sua intera esistenza all'aiuto degli ultimi del mondo.

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