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(Ansa)
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Parla un tassista romano: «Al mese il guadagno può arrivare fino a 7000 euro lordi»

Intervista a un tassista della capitale che racconta i trucchi del mestiere e di come le cifre pubblicare dal Mef non corrispondano alla realtà

«Le dichiarazioni dei redditi presentate dai tassisti sono inverosimili perché per mia esperienza personale i nostri guadagni si aggirano sui 6-7mila euro lordi mensili, la media dei 1500 euro pubblicata dal Mef non può corrispondere al vero».

È questo il commento di un tassista della Capitale dopo la pubblicazione dei redditi dei suoi colleghi pubblicati dal Ministero dell'Economia e delle Finanze le cui cifre raccontano di una forte crisi di questa categoria il cui guadagno medio sarebbe di 15mila euro l'anno lordi. Eppure nelle grandi città i taxi sono introvabili e quelli disponibili hanno file chilometriche di persone ad aspettarli. In tutto ciò c'è da considerare che per acquistare una licenza di un taxi i costi vanno dai 150mila euro fino ad oltre i 250mila, a seconda delle città, per questo risulta difficile credere che a fronte di un costo così elevato ci sia un guadagno cosi irrisorio, che a conti fatti è di circa 40 euro al giorno ossia il costo di una corsa. Un'altra zona d’ombra all’interno della quale si muovono i tassisti, una categoria da sempre al centro di polemiche e di cui abbiamo parlato con un tassista di Roma che ha preferito per ovvi motivi restare anonimo.


Come fate ad evadere le tasse?

«I tassisti non hanno l'obbligo dello scontrino fiscale ma usano solo il tassametro che nessuno controlla e questo permette di incassare in nero migliaia di euro. Da qui è comprensibile da parte della categoria il rifiuto al pagamento con il POS. I tassisti infatti hanno paura di far utilizzare le carte per il pagamento delle corse e fanno solo un certo numero di ricevute poi dicono che è rotto. Ma secondo me esagerano con questo sistema. Ma non solo per farle capire come funziona le porto l'esempio del mio commercialista che mi consiglió anni fa quando ero ancora un lavoratore a partita Iva in regime forfettario, di dichiarare almeno 28mila euro l'anno per non incappare in controlli fiscali, nonostante guadagnassi il triplo. Un "giochetto" che fanno tutti i tassisti che sono in regime forfettario con la quale non possono detrarre nulla ma in compenso possono dichiarare quello che vogliono, è uno modo per aggirare il fisco».

Com'è la mole di lavoro a Roma?

«A Roma di media un tassista fa 12 -13 corse al giorno. Solo con una corsa da Termini a Fiumicino ha già incassato 50 euro, per non parlare delle corse delle Ryder Cup, quindi basta fare due conti per capire che sono dichiarazioni false quelle presentate e per niente credibili. Non sono stati nemmeno furbi».

Lei quanto guadagna?

«Io pago 2000 euro al mese di licenza ma vivo benissimo. A fine mese mi restano sui 3500 euro puliti. Mentre a Firenze guadagnano ancora di più, invece a Napoli le cifre sono più basse».

Lei oggi lavora in proprio?

«No, per una cooperativa, che mi paga uno stipendio di 1200 euro al mese. Ma sono io che pago in realtà. In pratica verso alla cooperativa i 1200 euro al mese che poi mi restituiscono tramite bonifico bancario. Oltre a questi soldi verso anche circa 600 euro di contributi per la pensione».

E cosa ci guadagna la cooperativa?

«Ogni cooperativa ha 100-200 iscritti che le corrispondono 200 euro ciascuno per questo "servizio". Sono tipo delle scatole cinesi dove i titolari per lo più sono tassisti che grazie agli introiti di questa attività, smettono di lavorare. Infatti se lei vede sempre più di frequente aprono cooperative di questo tipo».

Perché ha deciso di raccontare tutto questo?

«Perché le cifre che sono uscite sui giornali sono troppo taroccate e poi perché ho la certezza di restare anonimo altrimenti sarei linciato dai miei colleghi. È un business dove c'è una gran parte di nero, ma io almeno non sono così spudorato da dichiarare cifre così basse, ne impedisco alle persone di pagare con il POS».

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