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Sud Italia: tutti gli sprechi

Tra fondi non spesi o spesi male, le occasioni perse che condannano il nostro sud alla povertà e al sottosviluppo

Dopo i dati lanciati dal rapporto Svimez sul Sud Italia e la lettera di Roberto Saviano pubblicata su La Repubblica, Renzi non ha potuto far altro che dare un suo segnale: una Direzione tematica sul tema Mezzogiorno.

Da domenica si stanno rincorrendo diverse ipotesi di intervento che sarebbero allo studio del governo, come il piano di investimenti da 80 miliardi in quindici anni o tornare ad un Ministero del Mezzogiorno in grado di veicolare i fondi e gli interventi per colmare il gap con il resto della Penisola. Di certo nel tempo le opportunità perse e i fondi spesi male sono stati tanti, tantissimi. Eccone qui alcuni.

I fondi europei

Ci sono 104 miliardi di euro di fondi europei da spendere di cui 87 sono destinati allo sviluppo del Mezzogiorno. Ma nel passato la mancanza di un piano strategico e un sistema burocratico complicato hanno fatto si che molti soldi non venissero spesi o che andassero a finanziare sagre di paese o piccole manifestazioni culturali, senza un progetto di lungo periodo davvero in grado di restituire un pò di ricchezza a un territorio già ricco di per sè di storia e cultura.

Della vecchia programmazione dei fondi Ue, riferita al periodo 2007-2013, sono andati persi 50 miliardi di fondi non spesi. Un peccato per un Paese che soffre di spending rewiev e che in passato ha usato i fondi Ue soprattutto per costruire rotonde stradali, che nel nostro Paese sono spuntate come funghi.

Le infrastrutture

Ponti, strade, autostrade e ferrovie sono il grande buco nero del sud. È nella rete infrastrutturale che risiede la difficoltà del Mezzogiorno di crescere dal punto di vista economico. Raggiungere alcuni paesi della Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia è praticamente impossibile se non si ha l'automobile. L'alta velocità si ferma a Salerno e sulla dorsale ionica della Calabria corre ancora un trenino su un unico binario. Per non parlare della Salerno – Reggio Calabria: sono molti i premier ad essere caduti nella tentazione di annunciare il completamento dell'opera. Anche Renzi a maggio ha promesso: "ultimata nel 2016". Per ora di certo c'è solo la data dell'inizio dei lavori: 1964.

Mentre si sono spesi 350 milioni per la progettazione del Ponte sullo Stretto di Messina (che non si farà), in Calabria e in Sicilia negli ultimi mesi sono crollati i ponti di due importanti viadotti, dividendo a metà la regione con gravi ripercussioni sulla mobilità interna.

Le opere incompiute

In Italia ci sono 671 opere incompiute. A tracciare la lista è stato proprio il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e anche stavolta le regioni del centro sud sono quelle con più cantieri al palo. Nel Lazio se ne contano 82; in Basilicata 37; in Calabria 64; in Sardegna 68; in Puglia 59, in Sardegna 72. Della lista tracciata, più della metà degli scheletri si trova al sud. Come la diga Pappadai di Taranto iniziata nel 1984 e nel frattempo diventata una discarica.

I giovani

È mancato negli anni l'investimento sui giovani, sul lavoro, sulla formazione. Sembra di essere tornati agli anni '50. Nel Mezzogiorno la disoccupazione generale raggiunge il 20% e, per quanto riguarda gli under 24, tocca il 56%. L'anno scorso hanno lasciato il sud circa 20 mila giovani e la cosa più drammatica è che nessuno vi fa ritorno. Ad andare via sono soprattutto quelli con una formazione più alta. Un esodo che porta ad un progressivo invecchiamento della popolazione e alla sua riduzione. Il rapporto Svimez registra come nel Mezzogiorno il numero delle morti sia superiore a quello delle nascite.

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