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Salute

Tumori dell'occhio: il calo delle visite oftalmologiche minaccia la prevenzione

La neoplasia oculare più frequente nell'adulto è il melanoma uveale. Tra i fattori di rischio pelle ed occhi chiari. Fondamentale il tempismo nella diagnosi

L'epidemia da Sars-Cov2 ha messo sotto pressione il sistema sanitario e il timore di potere contrarre il virus sta minacciando il valore della prevenzione come principale arma verso molteplici patologie. Si preferisce rimandare i controlli e le visite, soprattutto se "non urgenti". Ne è un esempio il calo drastico delle prestazioni oftalmologiche che, già a novembre del 2020, ha registrato una diminuzione: 6 milioni di visite e 500mila interventi in meno, come sottolinea Matteo Piovella, presidente Soi, Società oftalmologica

italiana. La prevenzione della salute della vista al momento non viene vissuta come una priorità: spesso si tende a darla un po' per scontata, tanto che ci si reca dallo specialista, purtroppo, solo se si lamentano

disturbi nella visione. Eppure, i controlli periodici e la prevenzione rappresentano lo strumento più efficace che possediamo per trattare le patologie oculari che, nell'80% dei casi, la diagnosi precoce permette di guarire. Prevenire diventa ancora più importante per trattare alcune forme tumorali che possono attaccare l'occhio. Esse, fortunatamente, non sono molto comuni ma possono colpire tutte le tipologie di cellule che compongono i tessuti oculari.

Le forme tumorali dell'occhio

Le forme tumorali si classificano proprio in base alla regione dell'occhio da cui hanno origine- spiega il dottor Claudio Savaresi, Primario Unità Operativa Oftalmologia Policlinico San Marco – Zingonia (BG); Direttore C. B. V. Palazzo della Salute Istituto Clinico Sant'Ambrogio – Milano; Responsabile Scientifico VISTASystem Ophthalmology Research Center –Milano- si parla di tumori intraoculari, aventi origine nel globo oculare, di tumori orbitali per la regione dell'orbita e di tipo annessiali, cioè originatesi dagli annessi oculari. «La neoplasia più frequente nell'adulto è il melanoma uveale. Se ne stimano circa 400 casi all'anno in Italia, con un'incidenza pari a 6 per milione che necessitano di cure mirate. Al 90% prende origine dalla coroide e dal corpo ciliare, ma può formarsi anche dall'iride. Gli uomini risultano leggermente più colpiti, in termini percentuali, rispetto alle donne» afferma il professore.

I fattori di rischio

Esistono alcuni fattori di rischio, quali la pelle chiara e gli occhi chiari e alcune particolari condizioni ereditarie. Anche lavorare a stretto contatto con sostanze chimiche per tempo prolungato e senza le

adeguate precauzioni può essere fattore predisponente. Bisogna fare attenzione anche all'esposizione eccessiva al sole. Come precisa il dottor Savaresi, però, «il legame tra melanoma e radiazioni solari non è dimostrato, ma sappiamo per certo che proteggersi con occhiali da sole filtranti è certamente una buona norma per salvaguardare la salute generale dell'occhio. Inoltre, scegliendo lenti filtranti i raggi UVB e UVA, si protegge la zona che circonda gli occhi da eccessive radiazioni. Anche tale parte può essere colpita, infatti, da melanoma».

I campanelli d'allarme

Ma quali possono essere i campanelli d'allarme a cui fare attenzione? In realtà la sintomatologia non è specifica, ma comporta fastidi comuni ad altre patologie: «si può lamentare una vista offuscata o l'improvvisa perdita della stessa, nonché la comparsa di macchie nere nel campo visivo e lampi di luce. I sintomi specifici che indicano la presenza di melanoma includono, invece, macchie nell'iride, il cambiamento della dimensione o della forma della pupilla. Nei casi più avanzati addirittura si assiste ad un mutamento di posizione e movimento dell'occhio stesso. È importante sottolineare, però - continua il Professore - che molti fastidi possono essere sintomo di patologie molto meno gravi e facilmente risolvibili. Ad esempio, la presenza di punti neri nel campo visivo è caratteristica anche del processo di invecchiamento. L'unico modo per togliere ogni dubbio è affidarsi allo specialista».

La diagnosi

Il primo passo per la diagnosi della neoplasia è senza dubbio la visita oculistica che, in seguito alla conoscenza della sintomatologia che il paziente deve sempre far presente, si orienterà di conseguenza. In generale si controllano la visione, i movimenti oculari e l'andamento degli stessi, nonché il diametro dei vasi sanguigni all'esterno dell'occhio e la pressione sanguigna. «Naturalmente nell'eventualità ci fosse la necessità si può ricorrere ad ecografia, tomografia a coerenza ottica e alle varie forme di angiografia. È importante rassicurare i pazienti circa la non invasività degli esami: nel 90% dei casi gli accertamenti avvengono attraverso diagnostica per immagini del tutto non invasiva» rassicura il dottor Savaresi.

Trattamento e prevenzione

Nel caso in cui si evidenzi la presenza di una forma tumorale, il tempismo è fondamentale: se la diagnosi avviene precocemente si può propendere per interventi di tipo conservativo (circa il 70% dei casi),

senza dover ricorrere a misure estreme. «La visita oculistica dovrebbe essere un appuntamento almeno biennale: il problema che si evidenzia rispetto agli occhi è il fatto che si vada dall'oculista solo quando si avvertono problemi alla vista, invece sarebbe opportuno un controllo periodico» consiglia il professore. «Con l'epidemia da Covid19 si è registrato un drastico calo delle visite oculistiche. È importante rassicurare i pazienti da questo punto di vista: sono applicate severe norme di sicurezza sia negli ambulatori, che negli ospedali, in modo da garantire tranquillità al paziente, perché non debba rinunciare alla visita. La prevenzione rimane l'arma migliore nella lotta contro il cancro» conclude il professor Savaresi.

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