Una speranza di cura per il tumore al cervello
Una speranza di cura per il tumore al cervello
Salute

Una speranza di cura per il tumore al cervello

Ricercatori italiani della Columbia University hanno scoperto che cosa alimenta il glioblastoma

Tra i tumori al cervello è sicuramente quello più aggressivo: dopo una diagnosi di glioblastoma, la prognosi è quasi sempre infausta, e le cifre dicono che, in media, la sopravvivenza dei pazienti è intorno a 15 mesi. Ogni nuova scoperta, quindi, rappresenta un importante passo avanti nel capire i meccanismi biologici della malattia e le possibilità di trattarla in modo più efficace di quanto sia oggi possibile.

Un nuovo studio di ricercatori della Columbia University di New York, guidati da Antonio Iavarone e Anna Lasorella e pubblicato su Nature Cancer, ha scoperto che un quinto dei casi di glioblastoma è alimentato da mitocondri iperattivi (sono le centrali energetiche all'interno di ogni cellula). E potrebbe essere trattato con farmaci, alcuni già disponibili, altri sperimentali, che abbassano l'attività dei mitocondri e avrebbero quindi un potente effetto anti-tumorale.



Antonio Iavarone


Nella loro analisi, il cui obiettivo era classificare il glioblastoma, gli scienziati hanno visto che ne esistono quattro sottogruppi; e che in uno di questi (che ne rappresenta circa il 20 per cento), la crescita incontrollata delle cellule tumorali dipende da un surplus di energia prodotta dai mitocondri. L'implicazione della scoperta non è da poco: nel caso di tumori cerebrali mitocondriali, si potrebbero utilizzare farmaci che contrastano questa iperproduzione di energia. Un esempio di medicina personalizzata in base alla malattia del paziente, come spiega a Panorama Antonio Iavarone.

Nel vostro studio scrivete che esistono già farmaci che possono essere impiegati per ridurre questo eccesso di energia che viene dai mitocondri?

Esistono alcuni farmaci di largo uso come la metformina, un antidiabetico che ha un'azione anti-mitocondriale. Questi farmaci «classici», però, non sono altamente efficaci e soprattutto non hanno un meccanismo specifico, in quanto hanno anche altri effetti biologici.

Quindi ci sono molecole nuove allo studio?

Da pochi anni sono stati sintetizzati nuovi inibitori sperimentali: un farmaco noto come IACS-010759, per esempio, blocca un meccanismo della catena respiratoria mitocondriale. Nel nostro studio lo abbiamo usato con successo in studi preclinici contro il glioblastoma mitocondriale.

Che cosa cambierà in futuro per i malati di glioblastoma?

Il nostro studio fornisce la possibilità di selezionare, fra i pazienti con glioblastoma, quelli che hanno le maggiori possibilità di risposta clinica a questo farmaco.

Se una persona che riceve una diagnosi di glioblastoma, come fa a sapere se appartiene o no al tipo mitocondriale?

Al momento è necessario fare la sequenza dell'Rna per identificare l'attività dei meccanismi mitocondriali nel tumore. Stiamo lavorando per sviluppare metodi di identificazione più semplici, che si possano basare su pochi geni o proteine da analizzare facilmente.

I mitocondri sono alla base di altri tumori che non siano quelli al cervello?

Questo è uno dei follow-up dello studio. Al momento, stiamo lavorando sui dati di molti altri tumori aggressivi per capire se anche in questi esiste un sottotipo mitocondriale con le stesse caratteristiche.

Se così fosse, sarebbe possibile trattare con farmaci anti-mitocondri anche altri tipi di cancro?

Esattamente. Siamo convinti che il sottotipo mitocondriale esista in altri tipi di tumori, e stiamo applicando le stesse tecniche di indagine ad altri tumori maligni. I farmaci utilizzabili per curare il glioblastoma potrebbero essere efficaci nel sottotipo mitocondriale di altri tumori, per esempio il cancro del polmone.

Dall'analisi genetica dei tumori ci si aspettavano risultati maggiori, almeno come ricadute cliniche. Perché, a suo avviso, così non è stato?

Perché ha funzionato solo in pochi casi con mutazioni altamente specifiche. Come le fusioni geniche, tra cui la «fusion» FGFR3-TACC3 che abbiamo scoperto anni fa nel glioblastoma ma anche nella maggior parte degli altri tumori. Altre mutazioni però spesso non sono associate a precise caratteristiche biologiche e quindi l'attività terapeutica contro di loro non è prevedibile. In prospettiva, scopriremo che i tumori hanno in comune più di quanto non sia evidente solo esaminando le alterazioni dei loro geni. E potremo trattarli bloccando le caratteristiche biologiche che l'alimentano.

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