monitoraggio a distanza policlinico San Donato
Gruppo San Donato
Salute

Telecurarsi, mai stato così facile

La medicina a distanza, che in Italia era rimasta indietro rispetto agli standard più avanzati, ha avuto una decisa accelerazione durante il lockdown e la pandemia. Raggiungendo finalmente risultati di eccellenza, come dimostra l’esempio del Gruppo San Donato che a pazienti e medici offre una piattaforma digitale innovativa per diagnosi, visite e riabilitazione in remoto.

Mortalità per infarto triplicata, prime visite giù di oltre il 20 per cento e del 36 per quelle di controllo. Aderenza alle terapie - che in molti casi segna il discrimine tra salvarsi o no - più che dimezzata. Riduzione del 37 per cento delle prestazioni sanitarie, 13 milioni di visite specialistiche sospese, 500 mila gli interventi chirurgici rimandati e 4 milioni gli screening oncologici posticipati.

Sono solo alcuni dei dati che spiegano meglio di qualsiasi parola gli effetti del Covid-19 sull’assistenza sanitaria non direttamente legata alla pandemia. Di fronte all’impossibilità di seguire in modo adeguato tanti pazienti, la soluzione va cercata nella tanto citata, più a parole che nei fatti (almeno finora), telemedicina: ovvero la possibilità di curare pazienti a distanza, grazie al supporto della tecnologia.

Nel Recovery Plan sono stati previsti 7 miliardi di euro per la sanità, e di questi 1 miliardo è dedicato specificatamente a questo settore. «La telemedicina è entrata finalmente nell’agenda dei decisori politici, che hanno compreso quanto sia fondamentale per garantire la continuità di cure, anche a domicilio, e l’integrazione fra ospedale e territorio» afferma Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità. «L’accelerazione imposta dalla pandemia e dall’evoluzione normativa ha aumentato anche l’interesse e l’impiego della telemedicina. Se prima dell’emergenza il livello di utilizzo arrivava poco sopra il 10 per cento, durante l’emergenza è triplicato, superando il 30 per cento per molte applicazioni».

È proprio sulla telemedicina che ha deciso di puntare il Gruppo San Donato, leader della sanità italiana, con un fatturato 2020 che si attesta a 1 miliardo e 600 milioni di euro. Quasi 5 milioni i pazienti trattati ogni anno in 44 strutture (di cui 19 ospedali), per 5.178 posti letto, 18 mila collaboratori, di cui 5.800 medici.

Per restare ai numeri della pandemia, sono stati più di 13 mila i malati Covid curati tra il 2020 e il 2021, 90 posti creati in più in terapia intensiva, 707 lavori scientifici e oltre 300 mila dosi di vaccino inoculate in soli tre mesi.

Come spiega a Panorama l’ingegnere Elena Bottinelli, responsabile del Comitato innovazione, digitalizzazione e sostenibilità del Gruppo San Donato, «la pandemia ci ha messo di fronte a una situazione nuova ed eccezionale, alla quale abbiamo dovuto offrire risposte pronte e immediate. La telemedicina è da subito apparsa come una soluzione logica e imprescindibile. Siamo stati agevolati dal fatto che da circa un anno stavamo lavorando a due progetti innovativi legati alla telemedicina e all’intelligenza artificiale. Questo ci ha permesso di reagire in tempi rapidi».

Una conferma che la forza di gruppi come il San Donato, eccellenza della sanità italiana (riconosciuta anche a livello internazionale), si conferma soprattutto nelle difficoltà estreme. «A marzo 2020» prosegue Bottinelli «in leggero anticipo sui tempi previsti, siamo partiti con un’innovativa piattaforma di telemedicina: doveva iniziare, in condizioni normali, come una sorta di test pilota al San Raffaele di Milano, per un progetto più ampio e completo nel futuro prossimo, allargato a tutte le nostre strutture. Ma ha già dato i suoi primi interessanti frutti».

In pochi mesi la piattaforma del Gruppo San Donato (creata con l’aiuto di esperti di cybersecurity per garantire la sicurezza dei dati dei pazienti) ha visto iscriversi oltre 300 mila utenti e ha erogato 14 mila prestazioni, tra prime visite, follow up, second opinion e seconde visite - queste ultime, 4.237, sono le attività maggiormente fruite (www.grupposandonato.it/servizi-telemedicina-teleconsulto).

Il progetto era pensato, aggiunge Bottinelli, per far fronte anche alle esigenze del turismo sanitario, ossia i tanti pazienti che si rivolgono alle strutture di punta del gruppo, come il San Raffaele, provenendo da altre regioni (circa il 45 per cento). Su un fatturato di oltre 1 miliardo e 29 milioni di euro, 310 milioni circa vengono da servizi erogati a persone residenti in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Ma quali sono le specialità più richieste attraverso la telemedicina? Al primo posto ci sono quelle legate a psicologia e psichiatria, patologie che hanno avuto un grande incremento durante il lockdown e, in generale, pandemia. «Vogliamo precisare che noi consideriamo la telemedicina come una forma di sanità complementare a quella in presenza, non certo sostitutiva. Soprattutto nel caso della sfera psichica, dove il contatto diretto da parte del medico curante con il paziente è imprescindibile. La telemedicina ha un potenziale enorme, ma va governata con le competenze di chi si occupa di sanità» .

Per il futuro il gruppo sta pensando a rafforzare la telemedicina anche per quanto riguarda la riabilitazione, come si sta già facendo all’ospedale Galeazzi di Milano. Bisogna però superare, come ammette il professore Massimo Falconi, responsabile della chirurgia del pancreas dell’Irccs ospedale San Raffaele, un po’ di reticenza verso la tecnologia di una buona parte del corpo medico. «Io sono stato fra i primi ad accogliere con entusiasmo questo progetto, ma non tutti i la pensano come me. Sono convinto che questo sia un importante valore aggiunto per noi medici e per i pazienti che possono avere un responso entro 72 ore e in molti casi riescono a evitare sfiancanti viaggi della speranza per avere un consulto da uno specialista. Nel mio caso, circa il 70 per cento delle prestazioni sono fruite da pazienti in arrivo da fuori regione».

La piattaforma permette una accessibilità molto semplificata, con la possibilità di caricare immagini diagnostiche, reperti e documentazione sanitaria da sottoporre allo specialista indicato. Sono 66 le discipline distinte cui si può accedere in questo modo, con 508 medici attivi a disposizione.

Il servizio di telemedicina sarà presto disponibile anche in convenzione con il Servizio sanitario nazionale per i residenti lombardi, grazie alla collaborazione con Ats Milano e Regione Lombardia. Alcune categorie di pazienti, inoltre, possono già usufruire privatamente di questa modalità di prestazione a prezzi convenzionati; possibilità quest’utima prevista, per esempio, per alcune assicurazioni e per i tesserati Coop Lombardia, grazie a un accordo stipulato con la cooperativa.

«In tal modo abbiamo reso professionale e istituzionalizzato un servizio che molti di noi già facevamo in maniera rudimentale attraverso WhatsApp ed email» conclude Falconi. «Il Covid ha sicuramente avuto il merito - almeno questo - di accelerare un processo di cui si sentiva sempre più l’esigenza».

I più letti

avatar-icon

Vincenzo Caccioppoli