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Salute

Tre app che fanno la differenza per i malati di tumore e gli obesi

Create in pandemia da Johnson & Johnson Medical Italia, aiutano pazienti e medici ad affrontare al meglio il percorso di cura. Anche dopo il Covid

Al servizio e al fianco dei pazienti, soprattutto nei momenti più difficili. È questa la mission di Johnson & Johnson Medical Italia, che ha appena presentato tre nuove app dedicate ai malati, a chi cerca di risollevarsi dopo il cancro e a chi lotta contro l'obesità patologica.In tempi di pandemia, riuscire ad avere in mano un mezzo per comunicare con le strutture ospedaliere, per tranquillizzarsi rispetto ai sintomi e al decorso post-operatorio è quel qualcosa in più che avvicina il mondo della tecnologia sanitaria al paziente, provato da mesi di sofferenze.

Le tre App, sviluppate durante la prima ondata Covid grazie a una stretta collaborazione tra Johnson & Johnson, chirurghi, operatori sanitari e associazioni dei pazienti, rappresentano soluzioni digitali all'avanguardia per supportare i medici nel seguire i malati che, a causa del rischio di contagio, hanno difficoltà ad accedere agli ospedali: «La pandemia ci ha dimostrato in maniera molto chiara» spiega Silvia De Dominicis, Presidente e Ad di J&J Medical Italia Spa «che l'ospedale non può più essere l'unico luogo di cura, occorre sviluppare tecnologie adatte a garantire un buon livello di assistenza anche a distanza, sia prima che dopo il trattamento chirurgico, con notevoli benefici per i pazienti e il sistema sanitario. Già all'inizio della pandemia, noi come Johnson & Johnson ci siamo chiesti come potessimo essere d'aiuto, non solo tramite donazioni e supporto logistico, ma a livello tecnologico-sanitario».J&J ha quindi iniziato a lavorare sull'integrazione dei sistemi di cura «fisici» con l'assistenza a distanza, grazie allo sviluppo della Sanità digitale e delle Telemedicina.


Silvia De Dominicis


«Le tre App appena rilasciate sono il frutto di quei mesi di studio e lavoro, portati avanti a strettissimo contatto con i clinici e con le associazioni dei pazienti» aggiunge De Dominicis. Al momento, quelle implementate da J&J sono tre: Butterfly, per i pazienti affetti da obesità, con il duplice contributo di Alessandro Giovanelli, Direttore dell'Istituto Nazionale per la Cura dell'Obesità (INCO) presso l'IRCCS Policlinico San Donato di Milano, e Marco Raffaelli, Direttore dell'Unità operativa complessa di Chirurgia Endocrina e Metabolica presso il Policlinico Gemelli. COLORJourney per i pazienti con tumore del colon-retto, grazie al contributo di Antonino Spinelli, Responsabile di Unità Operativa di Chirurgia del Colon e del Retto presso l'IRCCS Humanitas; MyPancreas (Monitor your Pancreas) per i malati di cancro al pancreas, con il contributo di Sergio Alfieri Direttore del Centro di chirurgia del Pancreas del Policlinico Gemelli.

Ogni App ha contenuti e obiettivi diversi, facilmente modulabili per adattarsi alle esigenze dei pazienti delle diverse aree, ma con un obiettivo comune: far sentire al paziente la vicinanza del medico e della struttura di cura: «A parte le difficoltà ad accedere agli ospedali per la paura del contagio» spiega De Dominicis «o perché molti reparti erano inaccessibili in quanto riconvertiti o chiusi, nei mesi del lockdown i pazienti hanno sofferto per la mancanza del contatto umano con i medici. Il Covid non ha purtroppo spazzato via tutte le patologie croniche e acute che affliggono la popolazione. Lo scopo di queste app è non lasciare indietro nessuno. Abbiamo cercato una soluzione che va al di là dell'impiego durante l'emergenza pandemica e che dia ai pazienti la possibilità di usare da oggi in poi la tecnologia per essere curati a casa e recarsi in ospedale solo quando necessario».

Le tre app sono state sviluppate con i clinici sulla base di protocolli di cura affinché i pazienti possano rispondere alle domande e ai suggerimenti dell'equipe in maniera; i medici a loro volta, in base ai feedback ricevuti, aiutano il malato lungo il percorso di cura da seguire prima e dopo l'intervento chirurgico, e favorire una rapida ripresa. «L'app COLORJourney, pensata per chi ha un tumore del colon-retto, ci permette innanzitutto di aiutare il paziente nel difficile momento dell'attesa dell'intervento» dice Antonino Spinelli, responsabile di Unità Operativa di Chirurgia del Colon e del Retto presso l'IRCCS Humanitas di Milano. «Attesa che durante il Covid si è spesso dilatata, spesso vissuta dai malati come "tempo perso". Grazie all'app siamo riusciti a trasformarla in "tempo utile" per accompagnare il paziente verso l'intervento nelle migliori condizioni possibili».

Per esempio, con consigli utili per una dieta che consenta di prendere peso, dato che spesso i malati arrivano all'intervento con un forte sottopeso dovuto alla malattia. Inoltre la app, attraverso un algoritmo, pone al paziente tutta una serie di domande che possono far scattare un campanello di allarme consentendo ai medici di intervenire tempestivamente.

Il collegamento prosegue anche nel periodo di post-intervento fino alla conclusione del follow-up, permettendo all'ospedale di raccogliere preziose informazioni sull'evoluzione della malattia.Anche per caso del tumore al pancreas, l'app contribuisce a una migliore gestione di pazienti alla prese con una patologia molto complessa: «Fronteggiare le diagnosi di tumore al pancreas durante la pandemia» spiega Sergio Alfieri, Direttore del Centro di chirurgia del Pancreas del Policlinico Gemelli «è stato molto difficile, anche perché tanti ospedali erano chiusi e non riuscivano nemmeno a rispondere al telefono ai pazienti in attesa dell'operazione. Il centro che dirigo è sempre rimasto operativo, ma ci siamo trovati davanti a una mole di lavoro incredibile, con una fortissima pressione: siamo però riusciti ad accogliere i pazienti che arrivavano da ogni parte d'Italia e ad assisterli al meglio.

L'idea dell'App era nata già prima della pandemia, legata al fatto che il tumore del pancreas è una patologia aggressiva, che necessita di grande assistenza, sia prima dell'operazione che durante la degenza che dopo le dimissioni. Il supporto della tecnologia è prezioso per favorire quell'approccio multidisciplinare che ci consente un monitoraggio da remoto davvero a 360 gradi».

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