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(Ansa)
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Salute

Solo lo 0,3% di chi è guarito dal Covid si reinfetta

Uno studio effettuato in Lombardia conferma come per un anno le difese immunitarie sono più forti persino del vaccino

Sono stati pubblicati su Jama (Journal of the American Medical Association) i risultati di una ricerca sulle reinfezioni da Covid-19 in Lombardia a distanza di un anno dalla prima ondata (da Febbraio a Luglio 2020). Quello che è emerso è che i pazienti che sono guariti dal Covid si infettano molto raramente e, in ogni caso, hanno un rischio di reinfezione più basso di chi non si è mai infettato.

L'importanza di questo risultato è enorme in quanto aiuterà a ottimizzare i programmi di vaccinazione e le altre politiche sulla prevenzione per il Covid-19. I pazienti nel campione studiato dai ricercatori avevano un'età tra i 40 e i 78 anni ed erano geograficamente distribuiti prevalentemente attorno all'area di Legnano. Su 1579 pazienti che si erano infettati, nel periodo di osservazione di circa un anno se ne reinfettavano solo cinque (lo 0,3%) e solo uno di questi (lo 0,006%) veniva ricoverato. Di contro, dei 13496 pazienti inizialmente mai infettati erano 528 quelli che si infettavano nel periodo di osservazione. Il risultato era quindi una significativa differenza di incidenza.

Se ne desume che l'immunità naturale al Covid conferita dall'infezione fornisce un effetto protettivo che dura almeno un anno ed è dunque simile a quella fornita dai vaccini, come riportano numerosi studi. Bisogna però tenere presente che il periodo di osservazione del campione è terminato prima del diffondersi delle varianti. Per questo i ricercatori precisano che non è noto se e quanto l'immunità naturale protegga dalle varianti.

Però, secondo un recente studio di Public Health England, un'agenzia del Dipartimento della Salute del Regno Unito, i vaccini Pfizer e AstraZeneca avrebbero un livello di efficacia molto alta contro la variante indiana dopo due dosi. Inoltre, due iniezioni dell'uno o dell'altro di questi due vaccini conferiscono un livello di protezione abbastanza simile a quello contro la variante inglese.

Nel dettaglio, quello che emergeva da quest'ultimo studio era che sia il vaccino Pfizer sia quello AstraZeneca erano entrambi efficaci al 33 per cento contro la variante inglese tre settimane dopo la prima dose e 50 per cento contro la variante indiana. Bisogna notare che, se uno avesse consideratoinvece il rischio di ricovero in ospedale, allora queste percentuali sarebbero state probabilmente più alte.

Infine, due settimane dopo la seconda dose il vaccino Pfizer era efficace all'88 per cento per fermare la malattia sintomatica causata dalla variante indiana contro il 93 per cento dell'efficacia contro la variante inglese.

La differenza di efficacia tra i due vaccini dopo due dosi potrebbe derivare dalla differenza di tempo tra la prima e la seconda dose che è intercorsa nel caso di AstraZeneca. Altri studi mostrano infatti che il vaccino AstraZeneca impiega più tempo a raggiungere l'efficacia rispetto al vaccino Pfizer. Quanto

La situazione attuale conferma i risultati di questi studi. La variante indiana è ora dominante nel Regno Unito con casi riguardanti soprattutto individui molto giovani non ancora vaccinati e in misure minore individui che hanno già avuto solo una dose del vaccino. Ancora da verificare se cresceranno i ricoveri.

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