La rivoluzione del fast food inizia da Burger King
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La rivoluzione del fast food inizia da Burger King

La catena è la prima in Italia ad aver annunciato di aver eliminato coloranti, conservanti e aromi artificiali dai loro prodotti. L'ad Alessandro Lazzaroni: «La sostenibilità è la nostra cultura»

Burger King è la prima catena di ristorazione veloce in Italia a decidere di eliminare conservanti, coloranti e aromi di origine artificiale da tutti i suoi menù. Una scelta importante, voluta per migliorare la qualità dei prodotti offerti e renderli ancora più genuini. Una scelta che fa anche parte di un piano di sostenibilità più ampio, in linea con il percorso di selezione di materie prime di qualità e fortemente legate al territorio italiano, oltre a un’importante riduzione nelle emissioni di Co2 entro i prossimi anni.

«Siamo orgogliosi di essere il primo grande player della ristorazione veloce internazionale a compiere questo passo, che in realtà rappresenta per noi quasi un naturale sviluppo del percorso già intrapreso in termini di innovazione e sostenibilità» ha raccontato il general manager di Burger King Restaurants Italia, Alessandro Lazzaroni a Panorama.

Alessandro Lazzaroni

Quali sono i motivi che vi hanno spinto a decidere di eliminare conservanti, coloranti e aromi di origine artificiali dai vostri prodotti?

Questa decisione arriva dopo un lungo percorso. Un percorso che si colloca all’interno di una missione più grande, ovvero produrre prodotti genuini, sani e gustosi. Il nostro obiettivo è dare al cliente un prodotto sempre migliore. La decisione di eliminare conservanti, coloranti e aromi artificiali non è stata semplice, è stato un impegno che proprio dal punto di vista tecnico ci ha richiesto anni. Il confronto con i nostri fornitori è stato lungo e, alla fine, ci ha portato a togliere ingredienti e aggiungerne altri, diventando così la prima catena fast food in Italia a poter fare un annuncio simile.

Questa importante decisione arriva a ridosso della collaborazione con Fileni. Come si sta evolvendo il prodotto Burger King?

Quando si parla di Fileni si parla di prodotti genuini e di alta qualità. Questa collaborazione è una logica conseguenza del percorso che abbiamo intrapreso negli ultimi anni. Siamo andati a scegliere un fornitore che condividesse i nostri obiettivi e la nostra filosofia, sempre con la mente rivolta verso il nostro cliente, per offrirgli il meglio possibile.

Il legame della catena con il territorio italiano e le sue eccellenze sembra ormai indissolubile. Cosa c’è dietro questa strategia di mercato? Per gli italiani che valore ha l’utilizzo di materie prime di qualità quali il Parmigiano Reggiano Dop o lo Speck IGP?

Siamo una società che lavora in Italia e che assume milioni di lavoratori qui in Italia. Non c’è niente di più importante che collaborare sul territorio ed essere presente nel territorio. La piattaforma prodotti di “Italian king” nasce proprio con l’obiettivo di promuovere le numerose eccellenze italiane. L’ n’duja di Spiliga, un comune di pochi abitanti, è stata, ad esempio, una scelta interessante. Si può dire che siamo andati a scovare l’eccellenza. Offriamo prodotti eccezionali, lavorando con i migliori produttori. Per continuare la nostra collaborazione, prima di Natale debutterà un nuovo Italian King, anche perché il periodo di Natale è molto importante per la nostra realtà. Cosa c’è di meglio che fare una sosta da Burger King con tutta la famiglia dopo aver acquistato i regali?

Il burger 100% vegetale sta facendo molto parlare in questi giorni. Come si evolverà nei prossimi anni la vostra offerta plant-based?

Ci rivolgiamo a clienti flexitariani, sia a tutti i clienti che cercano le novità. Siamo stati i primi a voler entrare in questo segmento di mercato e vogliamo che questo tipo di prodotto diventi una costante nei nostri menù. Anzi, quello che vogliamo fare è creare un menù plant-based completo. Si tratta anche una scelta sostenibile (i prodotti plant-based come la carne vegetale permettono di ridurre del 90% la produzione di Co2), oltre che spinta dall’offerta. Abbiamo notato che il numero di clienti interessati a questo tipo di prodotti è in continuo aumento. Abbiamo anche creato un contest in cui abbiamo “sfidato” i nostri clienti ad assaggiare due diversi tipi di nuggets e capire quali fossero plant-based. In moltissimi non sono riusciti a notare la differenza.

Come si sposano queste iniziative con il mercato? Scegliere prodotti di qualità maggiore porterà a un aumento dei prezzi per il consumatore finale?

Assolutamente no. Il nostro obiettivo è acquisire nuovi clienti e clienti fedeli. Per farlo siamo anche disposti a perdere qualche centesimo. Quello che ci interessa al momento è offrire il meglio.

Quali sono i vostri obiettivi in tema di sostenibilità?

Vogliamo essere una società sempre più sostenibile e vogliamo farlo a 360 gradi. In alcuni ambiti siamo già all’avanguardia. Il 65% dei dipendenti sono donne. Abbiamo dipendenti che provengono da 65 nazioni del mondo. Non esistono disparità di salario in Burger King Italia. Detto questo ci sono altri aspetti che richiedono più tempo. Nel 2019, ad esempio, abbiamo eliminato completamente l’utilizzo di plastica. Si parla di 230 punti vendita, milioni di cannucce e milioni di tappi. Siamo però consapevoli che la sostenibilità è fatta di piccole attività che però nel lungo periodo fanno la differenza. Vorrei dire che la sostenibilità è sempre più la cultura della nostra aziende e all’interno dei nostri budget abbiamo interi capitoli dedicati al tema. Uno degli obiettivi che ci siamo posti è ridurre le emissioni del 50% entro il 2030, ma non è certo una decisione semplice da attuare. Dobbiamo condividere i nostri obiettivi non solo con la nostra rete vendita, ma anche con i nostri fornitori. Ci vuole tempo per allineare tutta la catena di lavoro. Una volta che si accetta che ci vuole tempo però, tutto quello che serve è la responsabilità. Non vogliamo mentire o fare grandi promesse, ma quello che possiamo dire è che ogni giorno siamo al lavoro per essere un attore resposansabile.

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Mariella Baroli