Quote rosa bocciate, ed è guerra (all'Italicum)
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Quote rosa bocciate, ed è guerra (all'Italicum)

Respinti tutti gli emendamenti per la parità nella legge elettorale: è caos nel Pd  - L'opinione

L’Italicum va. Il patto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi pur alle prese con un percorso accidentato continua a reggere. L’ultimo assalto, quello più insidioso, è stato respinto.

E’ stato paradossalmente quello portato avanti dagli emendamenti sulla parità di genere, tra uomo e donna. Questione sacrosanta, che ha trovato consensi trasversali. Ma piazzata un po’ a sorpresa nel bel mezzo della partita sulla riforma della legge elettorale, secondo i maligni, con la vera intenzione di mettere i bastoni tra le ruote del treno in corsa.

La vicenda non a caso è iniziata nel Pd, ala bersaniana, quella che aveva disseminato fin dall’inizio di mine il percorso dell’Italicum disegnato dal patto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

L’emendamento dal quale era partita la battaglia non a caso era della deputata Roberta Agostini, della minoranza Pd, quella che vede il premier-segretario nella migliore delle ipotesi come una sorta di estraneo, un marziano. Non è un caso che nessuna delle deputate renziane abbia firmato i tre emendamenti. La questione della parità di genere nelle liste e nei collegi è questione talmente importante e seria che se piazzata praticamente quasi nel finale di partita alla Camera non poteva che generare sospetti su secondi fini. Dice un deputato pd, sotto anonimato: “Io ho votato a favore della parità, ma è evidente che un pressing di questa natura è sospetto, è chiaro che qui qualcuno soprattutto nel Pd voleva rompere le scatole a Matteo”.

A favore degli emendamenti si sono schierati anche deputati e deputate, con in testa Stefania Prestigiacomo, da sempre in prima fila nella battaglia per le pari opportunità, a favore anche la deputata azzurra Renata Polverini e con loro anche Francesco Saverio Romano e altri in nome di una questione di principio. Ma l’”agguato” a Renzi e all’Italicum veniva quasi tutto dal Pd.

Se fosse passata la parità di genere infatti, come rivela il deputato di Ncd Sergio Pizzolante, “sarebbero saltati tutti gli equilibri politici all’interno dei partiti e di conseguenza si sarebbero riversati sulla legge elettorale”. E’ chiaro che Ncd e altri partiti minori sarebbero tornati all’assalto della diligenza con altre richieste su soglie, sbarramenti e preferenze e “al Senato si sarebbe visto un film contro l’Italicum”.

Per impedire l’assalto Renzi ha lasciato di libertà di voto al Pd e la stessa cosa ha fatto Berlusconi con Forza Italia. La faccenda insomma è stata lasciata alla libertà di coscienza del parlamento. Un centinaio di deputati pd ha votato contro, così il grosso degli azzurri in una Camera, dove gran parte delle deputate erano vestite di bianco.

Con una giacca bianca da domatore di circo si è vestito in segno di polemica nei confronti della parità nelle liste il leghista Bonanno. “Quello è un pirla!”, ha sbraitato Umberto Bossi contro il deputato piemontese non nuovo a queste sceneggiate.

Deluso il pd lettiano Francesco Boccia a favore degli emendamenti bocciati uno dietro l’altro: “L’asse Firenze-Arcore tiene, vedrete l’Italicum che a me non piace affatto pur con difficoltà passerà anche al Senato. Sono sempre più convinto che alla Camera si voterà con la nuova legge e al Senato con il Consultellum”. La riforma infatti funzionerà  solo per la Camera, perché si dà già per scontato che il Senato sarà trasformato. Ma i dubbi che la riforma di Palazzo Madama modificato in Camera delle autonomie si faccia in questa legislatura aumentano. In molti anche nel Pd, e forse lo stesso Renzi, vedono le urne ormai non più come una meta lontanissima.

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