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Il Rosatellum, il sistema elettorale che è già da cambiare

Tutti i partiti sono concordi nel pensare che il primo atto della nuova legislatura sarà la riforma elettorale. E si ricomincia da capo

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Sara Dellabella

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A chi conviene il Rosatellum? Neanche i partiti che lo hanno votato oggi sembrano amarlo più di tanto. Matteo Renzi presentando le liste venerdì notte ha sbottato: “che sistema complicato”. Proprio lui che è il capo di quel partito che ha imposto 4 voti di fiducia alla legge, sdoganando le proteste e i ricorsi.

Su questo punto, ieri, il tribunale civile di Firenze, con ordinanza del giudice Giuseppina Guttadauro, ha respinto come "inammissibile", per mancanza dei requisiti di "urgenza e di strumentalità cautelare", il ricorso presentato contro il Rosatellum bis dal deputato Massimo Artini (ex M5S ora Alternativa Libera). Di fatto è un 'via libera' alla nuova legge elettorale.

A chi conviene 

Sicuramente il Rosatellum non danneggia i piccoli partiti come quello di Emma Bonino e di Beatrice Lorenzin, che sono riusciti ad entrare sotto l’ala del PD. Con questa legge elettorale si privilegiano le coalizioni e si sa che in questo contesto i piccoli diventano l’ago della bilancia, con ruoli inversamente proporzionali al loro peso elettorale.

Mentre, il Movimento 5 stelle paga pesantemente questo sistema. Loro rinnegano ogni tipo di “ammucchiata” e stando a quanto va dichiarando Luigi Di Maio, il giorno dopo le elezioni chiederanno ai partiti il voto sul loro programma, ma senza cedere alcuna poltrona di governo. Questo è il sogno grillino. Invece probabilmente il Movimento sarà quello più eletto, ma senza capacità di governo, che passerà a forze numericamente inferiori ma in grado di allearsi. Anche dividendosi le poltrone.

Se nei partiti lo scenario è abbastanza chiaro, nel Pd la nebbia è ancora fitta. È secondo in termini numerici, ma è quello che ha più difficoltà a trovare alleati. La drammatica composizione delle liste in totale disaccordo con le minoranze interne, mostra chiaramente quanto Renzi sia lontano dalla sinistra, tanto da voler affossare anche quella che ancora vive al Nazareno.

Uno scenario che rende sempre più lontana un’ipotesi di ricucitura con i bersaniani che oggi sono in Leu. Inoltre, c’è poco da gioire se Romano Prodi, dopo mesi di attacchi a distanza, ha ripiantato la tenda vicino al PD. Numericamente l’appoggio del Professore non è mai stato determinante, neppure per il referendum del 4 dicembre.

Recuperare gli indecisi

Gli ultimi sondaggi danno il 14 per cento degli intervistati come “indecisi”. È un piccolo partito su cui i partiti si giocano la possibilità di andare a governare. Contrariamente agli astenuti, questi elettori alle urne andranno, ma ancora non hanno deciso dove mettere il segno.

Il Rosatellum, come il Porcellum, prevede delle liste bloccate nel sistema proporzionale. Si tratta di liste più brevi rispetto a quelle previste dalla legge di Roberto Calderoli, ma che allo stesso modo negano all'elettore di scegliere il proprio rappresentante. Tanto più che questa volta il Pd ha anche rinunciato alle parlamentarie di partito che alle scorse elezioni avevano consentito agli iscritti di votare i candidati. Stavolta la composizione delle liste è stata delegata ad un piccolo conclave di fedelissimi.

Solo il Movimento 5 stelle ha messo in piedi, seppure con qualche polemica, le parlamentarie lasciando parte della selezione ai propri iscritti.

Il risultato è che a poche settimane dal voto i partiti sono concordi sulla necessità di rivedere questa legge elettorale. Con il risultato che la prossima legislatura inizierà esattamente dallo stesso punto da cui era iniziata la scorsa e con il paradosso che se si dovesse tornare alle urne nel giro di pochi mesi, per l’incapacità dei partiti di formare un governo, sarebbe sempre il Rosatellum a dettare le regole.

Si ricomincia da capo come se nulla fosse accaduto.

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