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Politica

Giustizia, la riforma inevitabile di Nordio

Il Guardasigilli riscrive le norme, attirandosi le solite critiche di sinistra e magistrati. Il metodo scelto dal governo di non cedere alle pressioni è, però, l'unica via per rispettare la democrazia

Come per uno scherzo del destino, a poche ore dai funerali di Silvio Berlusconi, la vita pubblica è ancora animata dallo scontro sulla giustizia, riacceso dall'arrivo in Consiglio dei Ministri di quella riforma a lungo osteggiata, e oggi ancora bersagliata di critiche da parte di esponenti della magistratura. A rispondere a queste critiche, ci ha pensato il Guardasigilli Nordio, ex pm che partecipò indossando la toga a Mani Pulite, cercando di far luce sul mondo delle coop rosse. Da sempre granitico liberale, Nordio non è mai stato uso a compromessi, né sui principi né sulle azioni quotidiane. Ora da ministro si incarica – forse anche nel nome di Berlusconi – di fissare alcuni paletti fondamentali.

Punto primo: il metodo. Dice Nordio: la magistratura non dovrebbe criticare le leggi, così come il governo non dovrebbe criticare le sentenze. E’ una delle basi della democrazia, sebbene nei decenni scorsi questo fondamento abbia vacillato. Dunque non esiste che la politica ceda alle pressioni delle toghe sul processo legislativo, così come avvenuto in passato. L’associazione nazionale magistrati sostiene che il governo “ci sta allontanando dalla Costituzione”? Il Ministro lascia intendere che non sono le toghe a dover giudicare le leggi, non sono loro i guardiani della democrazia, anzi, troppo spesso, nei loro eccessi, sono stati proprio alcuni magistrati ad aver rotto l’equilibrio costituzionale.

Punto numero due, lo stop all’abuso d’ufficio, che spesso paralizza i sindaci quando si trovano a firmare carte che potrebbero infilarli nei guai. “Il reato di abuso d'ufficio – afferma Nordio - è una fattispecie così evanescente, così carica di conseguenze dannose che, nonostante fosse stato mutato varie volte, ha sempre portato conseguenze perniciose”.

Punto numero tre: le intercettazioni. La disciplina verrà modificata con provvedimenti successivi, ma intanto oggi si stabilisce un concetto fondamentale: le intercettazioni non possono ferire “la dignità e dell'onore delle persone che vengono coinvolte senza saperlo e senza essere interessate nelle intercettazioni telefoniche". Nonostante le polemiche, è un fatto assodato che questo delicato strumento di indagine sia stato esercitato senza regole, contando sull’appoggio più meno tacito di certa stampa. A prescindere dalle appartenenze politiche, è di tutta evidenza che sbattere il mostro in prima pagina, tirando dentro anche persone estranee alle indagini, sia stata troppe volte una pratica patologica di questo Paese. Una pratica che necessità, evidentemente, di essere riformata.

Ovviamente, ogni riforma dovrà essere giudicata non solo sulle linee generali, ma anche sulle norme puntuali e sull’applicazione concreta. E vedremo se il Guardasigilli saprà essere all’altezza del suo nome. Intanto però registriamo un salutare cambio di filosofia, quello che Nordio chiama “la scommessa garantista”: enfatizzare la presunzione di innocenza, tutelare il cittadino prima del processo, evitare la gogna mediatica nel rispetto della libertà di stampa. Nessuno può negare che questa scommessa sia sacrosanta. Se andrà in porto, non vincerà il governo, ma vinceremo tutti.

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Federico Novella