pd bollette gonfiate
(Ansa)
Politica

Il Pd ci ha gonfiato le bollette per dieci anni

Una sentenza della Corte dell’Unione dichiara illegittimi i certificati verdi imposti da Bersani nel 1999 anche a chi importava energia. Una gabella da miliardi che poi veniva riversata sulle utenze degli italiani. Saremo risarciti rispetto a quanto abbiamo pagato in più?

Se borbottate perché le bollette elettriche sono alle stelle, dovete prendervela col Pd e i suoi sodàli. Dovrei dire coi Verdi, ma i Verdi contano quanto il due di picche quando la briscola è a denari, e il loro fastidioso abbaiare è più che altro un pigolìo. Dovete prendervela, allora, con chi gli dà corda: il Pd, appunto. Per la questione in parola, con Pier Luigi Bersani, che quando era ministro tanti mali addusse agli italiani. Con decreto ministeriale del 16 marzo 1999 introduceva, da un lato, i cosiddetti certificati verdi, titoli elargiti gratuitamente dal gestore del sistema elettrico (Gse) a chiunque producesse elettricità eolica e fotovoltaica – cioè elettricità da tecnologie farlocche; e, dall’altro, l’obbligo, per chiunque avesse prodotto energia elettrica, che almeno il 2% (minimo che col tempo aumentò) fosse da quelle farlocche tecnologie. L’obbligo poteva essere ottemperato anche solo acquistando i cosiddetti certificati verdi (detenuti dai produttori d’elettricità farlocca): cioè non interessava il (presunto, molto presunto) beneficio verde all’ambiente, ma interessava il beneficio verde del denaro. Naturalmente i produttori penalizzati che acquistavano quei certificati si rivalevano sull’utente, cioè su voi che borbottate.

Quella sorta di gabella (che qualcuno chiama pizzo ma che io chiamerò gabella) veniva applicato anche agli importatori di elettricità. Il decreto Bersani imponeva a costoro di produrre dei certificati che dimostrassero che l’energia importata fosse stata prodotta da fonti rinnovabili. Questa elettricità veniva così contabilizzata come se fosse stata prodotta in Italia. I produttori d’elettricità farlocca aderirono all’iniziativa, facendo pagare a caro prezzo questi certificati-verdi, ma l’unica cosa di verde in tutte queste operazioni era, ancora una volta, l’interno delle tasche degli italiani, sui quali gli importatori si rifacevano. In realtà non era necessario alcun certificato verde per gli importatori, perché la Borsa di Parigi, ove essi acquistavano, garantisce già il mix elettrico congruente con gli obiettivi europei all’ambiente benèfici (o, meglio, presunti tali).


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Franco Battaglia